CULTURA TRADIZIONI

Inizia lo spettacolo: è l’Opera dei Pupi!

Opera dei Pupi: insegna del laboratorio Bertolino

Signore e Signori, bambine e bambini, lasciatevi prendere per mano e trasportare in un mondo dove umanità e magia si fondono in storie coinvolgenti. Lasciate che colori, suoni, forme ed emozioni vi avvolgano nel mondo straordinario dell’Opera dei Pupi!

L’immortalità dell’Opera dei Pupi

Duecento anni e non dimostrarli, figuriamoci sentirli. L’Opera dei Pupi siciliana porta su di sé la ricchezza dei suoi due secoli di storia, ma non certo la polvere e la vecchiaia! Se nel 2001 l’UNESCO l’ha nominata patrimonio orale e immateriale dell’umanità, un senso c’è: elemento cardine inscalfibile dell’identità culturale siciliana, ha attraversato il tempo mantenendo mordente. Le sue origini, la sua complessità, i suoi personaggi e i suoi suoni rappresentano un esempio vivido e vitale dell’inventiva e della originalità siciliane.

Le origini

Come per ogni cosa preziosa, la tentazione è sempre quella di cercarle avi antichi e prestigiosi. Se il termine Pupo è riconducibile al latino pupus (bambino), alcuni studiosi hanno anche ventilato una correlazione con la tradizione ellenica dei pupi a filo. Uscendo dalla nebulosa delle ipotesi più ardite, resta una certezza: i Pupi e la loro Opera nascono ufficialmente e si sviluppano nel più ampio seno del Teatro delle Marionette. Siamo sul finire del XVII secolo quando un divertimento particolare valica finalmente i confini del privilegio dei Nobili. Le Marionette lasciano i Palazzi e invadono i teatri d’Europa, Italia compresa, per rendere popolare uno svago che da quel momento cattura l’immaginazione! A differenza di ciò che penseremmo, i primi Teatrini italiani appaiono non solo a Palermo e a Catania, ma anche a Napoli, Genova, Modena, Roma. In scena vanno storie che raccontano la commedia dell’Arte e i suoi personaggi.

Pupi centenari nella collezione privata del Maestro Bertolino
Pupi centenari nella collezione privata del Maestro Bertolino ph©Patrizia Grotta

Occorre attendere il XVIII secolo perché ad essa si affianchi, divenendo man mano preponderante, l’universo narrativo della “Storia dei Paladini di Francia” di Giusto Lodico e dell’Orlando furioso. Il primo diviene presto la fonte primaria delle storie messe in scena dall’Opera dei Pupi. Ma come accade che dall’europeo Teatro delle Marionette nasca e si differenzi come eccellenza l’Opera? L’inventiva, la bravura e la passione degli artigiani e dei Maestri pupari siciliani si uniscono nel produrre delle marionette particolarmente belle, espressive e flessibili. La bellezza arriva con l’inserimento di preziose armature cesellate e sbalzate e di vesti raffinate e variegate. La flessibilità si ottiene con una straordinaria intuizione: laddove le classiche Marionette sono manovrate solo da fili, il genio siciliano idea un’asta di metallo per la mano destra. Innovazione che rende più facile e scattante la manovra e più esteso il raggio di movimenti. Così nasce l’inimitabile perfezione dei Pupi Siciliani!

La complessità dell’Opera dei Pupi

La creatività siciliana è immensa; difficile incanalarla in un solo corso. I Pupi Siciliani non fanno eccezione, ecco perché esistono due scuole di ideazione: quella palermitana e quella catanese. A questo punto, prima di procedere, la domanda è d’obbligo: avete mai visto un pupo siciliano? Uno di quelli veri, naturalmente, non quelli da gadget turistico. A Palermo sono diversi i luoghi magici che custodiscono i veri Pupi, quindi non esiste scusa valida per mancare quest’incontro. Al vostro occhio attento, allora, non potrà sfuggire la differenza fra i Pupi palermitani e quelli Catanesi. I primi sono più piccoli (80 cm circa) ma dalle articolazioni flessibili; i secondi sono più maestosi (120 cm circa) ma rigidi. Per manovrare il pupo palermitano, il puparo si pone lateralmente sullo stesso tavolato della scena, coperto dalle quinte laterali. La manovra del pupo catanese, invece, avviene dal fondo della scena, dall’alto di un ponticello.

Pupi dell'Opera siciliana al museo Pasqualino
La straordinaria varietà dei Pupi in mostra al Museo Pasqualino di Palermo ph©Patrizia Grotta

Ogni messa in scena è corredata da cartelli con su disegnati i momenti salienti. A Palermo sono dipinti su una tela divisa in riquadri, in ognuno dei quali è fermato un momento della storia. A Catania, invece, li troverete dipinti su carta da imballaggio e con un’unica scena. I primi sono fermati su bastoni di legno, attorno cui vengono infine arrotolati. I secondi, semplicemente appesi, vengono invece ripiegati quando le luci si spengono sul palco. Palermitani o Catanesi che siano, i Pupi – come ogni eroe – si dividono in buoni e cattivi. Fateci caso, i buoni appaiono in scena sempre da sinistra, i cattivi da destra. Se la fonte delle storie è, come dicevamo, l’ampio universo del ciclo carolingio, a fronteggiarsi saranno i Cristiani e i Saraceni. Temete di non distinguerli nelle ardimentose battaglie? Facile, invece! I Cristiani vestono di armature e gonnellini; i Saraceni sfoggiano i loro pantaloni alla zuava.

I Personaggi

Il Puparo

Il Puparo non è semplicemente un antico mestierante: è un Maestro, un Artista. Egli è un Operante, colui che dà corpo all’intera Opera dei Pupi. Non canta le storie, le vive e le fa vivere. Narra, impersona e si immedesima nei personaggi, nei sentimenti. Le emozioni, prima che i fatti, sono il fulcro dell’Opera! Il Puparo, infatti, muove e si muove; lotta, ama, soffre, muore, rivive. Il suo respiro è quello dei Pupi. Nel Teatro palermitano, egli è anche la voce di ogni personaggio, uomo o donna indifferentemente. Non imita: interpreta lo stato d’animo che sottende la voce.

I Manianti

Nella complessità dell’Opera dei Pupi, il Puparo è affiancato da altre persone. Sul palco si muovono diversi pupi, umani ed animali, spesso contemporaneamente. Per questo sono indispensabili i Manianti, ovvero coloro che si occupano della manipolazione dei Pupi. A loro è affidato il difficile compito di muovere figura come animali, mostri fantastici, personaggi minori che – con il protagonista – riempiono il palco durante una scena. Fra fili e aste di metallo, è agevole immaginare quanta e quale abilità sia necessaria per evitare intrecci indesiderati! Ma, nel caso ciò accadesse, basterà che il Puparo lo sottolinei con scherzo o ironia, perché anche questo diventi elemento d’azione.

I Manianti dell'Opera dei Pupi
I Manianti dell’Opera dei Pupi di Mimmo Cuticchio ph©Patrizia Grotta

I Combattenti

Caratteristica dell’Opera dei Pupi sono le battaglie, i duelli. Fra Cristiani e Saraceni, fra Paladini e creature mostruose: le azioni spettacolose non mancano. E, per la loro impetuosa dinamica, richiedono una manualità specifica, abile e agile. Ecco, quindi, che ci sono i Combattenti, aiutanti del Puparo presenti in prima quinta specializzati proprio in queste azioni di guerra, fra i clangori delle armi, le grida dei duellanti e i versi ruggenti degli animali.

Degli eroi e delle eroine dell’Opera dei Pupi

Poi ci sono i personaggi in senso stretto, ovvero le figure epiche che vivono sul palco. Come vi dicevamo, questi Personaggi sono tradizionalmente tratti dalle storie dei Paladini francesi vissuti alla corte di Carlo Magno e resi immortali dai poemi epici-cavallereschi di Ariosto e Lodico. Così abbiamo Orlando, Ruggiero, Astolfo, Rinaldo. E l’ambita principessa Angelica, o la coraggiosa e bella guerriera Bradamante. Il cattivo per eccellenza è il Conte Gano di Magonza, mentre su tutti svetta Carlo Magno. E tanti altri uomini e donne, maghi e streghe, vividi in intrecci narrativi semplici ma di inesauribile impatto.

I suoni

L’Opera dei Pupi non è soltanto un dono per gli occhi: nel suo svolgersi, coinvolge attivamente anche le orecchie del pubblico. I suoni dell’Opera, infatti, sono un indispensabile elemento complementare, che sottolinea, accompagna, sostituisce, riverbera l’azione. Si parte dalla sonatura, ovvero l’accompagnamento musicale. La musica serve a scandire i ritmi e a differenziare le scene: così una marcia avrà una sua musica, una battaglia ne avrà un’altra e così via. All’origine, erano pochi strumenti tradizionali; oggi possiamo trovarci ad ascoltare veri e propri ensemble di concerto! Poi ci sono altri suoni, che segnano il ritmo narrativo. Tipico è il battere di uno zoccolo di legno sul palcoscenico, come anche il tramestio dei piedi. Anche in questo caso, i colpi non sono suoni disarmonici: assumono piuttosto un ritmo che muta in base al personaggio sulla scena. Capolavoro percettivo!

Opera dei Pupi Cuticchio
A Palermo, chi dice Pupi dice Cuticchio ph©Patrizia Grotta

I luoghi dell’Opera e dei Pupi

Oggi, a Palermo, dire Opera dei Pupi significa dire Mimmo Cuticchio e la sua famiglia. Erede della tradizione iniziata dal padre Giacomo – allievo a suo volta dell’ultima generazione di una delle prime famiglie palermitane di pupari, i Greco – Mimmo tiene in scena i suoi eroi e le sue eroine. Con il figlio Giacomo – autore delle “colonne sonore” – ha saputo traghettare la tradizione dei Pupari nel nuovo millennio, mantenendone lo spirito ma modificandone gli elementi ormai anacronistici. Il linguaggio, ad esempio, è frutto di questo importante cambiamento: nella forma, poiché dal dialetto serrato si è passato all’italiano; nei contenuti, che si sono armonizzati ad un pubblico composto anche da bambini.

Pupi di farsa nella Collezione Giacomo Cuticchio a Palazzo Branciforte
Pupi di farsa nella Collezione Giacomo Cuticchio a Palazzo Branciforte ph©Patrizia Grotta

Se, oltre a godere dello spettacolo teatrale d’Opera, volete incantarvi su vari esemplari di Pupi, Palermo vi offre più possibilità. Connessa alla famiglia Cuticchio è la collezione Giacomo Cuticchio di Pupi siciliani custodita a Palazzo Branciforte. Qui, all’interno della bellissima struttura lignea del “Monte di Santa Rosalia”, Pupi epici e di farsa e teatrini originali vi accoglieranno con immutata magia. Altro luogo in cui respirare pienamente l’incanto dei Pupi è il Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino. Qui, immersi nella malia di un universo fatato, potrete conoscere con occhi le differenze fra le due scuole dell’Opera. Esistono infine collezioni private, fra cui segnaliamo quella del Maestro Franco Bertolino e la Collezione Opera dei Pupi dell’agenzia di viaggi Conca d’oro. Che sia in scena, che sia in un Museo, fatevi un regalo: non rinunciate alla Meraviglia dei Pupi siciliani.

Patrizia Grotta

Autore: Patrizia Grotta

Psicologa e Psicoterapeuta umanista, nonché personal writer con lo pseudonimo di Ljus av Balarm. Unisce psicologia e scrittura creativa nell’ideazione e facilitazione di laboratori psicocreativi di lettura e scrittura. Si occupa anche di biblioterapia.
Inizia lo spettacolo: è l’Opera dei Pupi! ultima modifica: 2019-11-12T13:55:46+01:00 da Patrizia Grotta

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