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Palermo devota: un Santo per ogni emozione

Sono tanti i modi per descrivere Palermo, attraverso diversi punti di vista fra cultura e società. Uno di questi emerge solo nel momento in cui si vive la città in quotidiana intimità, nelle sue strade e fra la sua gente. Ed è un mondo fervido, variegato, composto da diversi microcosmi che insieme tessono la tela della Palermo delle devozioni. Una tela in cui ogni nodo è un Santo, con il suo ricco e pregnante patrimonio di emozioni, riti e curiosità. Insieme sono tanti, un numero che rispecchia la varietà delle esigenze umane. Noi oggi ne isoleremo qualcuno, esempi rappresentativi di un particolare modo di essere Palermo.

Palermo delle devozioni, la cornice universale

Le devozioni religiose che fervono nel tessuto popolare di Palermo sono tante, ma è comunque possibile tracciare linee comuni che ne incorniciano la specificità. Intanto, esse si sviluppano attorno ad una sede, di solito una chiesa, fulcro aggregante fra le persone che vivono la comunanza della stessa fede. All’interno della sede, è spesso custodito un simulacro, se non addirittura delle reliquie, del Santo o della Santa. Si sbaglia, però, se si crede che la devozione venga scelta, allora, solo per una contingenza territoriale! Certo, il fattore quartiere di residenza incide notevolmente e in maniera diremmo automatica/ereditaria nella scelta di una devozione. Non stupisca, però, che molte persone si spostino attraverso i rioni per seguire Santi non a loro vicini! Altro fattore comune è la scansione temporale. La devozione al Santo è, naturalmente, presente tutto l’anno, ma vive un periodo clou nel periodo delle celebrazioni ufficiali (di solito lunghe una settimana).

La devozione palermitana per eccellenza: Santa Rosalia
La devozione palermitana per eccellenza: Santa Rosalia ph © Patrizia Grotta

Queste sono anticipate dai rituali dell’attesa, nelle settimane immediatamente precedenti, che costruiscono collettivamente l’emozione dell’appartenenza e il desiderio dell’omaggio. Uno spazio psicologico che, probabilmente perso nella moderna vita quotidiana, resiste invece vivido nella Palermo delle devozioni. Il Calendario degli eventi e delle celebrazioni è la naturale conseguenza di questo spazio. Il suo declinarsi articola finalmente in parole e gesti la forma visibile del sentimento votivo. L’emozione coltivata durante l’anno, e particolarmente nell’attesa, aumenta, raggiunge l’apice, unisce e offre sfogo alle speranze – le preghiere – che i fedeli affidano al Santo. E questa emozione è talmente permeante e pregnante, che difficilmente gli spettatori di passaggio o i curiosi di folklore resistono indenni all’atmosfera di collettiva commozione! A questo aspetto di coinvolgimento è strettamente connesso un altro fattore comune: la coreografia della devozione. Che sia semplice ed essenziale o complessa e stupefacente, essa non lascia nulla al caso, seguendo canoni spesso secolari.

Palermo delle Devozioni, fra sentimento e azione

Impossibile, naturalmente, raccontare di ogni Santo e Santa nella Palermo delle devozioni. La scelta è d’obbligo e per forza di cose parziale. Non citeremo Santa Rosalia, la devozione per eccellenza, di cui abbiamo già detto altrove. Né parleremo delle celebrazioni pasquali: anche ad esse abbiamo già dedicato uno specifico spazio. Come lo abbiamo fatto con una delle ex patrone principali di Palermo, Sant’Agata. Abbiamo anche escluso le varie manifestazioni votive dedicate ai tanti attributi della Madonna, che trovano ampia risonanza in diversi quartieri cittadini. Ciò che abbiamo fatto, piuttosto, è stato estrapolare cinque fra Sante e Santi che possano essere rappresentativi di cinque rispettivi significati della devozione. Chiediamo già scusa a chi vedrà la propria devozione esclusa e ci piacerebbe che cogliesse l’occasione per citarla nei commenti, arricchendo così questa raccolta.

Santa Rita: la devozione come speranza indefessa

La Santa delle cose impossibili. Così è descritta la forte Rita da Cascia, venerata a Palermo da donne – e qualche uomo – di ogni estrazione socioculturale. Il 22 maggio, la chiesa di Sant’Agostino al Capo, nucleo secolare del culto, e quella che porta il nome della Santa, piccola e poco nota, accolgono una fiumana umana di persone. Tutte, immancabilmente, con una rosa da far benedire e poi custodire in casa. Perché una rosa? Si narra che Rita, in punto di morte, facesse richiesta di una rosa dal suo giardino. Niente di eccezionale, se non che si era di gennaio – mese inadatto per le regine di maggio. La rosa fu trovata, invece, piena e profumata, così da poter essere donata alla moriente, come da suo desiderio. Ciò che sembrava impossibile, quindi, divenne possibile per lei. Ecco perché a Rita si chiedono ancora oggi interventi in situazioni estreme, disperate, date per perse.

Palermo delle devozioni: Santa Rita e le sue rose
Le rose di Santa Rita ph © Patrizia Grotta

Madre Sant’Anna: la devozione come senso di comunità

Un aspetto delle devozioni è il senso di appartenenza ad una comunità territoriale. Le celebrazioni in onore della “Madre Sant’Anna” al Borgo Vecchio ne sono un forte esempio. Il territorio – maglia di famiglie connesse – è intimamente legato ai riti dedicati alla madre della Madonna. Onorare la Madre, così, è un rituale che vive nella famiglia allargata del Borgo. Solo chi è nato e cresciuto nel quartiere può portare la Vara, come atto di riconoscimento delle proprie origini. E lei, Madre di Maria e nanna (nonna) di Cristo, risponde con empatia, presentandosi – condotta dai portatori – in due punti nevralgici della borgata: il Porto e il Carcere. Nel primo, porta la sua benedizione per il mare e per coloro che vi hanno perso la vita – cui è dedicata una corona d’alloro. Nel secondo, porta a coloro che hanno perso la libertà il dono della riflessione su errori e nuove possibilità.

Sant’Onofrio: la devozione come aiuto per la vita

Santu Nofriu pilusu pilusu, iu vi pregu di ccà jusu: vui stà grazia m’ati affari, iu mi vogghiu maritari. Quante migliaia di volte una donna – più o meno giovane – avrà sussurrato queste accorate parole al Santo eremita? E magari anche scritte, portandole al suo cospetto nella omonima chiesa in via Discesa dei Giovenchi. Compatrono (in buona compagnia) di Palermo, riceve incarico di sensale, come anche di tutor per gli studenti più pigri e dei distrattoni che si perdono le cose. Perché pilusu, ovvero peloso? La leggenda dice che – persi i vestiti nel suo eremitaggio – Onofrio compì il miracolo di coprirsi interamente con la crescita accelerata di capelli e barba. Bizzarro che proprio un uomo che visse lontano da tutto e tutti, estraneo alle relazioni quotidiane, debba poi farsi responsabile di combinare matrimoni. Eppure, questa funzione attribuita – e la devozione correlata – durano da tempi lunghissimi e gli garantiscono celebrazioni e pellerinaggi!

Palermo delle devozioni: il pilusu Onofrio
Onofrio il Pilusu ph © Patrizia Grotta

San Benedetto il Moro: l’inclusività nella Palermo delle devozioni

Esiste un luogo, a Palermo, dedicato all’uomo nominato co-patrono già prima di essere santificato dalla Chiesa. La sua umiltà e l’inveterato amore per il prossimo l’avevano, infatti, reso già santo per i contemporanei. A nessuno importava che fosse figlio di schiavi africani: Benedetto il Moro – così detto per il colore della sua pelle – catturava cuore e devozione. Non solo dei Siciliani che lo conobbero, ma anche in Spagna, Portogallo, Sud America. Devozione che Palermo mantiene intatta, omaggiandolo nel convento di Santa Maria del Gesù. Qui Benedetto visse l’ultima parte della sua vita, come francescano, prodigandosi per i poveri, senza distinzione. E qui il suo corpo è venerato, fulcro di preghiere come anche delle celebrazioni in suo nome. Suggestiva è la maschera di cera che gli copre il viso, riproducendone fedelmente i lineamenti. Nell’oasi di pace del convento, svetta maestoso e sussurrante il cipresso che – tradizione riferisce – lui stesso piantò.

Santi Cosma e Damiano: la devozione come cura

Pescatori ed ammalati condividono la protezione dei Santi Cosma e Damiano, da secoli venerati a Palermo. Il fulcro della devozione fu inizialmente l’omonima chiesa al Capo. Da qui, nell’ultima settimana di settembre, i simulacri dei Santi venivano portati al porto per la benedizione dei pescatori. In seguito, la devozione fu spostata nella borgata marinara di Sferracavallo, che da quasi due secoli li celebra appassionatamente. Cosma e Damiano furono infaticabili medici, chiamati Anargyroi – ovvero senza argento: rifiutavano qualsiasi compenso per le loro prestazioni. Il loro legame col mare, e quindi con i pescatori, è connesso ad una curiosa leggenda. Si narra, infatti, che riemersero danzanti dal mare dopo esservi stati gettati – flagellati e legati – dai carnefici. Da qui un’affascinante caratteristica della processione a loro dedicata: il rapido passo saltellante dei portatori dei Simulacri. In questo modo, inoltre, i Santi visitano il maggior numero di ammalati, che beneficiano della loro benedizione.

Palermo delle devozioni: i Santi Cosma e Damiano
I Santi medici, Cosma e Damiano ph © Patrizia Grotta

Perché è questo, in fondo, il significato globale e permeante delle devozioni religiose, a Palermo come altrove: che le persone, i fedeli, ne abbiano sollievo e sostegno.

Palermo devota: un Santo per ogni emozione ultima modifica: 2019-10-09T13:22:00+02:00 da Patrizia Grotta
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