ITINERARI PASSEGGIANDO

Natura, cultura e tradizioni: ecco Terrasini, perla del mare

Terrasini dà il benvenuto

Esauritasi la calca dei giorni che corrono verso Ferragosto, la seconda metà di agosto può rivelarsi propizia per godere l’estate siciliana al meglio. È questo il periodo migliore, infatti, per concedersi passeggiate fuori porta, fine settimana a caccia di luoghi da scoprire o un’intera settimana di riposo. Oggi vogliamo portarvi alla scoperta di un paese che, posto ad una trentina di chilometri da Palermo, può introdurvi in dimensioni incantate. Nella congiunzione fra panorami mozzafiato, tradizioni peculiari e immersioni sorprendenti di cultura: qui sorge e affascina Terrasini.

Terrasini, paese di Mare

Terra Sinus, terra del Golfo: già il nome parla di mare, cui il paese è vocato sin dall’origine. Il mare è tra le principali essenze di Terrasini: lo avrete costantemente sott’occhio, grazie alla posizione rialzata del paese. Mare oggi nell’accezione edonica di turismo, ma un tempo – in parte ancora adesso – in quella della sopravvivenza quotidiana di pescatori e delle loro famiglie. Il Golfo è quello di Castellamare, di cui Terrasini costituisce la porta orientale, a contraltare di quella occidentale – San Vito lo Capo. Seguendo il lungomare, il panorama sullo scorcio di fondo mare azzurro si scopre gradualmente, rivelando il susseguirsi di località fino a San Vito. Ed è proprio seguendo la linea del mare che scopriremo con voi questo delizioso gioiello fra natura e cultura.

Terrasini e il mare: sfumature di un intimo legame

Per raggiungere Terrasini dal mare, percorriamo la salita che – originante dal porto – conduce alla sommità del sistema di falesie che regge il lungomare del paese. Il benvenuto arriva dal cartello che ricorda ai visitatori la vocazione di paese di mare. Quindi incontriamo la statua di San Pietro, patrono dei pescatori. A suo contrappunto – pochi metri dopo – un intrigante murale: la versione acquatica del dono della mela di Eva a Adamo! Ci si rende quindi conto subito dell’intimo legame fra il paese e il mare, in ogni sfumatura. Terrasini ha varie pregevoli opere di architettura, come il Duomo dedicato a Maria Santissima delle Grazie (patrona del paese) e risalente all’inizio del XIX secolo. O come Palazzo La Grua Talamanca e Palazzo Cataldi, oggi rispettivamente sede del municipio e della biblioteca comunale. O ancora come Torre Alba, elemento cardine dell’antico sistema di torri d’avvistamento a protezione delle coste siciliane.

Terrasini: chiesa della Madonna della Provvidenza

Dalla falesia, la chiesa della Madonna della Provvidenza veglia sui suoi pescatori ph © Patrizia Grotta

Eppure, ciò che maggiormente ci colpisce è la semplicità della chiesa di Santissima Maria della Provvidenza. Potete individuarla subito, già dalle spiagge di Magaggiari e della Ciucca – confine naturale fra Cinisi e Terrasini – ed essa veglierà su ogni vostro passo. Rosa e lineare, accoccolata sulla falesia, sorge dal 1923 in luogo di una precedente cappella votiva. Ci fermiamo ad osservarla ed immaginiamo come anche i pescatori, di ritorno dalle notturne battute, tirino un sospiro di sollievo nel vederla a distanza. O si orientino al suono delle sue campane. Custodisce un’icona della Madonna cui è dedicata, antica e in ardesia, e sembra possibile udire l’eco delle preghiere delle donne che a lei hanno affidato mariti e figli.

La Praiola e i suoi Faraglioni

Il paese si sviluppa in una sorta di slancio vitale che dalle colline accorre verso il mare, con case basse su strade che si incrociano ad angolo retto. Il risultato è quello di una sorta di tuffo a strapiombo sulla spiaggia sabbiosa della Praiola – baia incastonata fra due ali di faraglioni. Panorama immortalato in migliaia di foto, soprattutto al tramonto, questo slancio si infrange purtroppo su annosi irrisolti problemi di inquinamento delle acque. Sono questi, infatti, che impediscono la balneazione in una spiaggia che, al suo meglio, è incantevole. Al momento, così, è possibile soltanto rimirare dall’alto uno dei colpi d’occhio più attraenti del Palermitano.

Terrasini: i faraglioni della Praiola

I faraglioni della Praiola ph ©Patrizia Grotta

Le calette tra le falesie

Il lungomare che parte dalla Praiola, e si snoda sinuosa verso ovest, poggia su complesse terrazze di rosse falesie attive, belle quanto fragili. Alla base della scogliera, il lavoro del mare ha creato un susseguirsi di calette dove l’acqua è trasparente, pulita, perfetta per lo snorkeling. Per raggiungerle, dovrete scendere per le falesie, in percorsi a volte facilitati da gradini di umana fattura, a volte tortuosi e di una certa difficoltà. Alcune calette sono ben indicate dalla cartellonistica, altre dovrete scovarle con il vostro spirito di intraprendenti esploratori. Nessuna di loro, comunque, potrà deludervi; anzi, tutte ripagheranno la fatica della discesa e – soprattutto – della successiva ascesa. Il consiglio è di armarvi di scarpette per pietre e scogli e di una bella scorta d’acqua. Oppure di affittare un natante per godervi dal mare il giro delle baie, degli approdi e delle grotte che costellano le scogliere di Terrasini.

Caletta Maidduzza

La prima fermata obbligatoria? Sicuramente Caletta Maidduzza, con l’adiacente Grotta Perciata – formazione naturale di roccia calcarea. Baia minuscola, vi si arriva tramite un paio di alte rampe di gradini artificiali; ha spiaggia pietrosa e il mare attraversato da dorsali di rocce. Il colpo d’occhio è incantevole – come quello delle calette successive – poiché svela la magia cangiante delle rosse scogliere venate di bianco, scintillanti al sole. Giovanni Meli, il medico poeta palermitano, amava frequentare questo luogo , trovandovi ispirazione e pace. Continuando a passeggiare con sguardo attento sul lungomare, individuerete altre linee di gradini scoscesi come di stretti sentieri a malapena creati dall’uso. Vi condurranno ad altrettante calette, anche queste sassose e costellate di scogli, ma dall’acqua fresca, limpida e ricca di flora e fauna mediterranee. Importante: mantenetevi al di qua delle staccionate di legno, poiché in prossimità del dirupo la roccia è friabile con alto rischio di frana.

L’Isolotto di Terrasini

Avrete già notato, nella vostra camminata, la costante presenza del vento, che mitiga la calura estiva. Intanto, sarete arrivati in uno dei luoghi di maggiore incanto, fulcro della rinomata Cala Rossa. È l’Isolotto, così chiamata in onore del grande scoglio che si staglia al centro di questa cala più ampia delle prime. Anche qui raggiungere il mare richiede qualche dote da scalatori e una certa prudenza, ma l’acqua cristallina, tra il verde e il blu, ricca di pesci da ammirare con la maschera, sarà una ricompensa straordinaria. È usanza nuotare dalla riva fino all’Isolotto, arrampicarsi su esso e – per i più coraggiosi – tuffarsi nell’abbraccio di un mare incomparabile. Suggerimento: per risparmiarvi la discesa scoscesa, non fermatevi al primo ingresso, quello che si apre sulla vista dell’Isolotto! Procedete, piuttosto, per qualche centinaio di metri, fino ad intercettare un secondo accesso – seminascosto dal cancello d’ingresso del SeaClub, ma segnalato dalla cartellonistica. Qui le rocce sono sostituite da una scalinata artificiale, più comoda e sicura sebbene – in salita – richieda un paio di soste per riprendere fiato.

Terrasini: Cala Rossa e il suo Isolotto

Cala Rossa e il suo Isolotto ph © Patrizia Grotta

Cala Porro

Angolo di mondo sublime all’interno della Riserva Naturale orientata di Capo Rama – punta di diamante del territorio terrasinese. Sormontata dal volo di gabbiani reali e avvolta dal fiorire di cipollaccio – da cui prende il nome – questa falesia a strapiombo è costantemente cesellata dalle onde battenti. Alta una trentina di metri, custodisce una grotta frequentata dall’uomo sin dall’era preistorica, quando i naviganti vi cercavano riparo dalle tempeste. Raggiungerla dall’alto è da tempo proibito per via della friabilità della roccia, ma resta possibile ammirarla dal mare – nel rispetto delle normative sulle Riserve. A proteggerla, sul versante occidentale, si erge la Torre di avvistamento di Capo Rama, raggiungibile a piedi attraverso uno dei suggestivi sentieri della Riserva.

La Riserva naturale orientata di Capo Rama

Vi suggeriamo caldamente una visita alla Riserva, esperienza naturalistica completa e appagante nel cuore della flora mediterranea, su una vista mozzafiato del Golfo! Si estende in un ampio raggio, che va da Cala Rossa, comprende punta Catalana e giunge a capo Rama. Riserva Naturale Orientata dal duemila, segue lo snodarsi delle alte falesie calcaree e ospita un’interessante varietà di flora e fauna mediterranee. Imponente è la distesa, circa cinque ettari, di palma nana – l’unica specie autoctona europea. Sulla carta, tre sentieri naturalistici a tema consentono di scoprire ogni segreto dell’Area. In realtà, dal maggio di quest’anno, il sentiero tre – che segue a filo il dirupo della falesia – è interdetto all’accesso per questioni di sicurezza. Il sentiero uno, statene certi, vi darà comunque da vedere! Nel silenzio di attività umane e tra i suoni della natura, questa passeggiata di lieve difficoltà vi porterà da Cala Porro fino alla Torre di avvistamento del XV secolo.

Terrasini: la torre di avvistamento nella riserva di Capo Rama

La Torre di Capo Rama svetta fra le palme nane ph © Patrizia Grotta

Vi inoltrerete fra le palme nane, foresta in miniatura; vi fermerete a scoprire i fossili di megalodontidi sulle rocce; cederete il passo a lucertole rossicce e a qualche biacco intraprendente. Fino ad arrivare, meta conquistata, alla Torre di avvistamento, avvolta dall’abbraccio intenso del Golfo. Il contrasto fra il bianco delle pietre e l’azzurro di mare e cielo è scenografico! Il nostro consiglio: andateci nel tardo pomeriggio e attardatevi fra i sentieri – tutti ben segnalati – fino a godervi il tramonto che accende di rosso la Torre e l’Orizzonte.

Palazzo D’Aumale

Non occorre lasciare il mare per addentrarsi nell’essenza culturale di Terrasini. Proprio a pochi metri di distanza dall’affaccio sulla Praiola, infatti, sorge Palazzo d’Aumale, Museo Regionale di Storia Naturale e Mostra permanente del Carretto Siciliano. Edificato nei primi decenni del XIX secolo, vede svelata nelle sue linee squadrate la propria origine. Nasce, infatti, come magazzino di stoccaggio dei vini prodotti nella tenuta Zucco di Partinico. Poco dopo, ad acquistarlo è Henri D’Orléans, duca d’Aumale, giunto esule in Sicilia dalla Francia. Entrato, infine, nel patrimonio della Regione siciliana, dal 2001 custodisce dei piccoli tesori nelle collezioni di archeologia, etnoantropologia e scienze naturali. Non vogliamo certo procedere con una lista di spoiler sul contenuto delle collezioni, ma ci piace darvi qualche curiosità. Ad esempio, vi diremo che la visita alla collezione archeologica ci ha resi esperti sulle anfore dell’antichità! Il Museo custodisce a decine questi manufatti e ne spiega ampiamente produzione, forma e destinazione d’uso.

Terrasini: ammoniti a Palazzo D'Aumale

Ammoniti a Palazzo D’Aumale ph ©Patrizia Grotta

La sezione naturalistica ci accompagna nel percorso di formazione ed evoluzione geologiche della nostra Terra. Impossibile non fermarsi ad ammirare le ammoniti o esclamare di sorpresa quando scopriamo che la Sicilia fu abitata un tempo da elefanti ed ippopotami! Innamorante la sezione dedicata alle imbarcazioni da pesca – fulcro vitale di Terrasini. Decine di modellini in legno restituiscono la varietà e la bellezza di questi che difficilmente possiamo chiamare semplicemente strumenti di lavoro. Abbiamo impiegato lunghissimi minuti a studiarli minuziosamente uno per uno, scoprendo nomi e forme di un mondo immenso. Vaicca i nassi e Vaicca i saddi, Paranzella, Uzzitu, Vuzzarieddu: sono solo alcuni dei nomi suggestivi, tutti da scoprire.

Il Carretto siciliano

Dalle barche ai Carretti siciliani, mezzo di locomozione simbolo del folklore siciliano, nonché fulcro dell’esposizione a Palazzo D’Aumale. La prima scoperta che facciamo è che la sua storia non è antica quanto credevamo; i primi esemplari, infatti, risalgono alla prima metà del XIX secolo. Prima del loro avvento, erano i Vurdunara (mulattieri) con i loro muli a trasportare merci e persone da una parte all’altra dell’Isola, attraverso polverose e sconnesse trazzere. Il Carretto, oggi ammirato oggetto da collezione, non era destinato all’uso di passeggeri abbienti, lo sapevate? Era, piuttosto, strumento di lavoro per contadini o venditori di merci. Eppure, la teoria straordinaria di colori e illustrazioni, la perfezione minuziosa degli intagli e la cura nella manutenzione li rendono capolavori di artigianato. Solo la domenica, sui carretti veniva montata una seduta (un’asse) e la famiglia del proprietario saliva a bordo per andare a messa o in visita.

Terrasini: pregiato esemplare di carretto siciliano

Pregiato esemplare di carretto siciliano a Palazzo D’Aumale © Patrizia Grotta

A Palazzo D’Aumale potrete fare incetta di carretti, in un’esposizione permanente che vi svelerà ogni segreto su questo simbolo siciliano. Ad esempio, la differenza fra la scuola palermitana e quella trapanese o catanese o il procedimento con cui le ruote venivano colorate. Curiosità: tra gli altri, c’è un carretto nudo, ovvero di legno non ornato! Non vi diremo nient’altro: questo mondo incantato di artigianato e storia siciliana deve essere visto con i propri occhi e gustato con i propri sensi!

La Festa di li schietti

Dal Carretto, tradizione siciliana, ad una tradizione peculiare di Terrasini, che nel Museo trova posto in una lunga esposizione di suggestive foto d’epoca.  È la sorprendente Festa di li schietti,  che ha reso simbolica e folkloristica un’antica usanza del paese. Protagonisti un giovanotto, una fanciulla e… un albero di arancio, Sì, proprio un arancio, altro nume simbolico della nostra Isola. Intenzionato a conquistare la fanciulla, il giovanotto doveva portarsi sotto il suo balcone per compiere un’impresa degna dell’intenzione. Quale? Incredibile a dirsi, ma doveva sollevare sul palmo di una mano un alberello di arancio amaro dal peso di circa cinquanta chili e reggerlo il più a lungo possibile! A ricompensa dello sforzo, riceveva finalmente la tanto sospirata mano. Ci spiegano che il segreto per sollevare l’alberello non è tanto la prestanza fisica, quanto l’addestramento alla tecnica per l’equilibrio. E le foto, che mostrano anche giovani non proprio atletici reggere fieri sulla mano alzata il loro alberello, ci convincono adeguatamente! Oggi – forse – conquistare la propria bella non è più uno sforzo fisico, ma l’usanza è rimasta ed è diventata una sfida, che anima e colora le vie del paese a Pasqua.

Le panchine di Terrasini

In conclusione, vogliamo suggerirvi un itinerario che unisce cultura, arte e panorama. Da giugno, infatti, Terrasini si è arricchita di cinque panchine in ceramica che costellano il lungomare, dall’affaccio sul porto fino a Cala Rossa. Sono l’omaggio a cinque illustri Siciliani: Andrea Camilleri (tra porto e Praiola), Rosa Balistreri (a fianco della villa municipale), Giovanni Meli (alla Maidduzza), Leonardo Sciascia (dietro il piazzale degli innamorati) e Pasquale Tornatore (a Cala Rossa).

Terrasini: panchina dedicata a Giovanni Meli

La panchina dedicata a Giovanni Meli ph ©Patrizia Grotta

Prendetevi tempo e passeggiate per il lungomare, fermandovi a contemplare ogni panchina. Poi – scelta la vostra preferita – accomodatevi e ammirate come l’immenso del mare abbracci questo paese, perla di natura e cultura.

Patrizia Grotta

Autore: Patrizia Grotta

Psicologa e Psicoterapeuta umanista, nonché personal writer con lo pseudonimo di Ljus av Balarm. Unisce psicologia e scrittura creativa nell’ideazione e facilitazione di laboratori psicocreativi di lettura e scrittura. Si occupa anche di biblioterapia.

Natura, cultura e tradizioni: ecco Terrasini, perla del mare ultima modifica: 2019-08-19T16:13:18+02:00 da Patrizia Grotta

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