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Un tesoro da scoprire: il Museo geologico e paleontologico Gemmellaro

Museo geologico e paleontologico Gemmellaro

Un buon Palermitano lo sa: non c’è mai fine alle sorprese che la nostra città sa riservarci. Ben noto agli addetti ai lavori, territorio misterioso per tutti gli altri, il Museo geologico e paleontologico Gemmellaro è una di queste. In un viaggio stupefacente tra rocce ignee, fossili, cristalli e chicche ammalianti, le sue sale ci portano dentro la storia naturalistica della Sicilia. Ve ne presentiamo un assaggio, per stimolare in voi la fame di conoscenza!

Tre uomini per il Museo geologico e paleontologico Gemmellaro

Permetteteci una parentesi alla Alberto Angela e fateci partire dalle basi: che cosa è la geologia? E cosa la paleontologia? La geologia è la scienza che studia la Terra e i processi fisico-chimici che la plasmano e la trasformano attraverso l’evolversi del tempo. La paleontologia, invece, è la scienza naturale che studia gli esseri viventi vissuti nel passato geologico e i loro ambienti di vita sulla Terra. Insieme, le due branche ci forniscono interessanti quanto necessarie informazioni su che cosa è stata l’Umanità e che cosa è stato il nostro Pianeta prima degli scenari a noi noti. Entrare, quindi, in un luogo che contenga testimonianze di queste due scienze è come sfogliare un album di ricordi che attraversa milioni di anni! Qualcosa che alla scienza unisce un carico emotivo inaspettato. Il nostro Museo geologico e paleontologico Gemmellaro vede la luce, in nuce, nel 1838, grazie all’opera di Pietro Calcara.

Collezione di coralli in Sala Burgio al Museo Gemmellaro
Collezione di coralli in Sala Burgio ph © Patrizia Grotta

Palermitano, laureato in medicina, riceve diciannovenne l’incarico di Curatore del Museo. È lui che comprende l’enorme potenziale delle raccolte presenti nel Gabinetto di Scienze naturali della Regia Accademia degli Studi. Ne delinea e realizza un riordino ragionato e per tutta la vita ne fa fulcro dei suoi brillanti studi. Possiamo immaginarlo: giovane, entusiasta, in una sorta di paese delle meraviglie che plasma su sua volontà! Il suo appassionato lavoro è lascito prezioso per il successore, quel Gaetano Giorgio Gemmellaro cui il Museo è intitolato. In carica dal 1861, Gemmellaro crea quella che presto diventa la realtà museale più valente della città e tra le più importanti d’Europa. Su questa, però, si abbatte la Seconda guerra mondiale, con gravissimi danni ai locali, decretandone la chiusura. Bisogna attendere il 1985 perché un nuovo grande curatore, Enzo Burgio, ne promuova la riapertura, in nuova sede, e ridia ordine e luce alle collezioni.

Anche i Musei traslocano

La guerra, quindi, decreta la lunga pausa dell’attività del Museo, a causa dei danni alla sede. Dov’era allocato il Museo? Vi stupirà apprendere che occupava l’ex Casa dei Padri Teatini, attuale sede della facoltà di Giurisprudenza. Prima il terremoto, che colpì Palermo nel 1941, poi – appunto – i bombardamenti si abbattono sull’edificio e sulle collezioni. Riposti dentro casse, i reperti languono per decenni al buio. Calcara e Gemmellaro ne sarebbero morti una seconda volta! Ormai scalzato dalla Casa dei Teatini – destinata, dopo il restauro, ad altro – l’Istituto di Geologia approda nel 1970 in corso Tukory, dove ancora si trova. In condizioni di ristrettezza, però, poiché inizialmente occupa solo il piano terra, con conseguente sacrificio dell’esposizione. Tra il 1978 e il 1985, intanto, Burgio rilancia l’allestimento museale, che riapre al pubblico. Nel 2005, finalmente, il Museo geologico e paleontologico Gemmellaro si espande per tre piani, a mostrare le sue ricchezze.

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Recenti apparizioni al Museo Gemmellaro ph © Patrizia Grotta

Tre piani per un Museo

Dal nucleo iniziale di Calcara, quindi, ai tre piani dei nostri tempi: un’evoluzione espositiva importante per il Museo geologico Gemmellaro. Più di seicentomila reperti offerti ad un pubblico che, anno dopo anno, diventa meno specialistico e più folto. Lo abbiamo visitato, coinvolti dal passaparola, e curiosi di capire perché un Museo di reperti molto fossili susciti tanto entusiasmo. Il viaggio conoscitivo si dipana per otto sale, ognuna dedicata ad un tema. A piano terra, nella sala Burgio, la collezione di rocce ignee ci mette di fronte ciò che quotidianamente dimentichiamo: la Sicilia e le sue isole minori sono di origine vulcanica! È affascinante scoprire come la potenza vulcanica sia non soltanto distruttrice, ma anche creatrice. Al primo piano, fra altre meraviglie, iniziano le chicche di cui dicevamo. Nella sala dei cristalli, restiamo lungamente a sognare increduli dinanzi la goccia di antico Mediterraneo rimasta incastonata in un cristallo di gesso.

Sala dell'Uomo dedicata a Thea
La Sala dedicata a Thea ph © Patrizia Grotta

Nella sala dell’uomo, conosciamo Thea, donna siciliana vissuta nel Paleolitico superiore: nostra comune progenitrice! Potete scoprirne lo scheletro e la ricostruzione realistica del viso. Ammaliati dal grande modello di ammonite, fra le tre sale dedicate a tempi geologici lontani lontani, ci basta un passo per capire cosa attiri i bambini. Ecco, infatti, le ricostruzioni a grandezza naturale dello scheletro di tre dinosauri. Per l’esattezza: un carnotaurus (parente del T-rex), un più piccolo Thecodontosaurus e una specie di Pterosauro. Confessiamo: non abbiamo resistito alla tentazione del selfie sotto le fauci del primo! Il suo bell’effetto lo fa anche la ricostruzione a grandezza naturale delle mascelle dello squalo più grande vissuto sulla Terra. Per chi non sapesse che un tempo in Sicilia gli elefanti erano di casa, ecco un’intera sala nel terzo piano espositivo. Lo scheletro ricostruito di un Elephas mnaidriensis, proveniente dalla prolifica grotta dei Puntali a Carini, vi convincerà a sufficienza.

Il Museo geologico e paleontologico Gemmellaro: qualche nota dolente

Sì, dopo più di un’ora di visita, abbiamo ben chiaro e condiviso il perché questo Museo attiri da qualche tempo le recensioni positive dei visitatori non specialistici. Le collezioni sono veramente dei tesori unici e imperdibili! Qualcosa, però, non ci ha convinto del tutto. Partiamo dal fattore umano: durante la nostra lunga permanenza nessuno ci ha avvicinato per fornire qualche spiegazione. La presenza umana si è limitata a fornirci un pieghevole e ad accendere un paio di interruttori per qualche esperienza virtuale. Una mancanza non da poco in un Museo geologico e paleontologico per cui, appunto, molti visitatori non hanno basi conoscitive sufficienti. Le didascalie e alcuni pannelli esplicativi sopperiscono in modo appena sufficiente. Confessiamo di aver spesso fatto ricorso a Google per godere appieno del patrimonio offertoci dalle collezioni. E un po’ ci disturbava udire dalla sala d’ingresso le chiacchiere e le risate del personale lì riunito.

Elefanti siciliani in mostra al Museo geologico e paleontologico Gemmellaro
Gli elefanti in Sicilia ph © Patrizia Grotta

Altra perplessità ce l’ha suscitata l’allestimento della Sala Burgio come di quella dei Cristalli. Entrambe appaiono come antiche ed eccessivamente didascaliche, col rischio di far scivolare indifferente il visitatore dinanzi a qualcosa che invece va ammirato in ogni dettaglio. Una nostra precedente visita al Museo D’Aumale di Terrasini ci ha mostrato come sia possibile rendere moderno ed emotivamente coinvolgente anche l’allestimento di questa tipologia di collezioni. Riteniamo che sarebbe un grande successo per il Museo geologico e paleontologico Gemmellaro che i bambini si soffermino affascinati non solo dinanzi dinosauri ed elefanti, ma anche davanti ai cristalli e ai fossili. Sottratti alle bacheche di legno e incastonati in allestimenti più moderni, otterrebbero sicuramente lo scopo, rendendo ancora più imperdibile e ad ampio spettro di pubblico la visita a questa ancora troppo sconosciuta eccellenza palermitana.

Un tesoro da scoprire: il Museo geologico e paleontologico Gemmellaro ultima modifica: 2020-01-11T15:49:42+01:00 da Patrizia Grotta
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