CIBO FESTE E SAGRE

Sinfonia per un’arancina

Arancine a Palermo

Aguzzando l’orecchio per le strade, attraverso gli usci di casa, in prossimità delle fermate dei mezzi pubblici, lo senti. Qualcuno ci segnala casi pure sui pullman da e per Palermo. Da giorni, ormai, l’argomento è quello. Dapprima sussurrato quasi in clandestinità, per non sembrare esageratamente precoci. Poi arriva dicembre, l’Immacolata, e allora non parlarne appare persino sacrilego! Sì, perché non c’è Palermitano vero e degno della residenza che non volga i pensieri verso loro, quando il richiamo di Santa Lucia si avvicina. E loro, le Arancine, non tradiscono mai le aspettative. Così oggi tocca a noi rendergli appassionato omaggio.

La dieta di Santa Lucia

Partiamo dall’universalmente noto: i Palermitani, per Santa Lucia, mangiano arancine perché fanno digiuno. Ce lo dice un ragazzino di nove anni – fra le strade del Capo – col sorriso sornione di chi tanto già sa. La tradizione racconta che tanto tempo fa – nel 1646 – una terribile carestia affliggeva la nostra città. Disperati, i nostri concittadini cercavano un Santo cui votarsi. All’appello rispose la bella Lucia, proprio il 13 dicembre. Amorevole, fece giungere in città una nave colma di grano. I nostri avi, che non ci vedevano più dalla fame, figuriamoci se aspettavano di farne farina! Lo mangiarono così com’era, bollendolo e insaporendolo con olio. A pancia piena, consapevolizzarono il miracolo compiuto dalla Santa e solennemente giurarono che, per devozione, ogni anno in quel giorno, avrebbero digiunato. Più o meno. Patita la fame, non vedi di buon occhio il digiuno. Allora si ratificò che digiuno sì, ma solo da pane e pasta.

Classica raffigurazione iconografica di Santa Lucia
Una classica raffigurazione iconografica di Santa Lucia

Eravamo vicini, a quel punto, al fatidico incontro fra Lucia e arancine. Esclusi pane e pasta, che c’era? Non sappiamo se si bandì concorso fra contendenti, ma sappiamo che da secoli circolavano per Palermo delle appetitose palline dorate. Risalivano agli ingegnosi Musulmani, abituali consumatori di riso. Solitamente, lo mangiavano da grandi ciotole comuni, servendosene con le dita, ma a qualcuno un giorno venne l’Idea del secolo! Perché non appallottolare del riso condito per farne comodi spuntini? Metti che sei in viaggio e ti viene fame: ti fermi e apparecchi la tavola? No! Prendi una palla di riso e “viri chi manci!” Qualche tempo dopo, un certo Federico II, ghiottone di riso, rivolse la propria intelligenza alla questione del “come rendiamo meno deperibili queste morbide squisite palline?” Suggerì di panarle e friggerle: le arancine erano servite! E ad esse, qualche secolo dopo, si rivolsero i devoti in digiuno per Santa Lucia.

Tutto per un’arancina

Un anonimo palermitano (ufficialmente a dieta) confessa: “dal primo dicembre, il pensiero delle arancine per Santa Lucia mi fa sopportare i quintali di lattuga che ingurgito”. Gli crediamo. Perché metaforicamente Palermo da giorni profuma di arancine nei pensieri e nelle parole. Conversazioni su dove andare a mangiarle, su come si cucinano, su ricette nuove da provare – al limite del profano! “Le arancine per Santa Lucia, a Palermo – afferma una donna – si mangeranno pure quando le auto voleranno e nel resto del mondo mangeranno solo pillole come gli astronauti”. Forse molti non lo sanno, ma le arancine hanno anche poteri da mediatori di pace! Conosciamo persone che, mettendo da parte dissapori con le suocere, fanno di tutto per equilibrare a Santa Lucia la diatriba: “dai tuoi o dai miei”? Da tutti! A pranzo da una mamma, a cena dall’altra: facile, no? E la doppia razione di arancine è assicurata.

Arancina o arancino?
Come risolvere la diatriba sul nome fra Palermitani e Catanesi ( Rosalio )

I Palermitani che a novembre si mettono a dieta per affrontare i cenoni natalizi, pretendono un vincolo sacro dai nutrizionisti. Che il 13 dicembre l’arancina sia non tanto consentita quanto obbligatoria! E, ve ne siete accorti?, a Santa Lucia ogni Palermitano diventa gourmet d’arancina. Con la dignità da sommelier, li vedi assaggiare ora questo gusto ora quell’altro, assaporarli, ponderare e sentenziare il preferito, con passione da tifoso di calcio. Santa Lucia + Palermo + arancine è un trinomio che resiste e si rinnova nonostante il proliferare dei locali che le offrono tutto l’anno. Il perché ce lo spiega una spumeggiante ragazza, al suo primo Santa Lucia da sposina e quindi da padrona di casa e cuoca. La intercettiamo al supermercato mentre vaglia il giusto tipo di riso da comprare. “Le arancine le puoi mangiare tutto l’anno – dice – ma quelle del 13 dicembre hanno un altro sapore: il sapore di famiglia”.

Le arancine di famiglia

Il sapore di famiglia, è vero. Che si preparino in casa o che si comprino già pronte, l’importante è che – per Santa Lucia – le arancine si mangino in compagnia. L’arancina è convivialità, è una scusa per stare insieme. Per Donna Letizia le arancine aprono le feste, il tempo di riunirsi per ricordarsi quanto è bello stare in famiglia. Sullo sfondo dell’Albero di Natale e del Presepe. Orgogliosa madre di tre figli maschi e nonna di nove nipoti, eccellente cuoca e oratrice entusiasta, ci apre casa nei giorni dei preparativi. Sì, perché – ci spiega – niente nel rituale delle arancine si improvvisa! Le arancine si iniziano a concepire già dalla settimana precedente. Soprattutto se devi cucinarne in casa quantità sufficienti a soddisfare le brame della grande famiglia e degli amici più cari. Con un pensiero – precisa donna Letizia – anche per chi non può cucinarsele e allora che fa, tre non gliele portiamo?

Arancine per Santa Lucia a Palermo
Arancine per tutti o non è Santa Lucia ph © Silvia Giovenco

Letizia aborre l’idea che le arancine siano comprate in friggitoria. Il suo motto è: finché esisterà una sola madre, l’arancina nascerà nella cucina domestica! Da qualche anno, però, nei giorni precedenti l’inizio delle preparazioni, sguinzaglia i figli per locali a “spiare le ricette”. Lei poi le vaglia, le modifica, le migliora e si mette all’opera! Non è mai da sola a farlo: c’è sempre chi desidera affiancarla per apprendere l’arte. La sera del 12 dicembre offre alla famiglia delle miniarancine ai vari gusti sperimentati nei giorni precedenti, all’interno della sua cucina. Quindi prede nota delle preferenze, su cui baserà il menu del pranzo e della cena dell’indomani. Non ci stupisce che la sua casa sia un continuo andirivieni di gente felice, il 13 dicembre! Perché, probabilmente, il forte legame che ogni Palermitano ha con le arancine è davvero rappresentazione di questo: la felicità dell’attaccamento alle radici e alla famiglia.

Patrizia Grotta

Autore: Patrizia Grotta

Psicologa e Psicoterapeuta umanista, nonché personal writer con lo pseudonimo di Ljus av Balarm. Unisce psicologia e scrittura creativa nell’ideazione e facilitazione di laboratori psicocreativi di lettura e scrittura. Si occupa anche di biblioterapia.
Sinfonia per un’arancina ultima modifica: 2019-12-10T13:44:27+01:00 da Patrizia Grotta

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