PERSONAGGI STORIA

Ruggero il Normanno, primo Re di Sicilia

Rex Siciliae: Colpo d'occhio sullo splendido esterno della Cappella Palatina

Colpo d'occhio sullo splendido esterno della Cappella Palatina ph.©Patrizia Grotta

Da figlio secondogenito di Ruggero d’Altavilla – conquistatore normanno della Palermo araba – a primo Rex Siciliae (re di Sicilia). Da guerriero spavaldo ed ambizioso a mecenate di uno stile culturale, artistico ed architettonico unico e prezioso tanto da divenire patrimonio UNESCO (lo stile arabo-normanno). È Ruggero II d’Altavilla, cui Palermo e il Sud Italia devono pagine memorabili della loro storia e della loro essenza culturale.

Dai fiordi alla Sicilia

La strada di Ruggero II al titolo di primo Rex Siciliae parte da una peculiare concatenazione storica. La presenza normanna nel Sud Italia, infatti, non origina da mire espansionistiche. Sebbene i Normanni siano i Vichinghi norvegesi e danesi conquistatori della Francia settentrionale, detta perciò Normandia, in Italia giungono come guardie del corpo prezzolate per pellegrini. Qualcosa li attrae stabilmente al Sud, però, poiché molti iniziano ad arrivare come mercenari al soldo di città meridionali contro Saraceni e Bizantini. Gradualmente, i Normanni si insinuano nelle gerarchie feudali, ottenendo terre e titoli: presenze nate come individuali e nomadi creano così legami stabili con il territorio. In questo contesto, il sole sorge presto sui fratelli Roberto e Ruggero d’Altavilla. Roberto il Guiscardo, duca di Puglia e accentratore dei titoli degli altri Normanni, e Ruggero I, conquistatore di Palermo nonché primo conte di Sicilia. Rispettivamente zio e padre del nostro Ruggero II.

Rex Siciliae: Normanni verso l'approdo

Normanni verso l’approdo – olio su tela di Oscar A. Wergeland, 1909 (riproduzione – free license)

Ruggero è solo il secondogenito del conquistatore Normanno. La morte del padre (1101) e quella precoce del fratello maggiore Simone (1105), però, segnano presto il suo futuro: conte di Sicilia a dieci anni! Per sette anni, la sapiente madre Adelasia mantiene la reggenza, ma nel 1112 Ruggero assurge alla guida della contea. Quella che un giorno diverrà un Regno compatto e potente. L’indole di conquista e dominio – narrano le cronache – gli appartiene già dalla giovinezza, quando spesso sopraffà nel gioco il fratello maggiore. Ma la strada verso il titolo di Rex Siciliae non sarà un gioco per Ruggero. Sarà, piuttosto, un lungo, strategico e combattivo susseguirsi di mosse sulla scacchiera del Sud Italia. I suoi tenaci avversari proveranno di tutto per ridurlo in scacco e Ruggero rischierà la sconfitta. Eppure, il Regno che egli fonda con astuzia e fortuna resterà geograficamente vivo fino all’Unità d’Italia del 1861.

Il progetto di un Regno

Il primo avversario è Guglielmo – nipote di Roberto il Guiscardo – duca di Puglia e Calabria, guida dei Normanni peninsulari. Per i rapporti gerarchici fra i loro predecessori, effettivamente, anche Ruggero è vassallo di Guglielmo – cugino e coetaneo. Ma come da giovanissimo non ha patito la secondogenitura, così Ruggero non soccombe alla gerarchia feudale. Suo padre Ruggero, alla morte del Guiscardo, ha esercitato il titolo di conte in Sicilia e parte della Calabria, con tempra illuminata e guerriera. Il figlio è determinato a seguirne le orme. Il conflitto con Guglielmo (1121) risulta indolore ed esita in una veloce riappacificazione. Porta a Ruggero, in cambio di 100 cavalieri, il dominio sulla Calabria e il titolo di “erede del Ducato di Puglia”. Titolo che usa presto, per la morte senza eredi di Guglielmo (1127). Conte di Sicilia per eredità paterna; Calabria e Puglia recuperate: Ruggero concepisce ormai un unico regno.

Rex Siciliae: Cristo incorona Ruggero re di Sicilia

Cristo incorona Ruggero re di Sicilia (mosaico in Chiesa di S.Maria dell’Ammiraglio – dettaglio) ph.©Patrizia Grotta

Il secondo avversario è papa Onorio II, che, malvedendo un regno non propriamente “cattolico”, scomunica Ruggero e promuove contro lui una crociata (1127). Affidata ai normanni Roberto II principe di Capua e Roberto di Alife, risulta fallimentare e restituisce a Ruggero il Ducato di Puglia (1128). In successione, Bari, Capua e Napoli riconoscono Ruggero come duca, ma solo un papa può nominarlo Re. Onorio, provvidenzialmente, muore e lo scisma successivo diviene cruciale: fra il papa Innocenzo II e l’antipapa Anacleto II, Ruggero appoggia quest’ultimo, cui necessitano rinforzi militari. In cambio, il 27 settembre del 1130, Anacleto promulga la bolla che nomina Ruggero Rex Siciliae. L’incoronazione avviene il Natale successivo, nella cattedrale di Palermo. Innocenzo, però, quale papa legittimo, continua la guerra contro il “re mezzo pagano”. Dovranno perciò trascorrere altri dieci anni fra battaglie, ribellioni interne ed ingerenze dell’imperatore germanico Lotario, prima che il regno di Sicilia riceva definitivo riconoscimento.

Rex Siciliae

Nato a Mileto, cuore del potere paterno, Ruggero trascorre la giovinezza a Palermo, eletta da Adelasia capitale della contea. La Palermo in cui variegate sfaccettature si confrontano in una miscela culturale dai confini fluidi. Ruggero respira quest’aria, conoscendo la varietà del mondo mediterraneo e apprendendone lingue e risorse. Re cattolico di sangue vichingo con formazione greco-musulmana, comprende l’impossibilità di regnare prescindendo dalla radicata miscela sicula. Fonda allora il suo potere sulla funzionalità strategica dell’integrazione, scegliendo anche collaboratori estranei alla sfera latina. L’illuminata opera di Ruggero è anzitutto politica, rivolta a dar uguale dignità ad ogni suddito, senza differenza di religione e provenienza geografica. Consapevole della necessità di sostegno trasversale al potere, dà voce al Parlamento siciliano con la convocazione a Palazzo dei Normanni (1130) delle Curiae generales, cui chiede, ricevendolo, l’assenso alla sua dignità regia. E con le Assise di Ariano (1140/1142) conferisce al suo solido regno una legislatura costituzionale.

Rex Siciliae: sala dei venti nella Torre Joharia

La magnifica sala dei venti nella Torre Joharia ph ©Patrizia Grotta

L’impronta rogeriana è poi artistica. Il re plasma alcuni edifici che compongono il percorso arabo-normanno patrimonio UNESCO o che, per motivi circostanziali, ne sono fuori. A Palazzo Reale, vuole per lo svago la sala col suo nome, dove per la prima volta i leoni sono simbolo reale. E la magnifica Cappella Palatina dedicata a San Pietro o la torre Joharia – torre del tesoro – dalle preziose decorazioni. Vuole il favoloso Palazzo della Favara, dove va a caccia nella cornice di un giardino da paradiso islamico. La chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, invece, custodisce il mosaico in cui Cristo incorona Ruggero primo Rex Siciliae. E vuole il Duomo di Cefalù, per adempiere un voto che, sopravvissuto ad una tempesta, rivolge al SS Salvatore. Il Rex Siciliae muore il 26 febbraio 1154, ma dalla sua genia – tramite la figlia Costanza – nascerà quel Federico Stupor Mundi che costruirà un intero Impero votato all’integrazione.

Patrizia Grotta

Autore: Patrizia Grotta

Psicologa e Psicoterapeuta umanista, nonché personal writer con lo pseudonimo di Ljus av Balarm. Unisce psicologia e scrittura creativa nell’ideazione e facilitazione di laboratori psicocreativi di lettura e scrittura. Si occupa anche di biblioterapia.

Ruggero il Normanno, primo Re di Sicilia ultima modifica: 2019-02-26T20:06:47+02:00 da Patrizia Grotta

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