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Coronavirus, a Palermo ti combattiamo con l’ospitalità

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L’ospitalità, nell’antica Grecia, era un valore sacro. Lo sapeva bene Penelope, moglie di Ulisse, che non osò mai scacciare gli odiosi Proci dalla sua dimora, così come lo sapevano il re dei Feaci, Alcinoo, e la giovane figlia Nausicaa, che accolsero tra le loro braccia lo sporco naufrago. La Sicilia, che a partire dal VIII secolo a.C. è entrata in contatto con quel nobile popolo, sembra avere ereditato, più di qualunque altra terra, questo spirito. E Palermo, in questi giorni trovatasi a combattere contro lo spettro del Coronavirus, lo ha ampiamente dimostrato.

Il Coronavirus è arrivato a Palermo

Una settimana fa il Coronavirus, attraverso una turista bergamasca in vacanza, è atterrato a Palermo. La notizia del contagio è arrivata in una domenica soleggiata, quando la comitiva proveniente dalla zona “gialla” avrebbe voluto continuare a visitare la nostra splendida terra. La corsa in ospedale della donna, la pronta esposizione di tutti al test e la dovuta quarantena hanno rovinato i piani al gruppo, partito poco prima che scoppiasse l’epidemia al Nord.

Il primo caso di Coronavirus, a Palermo, ha generato panico e, a tratti, un po’ di rabbia. La Sicilia, i bergamaschi infetti, non li voleva mica. Lo stesso, pochi giorni fa, hanno pensato a Catania, quando uno sprovveduto fuggitivo dalla zona “gialla” è risultato positivo al tampone, insieme alla sua famiglia. Eppure, nel capoluogo siciliano, la rabbia è durata poco. In una terra che vive di turismo e, nel tempo, ha mischiato al suo interno popoli provenienti da ogni dove infatti, non possono alzarsi muri. Lo abbiamo spesso dimostrato dando accoglienza a coloro che avevano attraversato il mare alla ricerca di una vita migliore.

Palermo, spazzata via la rabbia, ha trovato un’altra arma per combattere il Coronavirus: l’ospitalità. Un valore imprescindibile, proprio come nell’antica Grecia. La nostra città è riuscita persino a scavalcare i muri d’ospedale e a raggirare una fastidiosa quarantena con un unico scopo: dare accoglienza, soltanto come lei sa fare, lo sfortunato gruppo di bergamaschi.

Le cure alla donna e la festa di compleanno all’ospedale Cervello

La turista di Bergamo, ricoverata nel reparto di Malattie Infettive del Presidio Cervello dopo essere risultata positiva al Coronavirus sta bene. Il team dell’ospedale nei giorni scorsi le ha dedicato costanti attenzioni e cure. La donna, senza dubbio, non dimenticherà mai le settimane trascorse a Palermo. E non soltanto per il grande spavento. Gli operatori sanitari, infatti, hanno lasciato un segno indelebile nella paziente, permettendole di festeggiare il suo sessantesimo compleanno in corsia. Una festa a sorpresa, con tanto di torta e regali. Una stanza di isolamento a pressione negativa non sarà di certo il luogo migliore per le celebrazioni, eppure – tra tute integrali, calzari e mascherine – i medici e gli infermieri non hanno fatto mancare nulla alla festeggiata.

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I turisti in quarantena, tra dolcetti e post-it di ringraziamento

Da giorni i turisti che si trovavano nel gruppo della donna contagiata, insieme al marito e ad un amico, risultati anch’essi positivi al test ma asintomatici, si trovano in quarantena presso l’Hotel Mercure di via Mariano Stabile. Tanti, nei loro confronti, i gesti di solidarietà e gentilezza. Lo staff dell’albergo, anch’esso preventivamente in quarantena, si sta occupando sotto ogni aspetto dei suoi ospiti, fornendogli istantaneamente tutto ciò che occorre ma evitando i contatti. Da fuori, invece, arrivano doni e prelibatezze. Giovedì pomeriggio la vicina pasticceria Il Golosone ha fatto recapitare a tutti i malcapitati un aperitivo “made in Sicilia” e alcuni pasticcini. Una manifestazione di ospitalità graditissima.

La risposta dei turisti bergamaschi non è tardata ad arrivare, attraverso dei post-it attaccati alle vetrate dell’Hotel Mercure. “Una gentilezza che ci ha commosso, scusateci per il disagio che vi creiamo”, scrive qualcuno. “Ci state viziando, se continuate così ci metteremo in quarantena per obesità!”, scherza qualcun altro. E tanti altri messaggi d’affetto e ringraziamenti, che scaldano il cuore.

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Intanto, i turisti e lo staff dell’Hotel Mercure hanno lanciato un hashtag: #QuiVaTuttoBene, che è diventato una campagna condivisa da tanti hotel di tutta Italia. “Un messaggio stringato che significa torniamo alla normalità, insieme, senza spaccature territoriali e sociali”, ha spiegato il presidente di Assohotel Marco Mineo.

Coronavirus, a Palermo ti combattiamo con l’ospitalità ultima modifica: 2020-03-03T18:13:30+01:00 da Chiara Ferrara
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