CULTURA FESTE E SAGRE

Gesti, scenari e parole: Pasqua come al teatro

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Delle festività cattoliche, Pasqua è sicuramente quella dal più alto potenziale teatrale. L’incalzare dei riti che scandisce la progressione cronologica verso la domenica pasquale attraversa, infatti, un’intensa serie di eventi e atti simbolici di forte coinvolgimento umano. Il potere aggregante di questo insieme antropologico è tale da attirare non solo i fedeli più devoti, ma anche curiosi e amanti della cultura popolare. Nonché tutta quella serie di persone e personaggi che sanno cogliere al volo ogni evento di rione per fare bella mostra di sé. Ecco perché esploreremo con voi, oggi, la teatralità della Pasqua.

Vocazione teatrale della Pasqua

Che la Pasqua coniughi, nella propria manifestazione umana, essenza profondamente religiosa e vocazione teatrale è facilmente rilevabile. Da anni ci uniamo alla gente affollante le strade del venerdì di Via Crucis, nel cuore della città antica, e abbiamo osservato. Cosa? Innanzitutto, la straordinaria coreografia che accomuna le processioni di confratelli, incappucciati, centurioni e nobili romani che accompagnano la Madonna addolorata e il Cristo morto. Ogni gesto, ogni sosta, ogni passo rispondono ad una sincronia che desterebbe invidia nei più scafati attori teatrali. Si ha la sensazione che persino ogni sguardo sia diretto dalla regia ferrea dei capi cerimonieri. Ad eccellente contrappunto, ecco un secondo elemento degno del miglior teatro: la carica di pathos nella teatralità della Pasqua. Il pubblico, quello attento, non può sottrarsi a quest’incanto! Si immedesima con gli attori della Crocifissione e con i portatori delle Vare, sussulta nella suspense delle campanelle che scandiscono le transizioni di scenario.

Teatralità della Pasqua: Sepolcri a Santa Caterina nel 2017

Sepolcri a Santa Caterina nel 2017 ph.©Patrizia Grotta

Le scenografie più ammalianti della Pasqua spettano ai cosiddetti Sepolcri. Ufficialmente Altari della Reposizione, custodiscono l’Eucaristia – messa da parte dopo la Messa in Coena Domini del Giovedì Santo. Se il simbolo religioso è lineare, la manifestazione antropologica siciliana è voluttuosamente affascinante. La devozione, infatti, assume forme di creatività che non sfigurerebbero sul palco del Teatro Massimo, poiché l’urna con l’Eucaristia viene spesso inglobata in allestimenti capolavoro! Non solo fiori freschi e lumini fiammeggianti, ma soprattutto i tipici lavureddi. Ovvero, ciotole rivestite di stoffa tra le cui pieghe, dal primo giorno quaresimale, germogliano al buio lenticchie e chicchi di grano. In tempo per esplodere, al momento giusto, in rigogliosi e variopinti filamenti! Così, fra il pomeriggio del Giovedì Santo e la mattina del Venerdì, fedeli e curiosi percorrono il giro delle sette chiese, con cui rendere omaggio ad altrettante esposizioni di Sepolcri. Gioia per gli occhi nella teatralità della Pasqua!

I figuranti nella teatralità della Pasqua

L’osservazione della gente che occupa lo spazio cittadino nella teatralità della Pasqua consente di individuare varie tipologie di figuranti. Per primi, collochiamo i devoti, coloro che partecipano per religiosità generale o per espiazione di una colpa o, ancora, per riconoscenza di grazia ricevuta. Li riconoscete dallo sguardo, fervido e lucido d’emozione. Se capita di averne uno accanto, la passione del suo sentire potrebbe toccarvi e rendervi partecipi o, forse, un pizzico invidiosi di tale genuinità. Interrogato, un devoto (da non confondere con fanatico), pronuncia parole semplici come quelle che ancora ricordiamo: la Sua sofferenza per Noi mi ricorda che niente della mia vita è così terribile. Ci sono poi quelli capitati per caso, che con aria tra l’interessato e lo sprezzante rispondono: chi io cattolico? No! Passavo da qua e volevo capire di che si trattasse. Sempre che sia realmente possibile passare per caso in mezzo ad una processione!

Teatralità della Pasqua: manifesto per la Via Crucis alla Guilla

Atmosfera da Via Crucis alla Guilla ph.©Patrizia Grotta

Ecco i curiosi, divisibili in due categorie: curiosi per schiffaramento e curiosi turisti.
I primi sono tipici di città adorabilmente pigre come Palermo: si avvicinano a qualsiasi cosa li sottragga dal loro eterno tampasiare a matola e lo finalizzi almeno per un po’. Riconoscibili dalle traiettorie di avvicinamento a spirale, interrogati rispondono: cosa? Ah, niente, la Madonna che corre appresso a Cristo!
I secondi – forestieri o Palermitani stessi – esperiscono la città e le ritualità popolari come universo da scoprire affascinati. Li riconoscete dal numero di foto che scattano e dalla distrazione ad eventuali borseggi. Interrogati, dicono: è straordinario, questo coinvolgimento, impressionante, emozione inaspettata.
Finiamo coi mondani: per loro ogni evento rionale è ideale per guardare e farsi guardare. Li riconoscete dall’abbigliamento eccessivo per una via Crucis ma adatto a matrimoni o discoteca. Interrogati, possono dire: voglio vedere se Cettina s’arrischia ad affacciare ora che suo marito passìa tranquillo con l’amante!

Chiacchiere da foyer

Nei giorni che preparano scenografie e coreografie della teatralità della Pasqua, chiacchierando qua e là, si colgono interessanti e veraci correlati. I temi più scottanti spaziano da quesiti culinari a diatribe familiari e coinvolgono, dove più dove meno, tutte le famiglie palermitane, senza distinzione sociale.
Altro che sette chiese, sto facendo il giro dei sette supermercati per trovare le offerte convenienti per le uova di Pasqua da regalare ai picciriddi!
Ma questa cosa dei coniglietti da nascondere e cercare sempre c’è stata a Palermo?
Come glielo spiego a mia suocera che è “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi ” e non “sempre dai suoi”?
Pranzo di Pasqua, scherza? Noi partiamo e ce ne stiamo tranquilli in Egitto per una settimana!
Lo volete capire o no che è da barbari trogloditi mangiare gli agnellini?!
Ma senta, è meglio la pecorella di marzapane fatta in casa o quella comprata?

teatralità della Pasqua: la tela della Chiesa di San Domenico, fra le più grandi d'Europa

Riti che tornano: la Tela della chiesa di San Domenico, fra le più grandi d’Europa ©Patrizia Grotta

E ancora:
Ma per forza si deve comprare la cassata, che poi sono tutti a dieta e me ne devo mangiare tre quarti io?
Io salgo da mio figlio, a Milano, che lui non può scendere e gli sto prenotando un bel vassoio di cannoli!
Mia moglie ci prova ogni anno a portarmi alla calata della Tela, mi sa che quest’anno cedo!
E speriamo a Dio che a Pasquetta non piove perché già ho ordinato le stigghiola da fare alla brace!

Se qualcosa sopravviva, in questo, della spiritualità umana non fatevene cruccio. Abbiamo visto sacchetti straboccanti di uova pasquali entrare in chiesa e palme fresche di benedizione entrare al supermercato. Perché la complessità umana è vasta talmente da far entrare tutto nella propria essenza.

Religione e turismo

A margine, annotiamo l’invito dell’Arcidiocesi palermitana ai turisti in città a partecipare agli eventi della Settimana Santa. L’esortazione ad unirsi al profondo spirito religioso dei quartieri popolari, che vive nelle Rappresentazioni e nei Riti, ci sembra espressione che ben coniuga cultura e turismo nella nostra Palermo. Sul sito del progetto Policoro dell’Arcidiocesi, trovate ogni indicazione per non perdervi nessuno degli eventi, se vorrete anche voi far parte del Teatro della Pasqua!

Patrizia Grotta

Autore: Patrizia Grotta

Psicologa e Psicoterapeuta umanista, nonché personal writer con lo pseudonimo di Ljus av Balarm. Unisce psicologia e scrittura creativa nell’ideazione e facilitazione di laboratori psicocreativi di lettura e scrittura. Si occupa anche di biblioterapia.

Gesti, scenari e parole: Pasqua come al teatro ultima modifica: 2019-04-16T18:01:13+02:00 da Patrizia Grotta

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