CULTURA

Le sfumature palermitane di Sant’Agata

Sant'Agata, la statua a lei dedicata ai quattro Canti

Sant'Agata a piazza Villena ©Patrizia Grotta

A Catania, febbraio inizia con il tripudio di festeggiamenti per l’amata Patrona – Sant’Agata. Anche a Palermo, però, la Vergine Martire siciliana riceve omaggio con celebrazioni meno grandiose ma di antica e sentita memoria. Perché il legame fra Palermo e la patrona etnea è una storia lunga e ricca di affascinanti sfumature.

Sant’Agata: il segno eterno

La storia di cui vogliamo parlarvi e che lega Palermo alla patrona catanese ha per protagonista una pedata, ovvero letteralmente l’orma di un piede. Il piede in questione è quello di Sant’Agata, che ne lasciò traccia su un masso. Come? Perché? Procediamo con ordine! Siamo negli anni fra il 250 e il 251 d.C., quando la nuova religione fondata sul carisma di Cristo, sta gradualmente coinvolgendo il mondo romano. Ad essa, l’Impero risponde in modo complesso e in varie parti si procede a quella che la storia definirà come “persecuzione cristiana”. Agata, cristiana incrollabile e devota tanto da essere diaconessa già a 21 anni, ha dovuto lasciare Catania, città in cui ha a lungo vissuto. In questa fuga, non certo la prima, Agata ha trovato rifugio con la famiglia al Capo – quartiere di Palermo – nella zona detta “Alla Guilla”. Perché Agata ha lasciato Catania?

Sant'Agata: iconografia del suo martirio - Cattedrale di Palermo

Sant’Agata: iconografia del suo martirio – Cattedrale di Palermo ©Patrizia Grotta

Non solo per la persecuzione ordinata dall’imperatore Decio, ma soprattutto per fuggire alle voglie del romano Quinziano. Il proconsole romano, infatti, vorrebbe farne la propria sposa – secondo un copione che accomuna altre giovani cristiane martiri. Il rifugio, però, e con esso la speranza di serenità, dura poco: gli emissari del tenace Quinziano trovano Agata e la costringono al rientro. Nel lasciare Palermo, ecco il prodigio: quando Agata si accorge di un sandalo slacciato, poggia il piccolo piede su un masso per accomodarlo. Come a volerla accogliere dolcemente, la pietra si ammorbidisce e riceve eterno segno della “pedata”. Un’orma che segna, forse, simbolicamente il potere dell’innocenza sulla durezza della violenza. Di sicuro, quell’impronta prodigiosa segna la via per l’ultimo tragitto di Agata, che di lì a poco, a Catania, morirà. La coraggiosa giovane diaconessa, infatti, patirà il martirio mortale, subendo quella mutilazione dei seni che verrà a fondarne l’iconografia.

Sant'Agata: la pedata sul masso

La pedata di Sant’Agata sul masso ©Patrizia Grotta

Custode della pedata

Sant’Agata alla Pedata: una piccola chiesa ubicata in via del Vespro, a qualche decina di metri dalla piazza “Porta di Sant’Agata”. Secondo fonti non verificabili, fu nientemeno che Ruggero d’Altavilla, il Normanno conquistatore di Sicilia, a far edificare una chiesa a memoria e tributo della Santa. Di certo, però, occorre attendere la seconda metà del XIII secolo perché alcuni atti notarili facciano ufficiale riferimento all’edificio. In questi documenti, si indica la chiesa come “Chiesa di Sant’Agata de Porta” oppure “De Pedata”. Attributo che la collega, a distanza di quasi mille anni, al prodigio di un’orma di piede che piega la dura materia della pietra. E che ne rivela il doppio ruolo di custode: dell’omaggio religioso alla giovane Vergine e, al contempo, della memoria concreta del suo passaggio terreno. Il masso con l’orma, infatti, fu spostato in un luogo che ne fosse riparo e ne facesse “reliquia” per la pubblica devozione.

Chiesa di Sant'Agata alla pedata

La chiesa di Sant’Agata alla pedata ©Patrizia Grotta

Inizialmente, esso fu addossato al muro esterno. Successivamente, per preservarlo, fu spostato nella nicchia di una porta minore. Infine, trovò la sistemazione definitiva, in una cappelletta interna, a sinistra dell’altare. Nel 1642, una lapide, successivamente scomparsa, fu affissa a spiegare l’evento miracoloso. Sopra la pietra svetta una pregevole statua lignea della Santa, risalente al XVII secolo, di mano ignota. Le celebrazioni per Sant’Agata si svolgono in questa chiesetta, con il triduo dal 2 al 4 febbraio e la solenne celebrazione del 5. Senza, però, la processione con fercolo a lei dedicata dal 1680 al 1932, prima dalla congrega dei Maniscalchi e poi da quella costituitasi per Agata. Del fercolo, risalente al 1600, si narra che fosse un cubo dorato decorato con raffigurazioni della vita della Vergine. Particolare interessante: una scena ritraeva Agata neonata e il Genio di Palermo, che la offre in battesimo a Dio e ad un coro angelico.

Sant'Agata: la statua lignea sopra il masso della pedata

Sant’Agata: la statua lignea sopra il masso della pedata ©Patrizia Grotta

La Sant’Agata palermitana

Dalla pedata, per altro mai ufficialmente attestata, inizia il legame di Palermo con Sant’Agata. Un legame talmente voluto da portare Palermo a contendere a Catania i natali della Santa. L’elemento su cui queste rivendicazioni si basavano è il soggiorno di Agata alla Guilla, dove secondo alcuni la famiglia della giovane possedeva una villa. Per questo, in molti videro nella presenza palermitana un ritorno alla città natale. Per suggellare questo legame, Palermo proclamò Agata patrona della città, insieme a Ninfa, Caterina e Oliva. Questo, naturalmente, prima che la peste del 1624 colpisse la città e Rosalia, la Santuzza, assurgesse a primaria Signora. Per Agata vennero erette ben quattro chiese, delle quali oggi restano la Chiesa di Sant’Agata alla Pedata e la Chiesa di Sant’Agata alla Guilla. Quest’ultima fu edificata, tra il XII e il XIII secolo, sui resti della villa dove la Martire trovò riparo nel soggiorno palermitano.

Chiesa di Sant'Agata alla Guilla

Chiesa di Sant’Agata alla Guilla ©Patrizia Grotta

Con le altre compatrone, Agata occupa un posto d’onore in una delle più belle e note piazze cittadine: piazza Villena. Dal XVII secolo, infatti, tra i monumentali quattro canti la sua statua svetta nel “canto” ad est, che rappresenta il quartiere della Kalsa. E se questo ancora non bastasse a declinare il rapporto intenso fra città e Santa, ecco un’altra sfumatura: le reliquie custodite sul suolo palermitano. In Cattedrale, il reliquiario, che contenne le spoglie di Rosalia nella processione  per scongiurare la peste, oggi custodisce un avambraccio di Agata. Alla Cappella Palatina, invece, il prestigioso tesoro ad essa annesso include ulna e radio della santa. Sebbene, in definitiva, Agata non sia nata a Palermo e la sua impronta non abbia “evidenza scientifica”, resta certo il legame secolare con la Santa.

E lei, Sant’Agata, sebbene retrocessa a compatrona, veglia ancora sui Palermitani, bella, silente e marmorea.

Patrizia Grotta

Autore: Patrizia Grotta

Psicologa e Psicoterapeuta umanista, nonché personal writer con lo pseudonimo di Ljus av Balarm. Unisce psicologia e scrittura creativa nell’ideazione e facilitazione di laboratori psicocreativi di lettura e scrittura. Si occupa anche di biblioterapia.

Le sfumature palermitane di Sant’Agata ultima modifica: 2019-02-04T19:10:57+01:00 da Patrizia Grotta

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