I PALERMITANI RACCONTANO PALERMO

itPalermo

CULTURA

Declinazioni femminili di Palermo

Declinazioni femminili di Palermo: Nautica di Rutelli

L'intensa Nautica di Rutelli ph.©Patrizia Grotta

Otto marzo, Festa delle Donne. Come ogni anno, un’occasione necessaria per fare il punto della situazione sui cambiamenti nell’atteggiamento umano e nelle politiche sociali verso il femminile. E, soprattutto, su cosa ancora debba cambiare. Noi vogliamo celebrare questa ricorrenza esplorando le declinazioni femminili di Palermo, che si esprimono attraverso donne in carne ed anima, ma che – anche – prendono forma in luoghi e cibi.

Declinazioni femminili palermitane in carne e anima

Per secoli l’iconografia occidentale di matrice cattolica ha ritratto la donna come angelo o come demone. Palermo offre esemplari rilevanti su entrambi i poli: le sue sante, con Rosalia in testa, e le sue famose avvelenatrici. Questa visione manichea è, però, menzogna storica, poiché le declinazioni femminili sono sfumature tra poli, che vanno conosciute.

Partiamo dalla sfumatura innamorata di Adelasia, madre Ruggero II e reggente in sua vece: è lei a volere Palermo capitale dell’allora contea di Sicilia. Nel 1735, la poetessa palermitana Genoveffa Bisso – antesignana del femminismo con “La verità manifesta in favore delle donne” – mostra la sfumatura femminile progressista. Dopo di lei, Giuseppina Turrisi Colonna (1822-1848) scrive di uguaglianza e pari opportunità. Le sue poesie, ispirate dall’amore per Palermo, sono incitazione per le donne a prender parte attiva alla vita politica. Lei, tra l’altro, è una delle pochissime Palermitane ad avere un monumento commemorativo a San Domenico.

Declinazioni femminili della palermitanità: monumento commemorativo a Giuseppina Turrisi Colonna

Monumento commemorativo a G.na Turrisi Colonna, in San Domenico ph.©Patrizia Grotta

Amore per la libertà e per Palermo è la declinazione che muove Santa Miloro. Lo storico 12 gennaio del 1848, la poco più che ventenne “donna Santuzza” scende per strada armata di coccarde tricolori (secondo qualcuno anche di fucile). Bella, alta, slanciata e bruna le distribuisce al popolo, spronandolo alla lotta contro i Borboni. Come dice Luigi Natoli – che la conobbe in età avanzatissima – la bottegaia di guanti non esita a farsi combattente per la libertà di Palermo.

Le sfumature culturali palermitane sono egregiamente rappresentate da Elvira Giorgianni Sellerio (1936-2010), che con il marito Vincenzo fonda la casa editrice Sellerio. È lei a dar voce a nomi del calibro di Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino e Andrea Camilleri. E c’è Letizia Battaglia (1935), fotografa e fotoreporter d’eccellenza, che declina il femminile nell’impegno sociale. Il suo bianco e nero è tutt’oggi perfetto per narrare Palermo, città eccelsa e misera insieme.

Declinazioni femminili di Palermo: Porta Felice vista dalle Mura delle Cattive

Porta Felice vista dalle Mura delle Cattive ph.©Patrizia Grotta

Declinazioni femminili nella fisionomia cittadina

Palermo stessa È femmina. Lo è per carattere: voluttuosa e volubile, ma tenace e paziente. Lo è per Storia: amata, conquistata, impreziosita, quindi persa. E lo è per forma: sinuosa, avvolgente, col mare che affonda nel suo grembo e i Monti che l’abbracciano. Di questa immagine è forma concreta La Cala, insenatura naturale che innamorò i Fenici. Kemonia e Papireto non la lambiscono più, ma la sua sinuosità continua ad accogliere chi arriva dal mare.

Vicina è Porta Felice, simbolo monumentale di donna tradita. Il Vicerè Marcantonio Colonna la volle, infatti, per la moglie Felice Orsini, a riparazione della sua relazione con Eufrosina Siragusa. Ancora pochi passi ed ecco un’altra delle declinazioni femminili nella palermitanità: le Mura delle Cattive. Cattive erano le vedove, Captivae – ovvero prigioniere – del lutto; condizione che le teneva lontane dalla mondanità. Per loro s’ideò quest’alternativa passeggiata a mare, da cui godere di panorama e socialità.

Declinazioni femminili di Palermo: la linea sinuosa della Cala

La linea sinuosa della Cala ph.©Patrizia Grotta

Senza donne, i quattro canti di Piazza Villena poco avrebbero di monumentale! Due delle elevazioni sono infatti ispirate a figure femminili: quella delle Stagioni e quella delle Sante patrone Cristina, Ninfa, Agata e Oliva.
Donna è la bronzea Nautica (1895) di Mario Rutelli, che a piazza Castelnuovo cattura occhio e spirito. Simbolo tridimensionale proteso verso l’osservatore, nello sguardo penetrante e nell’estensione del braccio, resiste – come una donna sa fare – a intemperie, offese, tentativi di furto.

Infine, c’è Demetra, bella e splendida tanto da meritare l’appellativo “A Pupa ru Capu” (ca.1902/08). Il mosaico vitreo liberty, regalo di nozze di Salvatore Morello alla propria sposa, nasce come insegna dello storico panificio. Dalla facciata di Palazzo Serenario, ha per un secolo dominato il mercato del Capo. Nel 2013 si allontana per una “cura di bellezza” e oggi è ospite a palazzo Ajutamicristo. Dea in esilio, attende speranzosa di tornare un giorno a casa.

Declinazioni femminili nella gastronomia cittadina

Un esemplare per la cui femminilità i Palermitani puristi sarebbero disposti persino ad una Crociata è bionda, carnosa e dalle forme arrotondate. Lei, l’arancina, per la cui A finale le diatribe infinite con cugini catanesi dureranno in eterno. Resta per certo il gusto dell’affondare i denti in questa delizia e di assaporarne la consistenza fragrante!

E le stigghiola (rigorosamente plurale)? La loro presenza non è forse svelata anche a discreta distanza da un odore ammaliante e persistente, proprio come scia profumata di donna avvenente e desiderata? Vogliamo allora tacere sulle declinazioni femminili di altre due bionde specialità palermitane, ovvero panelle e crocchè? Chi è capace di resistere alla loro seducente tentazione, per strada o nell’intimità domestica? La Parmigiana di melanzane conclude con merito la parata di femminilità “salata”: profumata, stratificata, soddisfacente per più di un senso, si veste di rosso – colore della passione – per irretire anche i più riottosi!

Declinazioni femminili della Palermitanità: arancine!

L’Arancina a Palermo è femmina! ph.Silvia Giovenco

Dal salato al dolce, arriviamo ad una declinazione femminile che è tutta dolcezza: quella della cassata, stella della tavola a Pasqua – e non solo. Torta di ricotta zuccherata, pan di Spagna, pasta reale e frutta candita, seduce prima nel gioco di sguardi e poi nel gusto. O forse possiamo convincervi ricorrendo all’estro creativo e variopinto dell’autunnale frutta martorana, simile alla capacità femminile di giocare coi colori del maquillage! Come ultimo affondo, potremmo nominarvi la sfincia di San Giuseppe! Sarà pesante da gestire (come certi uomini dicono di certe donne!), ma è per molti irresistibile scappatella – con la scusa della devozione al Santo.

Quello che vi abbiamo presentato è per sua natura un elenco incompleto e aperto delle declinazioni femminili di Palermo. Ci piacerebbe che nei commenti foste voi ad aggiungerne altre, per rendere con noi omaggio alle donne di Palermo e a quegli uomini che sanno conoscerle, amarle e rispettarle.

Declinazioni femminili di Palermo ultima modifica: 2019-03-08T08:54:06+01:00 da Patrizia Grotta
To Top