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CULTURA

E Rosalia apparve, patrona in peste e amore

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Santa Rosalia . Pietro Novelli (dettaglio) ©Patrizia Grotta

Una storia d’amore lunga e solida, che ancora mantiene smalto e reciproca fedeltà. Non è forse questo ciò che unisce la Santuzza – Santa Rosalia – ad ogni devoto palermitano e alla stessa intera città di Palermo? E come ogni storia d’amore che ognuno di noi conosce, anche quella di Rosalia patrona ebbe inizio con una “presentazione”, avvenuta il 13 febbraio 1625 .

Io sono Rosalia

“Chi sete voi, o donna peregrina, che sete così bella come un angelo?”.
“Io sono Rosalia, quella stessa Rosalia che cercano in questo monte”.

A porgere la domanda è Vincenzo Bonelli, uomo disperato asceso su Monte Pellegrino con un fucile e un cane. È salito travestito da cacciatore per ingannare coloro che ricercano i segni delle vittime della peste e dei loro familiari. Quella peste che due giorni prima ha ucciso la moglie quindicenne di Vincenzo. È questo dolore che gli sconvolge la mente, creando il desiderio di gettarsi dal Monte, dal versante che offre agli occhi la bellezza dell’Addaura. I suoi occhi sono pieni di lacrime, però, è di mortale determinazione. Vincenzo fa il saponaro, baratta pezzi di sapone con vecchi oggetti o pezzi di mobilio da rivendere. Peste e morte, però, hanno devastato la sua vita, nella povera casa della Panneria, togliendo a Vincenzo il senso dei gesti quotidiani.

Rosalia patrona: incoronata dagli angeli - Antoon Van Dyck

Santa Rosalia incoronata dagli Angeli – Antoon Van Dyck (dettaglio) ©Patrizia Grotta

La giovane che risponde è appena apparsa dinanzi Vincenzo. Un’angelica creatura che, poggiata la mano sul suo petto, lo esorta a desistere dal suicidio e a seguirla. Ammaliato, Vincenzo scende con lei fino ad una grotta. La stessa in cui, il 15 luglio precedente, Girolama La Gattuta ha bevuto quell’acqua grondante dalla roccia che l’ha prodigiosamente guarita. Qui Girolama si è addormentata e al risveglio una monaca le è apparsa per rivelarle la sua vicinanza alle ossa dell’eremita lì venerata da secoli. L’angelica bellezza adesso indica a Vincenzo l’antro e gli rivela che essa è la sua cella peregrina. Perché la giovane è Rosalia de’ Sinibaldi, eremita palermitana del XII secolo proclamata Santa. Rosalia è venuta a portare ai Palermitani, tramite Vincenzo, una promessa ricevuta dalla Madonna. La peste libererà Palermo quando, sfilando le sue ossa ritrovate per la città, verrà intonato il “Te Deum Laudamus”. E sarà Rosalia patrona.

Rosalia eris in peste patrona

I noti eventi successivi all’apparizione di Rosalia a Bonelli – che, come preannunciatogli, morì lui stesso di peste poco dopo l’incontro – sono le fondamenta su cui s’innesterà la devozione palermitana alla Santuzza. Riconosciute le ossa, grazie alle testimonianze di Girolama e di Vincenzo, la Promessa portata da Rosalia viene mantenuta. Così, dalla peste, morte terribile e infettiva, nasce qualcosa di più forte e duraturo: l’amore di un’intera città per la sua Patrona. Sofferenza a suggello di un legame indissolubile di cura e fedeltà.

A questo legame è dedicato uno dei più interessanti eventi culturali che da mesi e fino al 5 maggio circa arricchisce Palermo. È la mostra “Rosalia eris in peste patrona” dedicata al rapporto viscerale fra palermitani e Rosalia, declinato nelle più alte forme artistiche italiane e internazionali. La rappresentazione iconografica del culto di Rosalia patrona ha, infatti, da subito valicato i confini locali, affascinando artisti di fama imperitura.

Rosalia patrona: mostra dedicata alla Santuzza

Rosalia eris in peste patrona – locandina della mostra ©Patrizia Grotta

Per primo Anton Van Dyck, il grande pittore fiammingo che si trovava a Palermo proprio nei terribili mesi della grande peste e della liberazione da essa. Il fiammingo dedicò alla Santa palermitana una tra le sue opere più belle, segnando precise scelte stilistiche su come rappresentare lei e la sua iconografia. Sulla sua scia, pittori come Pietro Novelli, Vincenzo La Barbera, Mattia Preti – ed altri – dedicarono a Rosalia opere di straordinaria intensità.

Non solo opere pittoriche, però, arricchiscono la mostra allestita nella bella cornice delle sale Duca di Montalto a Palazzo dei Normanni. Giunti da Italia ed Europa, sono per la prima volta raccolti insieme anche sculture, disegni preparatori per grandi dipinti, oggetti d’arte decorativa, materiali a stampa e d’archivio. Il tutto a testimoniare la nascita e il consolidamento del rapporto tra Palermo e la Santa, che rapidamente si sostituì alle patrone che l’avevano preceduta.

Rosalia patrona in amore

Camminare nella sala Duca di Montalto, soffermandosi dinanzi ogni opera esposta, è immergersi passo dopo passo nell’essenza di questo Amore. Quadri dalle tonalità calde, oggetti sacri cesellati alla perfezione, sculture capaci di riprodurre la soavità del viso di giovane e santa. Il percorso espositivo svela la potenza della Santa, ma anche un secondo prodigio da lei compiuto: il suo culto valica Palermo e giunge in Lombardia, in Brasile, in Venezuela, a Malta, persino in California.

Ovunque la peste arrivi, è Rosalia l’angelo lenitivo. Luoghi e Nazioni differenti e anche opposti, nei decenni successivi al miracolo, si trovano uniti dal carisma della santa palermitana. Questo è evidente nelle opere esposte, che ritraggono Rosalia non solo a Palermo, anzi! Novelli la dipinge, ad esempio, nell’atto di intercedere presso la Trinità per la padana Castiglione delle Stiviere. Religione e arte capaci di superare barriere: un vero miracolo ad opera di Rosalia Patrona d’amore!

Rosalia patrona: il grande quadro della processione

Il Quadro: la processione per Santa Rosalia patrona ©Patrizia Grotta

Per i Palermitani, però, Rosalia resta comunque un’esclusiva. E “la Processione di Santa Rosalia per le vie di Palermo”, pezzo forte della mostra dal 14 dicembre scorso, avalla questa presunzione. Opera di ignoto pittore siciliano di fine ‘600, il Quadro arriva dal Palacio de las Duenas di Siviglia, dopo lungo restauro. Con pennello diremmo puntiglioso per quanto scrupoloso nei dettagli, ritrae il corteo in processione attraverso una Palermo ideale. Sì, perché la caratteristica del dipinto è di aver messo accanto, in ordine casuale, i grandi edifici dell’epoca, in una vetrina di bellezza e potenza per Palermo. In questa magnificenza, però, protagonista è ancora Rosalia, omaggiata dal corteo infinito, che si snoda in questa città compressa. Ne emerge il racconto simultaneo di arte, storia, religione, persino antropologia di una città che, non più piegata dalla peste, si fa grande ma anche umile in nome della sua Rosalia.

E Rosalia apparve, patrona in peste e amore ultima modifica: 2019-02-13T14:51:22+01:00 da Patrizia Grotta
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