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Quarantena: la vita fra normalità e presunti “eroismi”

O Woman Home Alone Facebook

Dietro i cuscini in trincea, un respiro profondo prima di mirare e sparare col telecomando, il bollettino delle vittime trasmesso dalla propria pagina social, il senso di libertà durante la pausa dai bombardamenti di notizie quando è il momento di gettare la spazzatura. Nell’isolamento italiano c’è anche il “lavoro intelligente” disturbato dal volume esplosivo di una pubblicità. C’è la preparazione ad affrontare il nemico col carrello diligentemente in fila. Gli eroi italiani della “quarantena” – altro termine sdoganato – sono esattamente come gli eroi nel Cinema: finzione.

Eroi in guerra

«La guerra sarà lunga», «siamo in guerra», sono solo alcuni degli statement che si leggono e si ascoltano da giorni praticamente ovunque. Il coronavirus ha portato il Governo italiano a rinchiudere, per quanto possibile, le persone in casa, sanzionandole severamente per ogni uscita “non necessaria”. In una democrazia queste azioni stringenti, che costituiscono non solo buon senso ma ordinaria amministrazione in una situazione estremamente preoccupante, rendono i cittadini automaticamente eroici. Ma quale «guerra»! Quali «eroi»!

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Il “sacrificio” degli eroi in casa

Il sacrificio e l’isolamento in casa, lontani da negozi, bar e pub diventa eroico. Il week-end in casa – per alcuni già casalingo da tempo immemore – è un supplizio da sopportare, senza tutte quelle foto, senza tutte quelle serate speciali e indimenticabili fissate per sempre – e dimenticate nel telefono. Convivere col proprio compagno o restare in casa con la moglie erano sfide che non avevamo avuto l’occasione di affrontare davvero appieno. Tutto il tempo a doversi inventare giochi o a doversi reinventare per i bambini è perfino troppo. Bisogna aprire la finestra, prendere aria, uscire in balcone, partecipare ai flashmob liberatori, portare il cane fuori dieci volte al giorno.

Puppy Walk Pet Dogs

Pare proprio che la viralità debba giocare un ruolo chiave per combattere il virus. L’interconnessione costante e ricchissima è ancora più centrale, più per coltivare insieme il desiderio di rivedersi fuori a festeggiare che per condividere le ennesime scenette e i “nuovi eroismi”. E così alcune centinaia di persone possono essere – algoritmo alla mano – autori di un pensiero comune: quelli del #iorestoacasa diventano un decreto, gli altri del #distantimavicini riassumono il sentimento popolare e #milanononsiferma è il (fu) manifesto di una città che si “muove”, così tanto che scappa in massa nella corsa contro il tempo all’ultimo treno per il Meridione. Un frecciarossa sulle zone rosse: sembra il titolo di un film d’azione, e invece è un disastro amplificato a opera di “profughi eroi”.

Chi piange oggi le vittime…

Come in guerra, gli orrori restano sulle vittime e sui familiari delle vittime. In Italia, ad oggi, ci sono oltre mille famiglie che non possono piangere i propri cari defunti, e altre migliaia che non possono stare vicino ai malati sofferenti, se non con lettere e disegnini, messaggi di amore e speranza.

…non deve piangere anche domani!

Qualche interrogativo inquietante: come per la guerra, la memoria collettiva dimenticherà cosa significa davvero la paura adagiandosi su «eroismi di plastica»? Se abbiamo compreso le minacce alla nostra vita sociale e umana, saremo ancora disposti a farci destabilizzare dallo “spauracchio”, che sia il povero, lo straniero, il cinese, il migrante o il rifugiato? E dopo che #andràtuttobene (perché sì, ce la faremo e saremo più forti e più «comunità» di prima!) accetteremo ancora che si continui a rimandare l’attenzione per il nostro futuro e per le istituzioni che ci tengono letteralmente e intellettualmente in vita barattandola con qualche rapida riforma-slogan?

Copertina https://mylifemywaymydestinyquotes.blogspot.com

Quarantena: la vita fra normalità e presunti “eroismi” ultima modifica: 2020-03-18T14:49:07+01:00 da Daniele Monteleone
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