PERSONAGGI STORIE

Santa Oliva da Palermo: giovane donna fra religione e mito

Oliva da Palermo: statua della santa nella Cattedrale di Palermo

Santa Rosalia è universalmente sinonimo di Palermo, ed è un dato di fatto. I veri estimatori della storia e della cultura palermitana, però, sanno bene che prima della Santuzza, altre donne vegliavano come patrone sulla città. Vi abbiamo già narrato di Agata; oggi vogliamo raccontarvi di Oliva da Palermo, giovane eroina di tenacia incrollabile. Strappata alla sua città natale a soli tredici anni, trova la morte a Tunisi, appena quindicenne – proprio il dieci giugno, giorno del suo culto. La sua carriera da patrona di Palermo è fulminea – dal 1606, quando il Senato Palermitano la nominò, al 1624, quando Santa Rosalia scalzò tutte le altre – ma ha sicuramente lasciato il segno. E la sua vita, seppur breve, può affascinarvi come una favola!

La Favola di Oliva da Palermo

Gli ingredienti per una classica favola cattolica ci sono: Oliva è bellissima, nobile, cristiana, buona e umile, virtuosa e, soprattutto, giovanissima. E sarà martire. Oliva nasce a Palermo, nel 448 d.C., e cresce – come le principesse fiabesche – in una famiglia di alto rango. La sua personalità da eroina epica ha indole caritatevole e propensione alla castità: proprio le due virtù che ne decretano la drammatica sorte. In questa favola, il cattivo viene dal Nord. È il secolo quinto, infatti: da tempo le invasioni barbariche stravolgono l’Europa e infine sfondano anche in Sicilia, dall’Africa. I Vandali conquistano – faticosamente – l’ambita perla del Mediterraneo, guidati dal loro re Genserico. Mentre ciò che resta dell’Impero Romano è nel caos, Oliva è poco più di una bambina, ma il suo cipiglio è forte e fiero. Lo oppone ai Vandali e alla loro eresia ariana, facendosi propugnatrice dei valori cristiani.

Oliva da Palermo: il trionfo della Santa

Il trionfo di Santa Oliva ©Patrizia Grotta

Tredicenne, non teme di entrare nelle carceri in cui i Vandali ammassano i prigionieri, per esortare costoro a restare saldi nella fede cristiana. Tenace, coraggiosa, scomoda per Genserico, ma in qualche modo intoccabile. Il re vandalo non è tenero con i Cristiani, ma è forse attento a certi equilibri di potere: Oliva è di famiglia influente. Va punita, ma non con la morte. Viene allontanata, allora, e inviata al governatore di Tunisi, Amira – noto come distruttore di Cristiani. L’eroina palermitana, però, non è disposta a piegarsi, anzi trova terreno ampio per la propria opera di conversione. Amira non può fare altro che esiliarla nel deserto, convinto che Oliva da Palermo durerà poco fra animali feroci e selvatici. Non ha fatto i conti con le capacità sovrumane della giovane, che non solo addomestica gli animali, ma diventa a sua volte cacciatrice. La dolce principessa sa essere invincibile survivor!

La morte di Oliva

Come sconfiggere questa nemica, prima che essa mini alla base la credibilità di Amira? Il governatore prova prima con il martirio, tramite frusta, olio bollente, eculeo e scarnificazione, ma Oliva lo attraversa indenne. Anzi: la sua tempra attira alla fede cristiana sempre più persone. Amira non ha gli scrupoli di Genserico: l’atto definitivo arriva, quindi, tramite decapitazione. Sono trascorsi due anni dacché l’esilio ha allontanato Oliva da Palermo, quando la sua testa si stacca dal corpo, ma la sua anima – secondo la leggenda – vola in cielo nel volo di una colomba. Ha confortato cristiani, convertito chi non lo era, addomesticato animali, fatto miracoli e preservato la propria virtù contro ogni tentativo di violenza. E neanche la morte sembra poterla sconfiggere!

Oliva da Palermo: la botola di ingresso al pozzo

La botola d’accesso al pozzo di Sant’Oliva ©Patrizia Grotta

La storia di Oliva, infatti, si mantiene epica anche dopo la sua morte, per il mistero che avvolge le sue spoglie mortali. Il suo corpo, infatti, viene trafugato da cristiani palermitani, avvolto in pelli di cammello e riportato nella città d’origine, per ricevere sepoltura e onori. Sebbene di esso non si siano mai trovate tracce , l’agiografia ufficiale accredita la sua sepoltura in una cappella all’interno di un pozzo in una zona di Palermo che, all’epoca dei fatti, è aperta campagna – oltre le mura di Porta Carini. Per la presenza di quelle venerate spoglie, l’acqua prende a sgorgare con poteri prodigiosi e taumaturgici. Di contro, a Tunisi, si sparge presto una superstizione di forza opposta: il giorno in cui il corpo di Oliva da Palermo dovesse trovarsi, l’Islam vedrebbe il proprio tramonto a pegno della crudeltà di Amira. È forse per questo che, sempre a Tunisi, la giovane martire è superstiziosamente temuta: inveire contro di lei è origine di terribili disgrazie! L’insieme di questi ingredienti contribuisce da subito a creare molte storie mitiche su Oliva, facendone un’eroina a cavallo fra culto, leggende e romanzi. Tanto che, ad oggi, è difficile discernere che cosa sia vero e che cosa romanzato.

Santa Oliva e Palermo

Coraggiosa, tenace, avventurosa: non stupisce che Palermo adotti una Santa con questo curriculum come patrona! A lei i Palermitani si affidano per lungo tempo, chiedendo protezione e grazie. Solo l’immane tragedia del 1624 riesce a scalfire le sue virtù e mostrarla impotente agli occhi dei Palermitani. Colpisce che la nave che porta la peste in città arrivi proprio da Tunisi, in una sorta di vendetta postuma del governatore Amira, che – metaforicamente – riesce infine nell’intento di screditare Oliva. Palermo, però, non dimentica del tutto la sua Oliva, sebbene la releghi allo statuto di Patrona minore. La sua effige, infatti, persiste in molti dei luoghi architettonici e simbolici della città. Così la troviamo in uno dei loggiati dei Quattro Canti, esattamente quello a Nord che rappresenta il mandamento di Castellammare. La ritroviamo all’interno della Cattedrale, fra le plastiche figure scolpite da Antonello Gagini, e all’esterno, nell’opera di Gaspare Guercio su uno dei piedistalli prospicienti corso Vittorio Emanuele.

Oliva da Palermo: la cappella in San Francesco di Paola

La cappella di Sant’Oliva in San Francesco di Paola ©Patrizia Grotta

La riconosciamo facilmente per i simboli che la rappresentano: il ramo di ulivo e la palma, entrambi retti delicatamente in mano. Il luogo, però, che di Oliva parla per eccellenza è la cappella a lei dedicata nella Chiesa di San Francesco di Paola. Sul pozzo in cui – secondo leggenda – Sant’Oliva fu tumulata, viene edificata una chiesetta dedicata alla martire. Nel XVI secolo l’edificio è raso al suolo per far spazio alla chiesa dedicata a San Francesco di Paola. In questa chiesa, Oliva è tuttora celebrata come santa titolare. La nuova struttura, infatti, non cancella la sua memoria, anzi la struttura in una prestigiosa cappella, custode della botola di ingresso al pozzo. Quattro dipinti, opera di Gaspare Serenari, raccontano la storia di Oliva da Palermo, dall’evangelizzazione dei Tunisini, alla reclusione e al martirio, fino ad esplodere nel suo trionfo fra gli angeli.  L’avventura in immagini di una donna che – tra realtà e leggenda – incarna tutt’oggi la forza e la resistenza femminili.

Patrizia Grotta

Autore: Patrizia Grotta

Psicologa e Psicoterapeuta umanista, nonché personal writer con lo pseudonimo di Ljus av Balarm. Unisce psicologia e scrittura creativa nell’ideazione e facilitazione di laboratori psicocreativi di lettura e scrittura. Si occupa anche di biblioterapia.

Santa Oliva da Palermo: giovane donna fra religione e mito ultima modifica: 2019-06-11T17:55:25+02:00 da Patrizia Grotta

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