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L’omaggio di Palermo ai caduti della Prima guerra mondiale

Omaggio ai Caduti: la sala delle Bifore a Palazzo Sclafani, sede della mostra

Europa, inverno 1919 – cento anni fa. La Prima guerra mondiale ha avuto termine, lasciando l’Europa in macerie. Se da un lato i Governi rincorrono la necessità di una pace globale che ristabilisca gli equilibri internazionali, dall’altro comprendono l’ingenza del sacrificio umano che la guerra è costata. A questo sacrificio, centinaia di città e paesi in tutta Italia rendono onore e pietà. Tra le altre, Palermo rende il suo omaggio ai Caduti con monumenti e targhe che rappresentano oggi un itinerario di memoria ed emozione.

La guerra e la memoria

Dopo tre anni di battaglie (1915/18) e circa 680.000 morti, l’Italia siede da vincitrice ai lavori parigini della Conferenza di Pace. Ad essa, le Nazioni sfiancate dalle ostilità affidano il complesso obiettivo di ricucire un continente devastato da quattro interminabili anni di guerra (1914/18). Tocca al trattato di Versailles, stipulato da 44 nazioni il successivo 28 giugno, il compito di offrire al mondo l’illusione di un equilibrio ristabilito. Illusione che si infrangerà già poco più di vent’anni dopo, quando la Seconda grande guerra rivelerà la fragilità degli accordi. La prima guerra non provoca soltanto morti, ma anche centinaia di migliaia di feriti e di mutilati – vittime viventi della violenza bellica. I Siciliani combattono su tutti i fronti della Guerra, costando alla nostra Regione il sacrificio di circa sessantamila vite. Una quantità impressionante, che dà alla Sicilia l’onere di un quarto posto fra le regioni italiane per numero di morti.

Omaggio ai Caduti: monumento presso il Giardino inglese

Il monumento presso il Giardino inglese ph.©Patrizia Grotta

Tra il 1919 e il 1922, città e paesi di Sicilia piangono le loro vittime non solo nell’intimità domestica, ma anche nelle piazze pubbliche. In loro memoria, infatti, appaiono lapidi e targhe, volute da amministratori locali, associazioni di lavoratori e imprenditori progressisti. Dopo, i tributi iniziano a prendere forma di piccoli monumenti, opere di artigiani del marmo e del ferro battuto. Bisogna attendere il 1922 perché la commemorazione venga ufficialmente uniformata, rendendo il fenomeno tanto capillare quanto obbligatorio. Precise direttive governative indicano alle amministrazioni locali necessità e modalità della commemorazione. Dal sentimento privato e spontaneo si passa, allora, al senso pubblico e simbolico della celebrazione. Anche Palermo si dota del suo omaggio ai Caduti e una preziosa scia di targhe e monumenti si diffonde nella città, costellandola di “luoghi della memoria”. Non solo simboli di pietà e dolore, ma anche opere di mirabile valore artistico, affidate ad alti esponenti dell’architettura.

Dalla memoria del sacrificio alla celebrazione della vittoria

A questi luoghi di memoria è dedicata la mostra “Dalla memoria del sacrificio alla celebrazione della vittoria”, ovvero la Prima guerra mondiale nella cultura artistica e architettonica siciliana – a Palazzo Sclafani fino all’11 aprile. In un’incalzante serie fotografica, la mostra presenta la straordinaria proliferazione di monumenti commemorativi che attraversa Palermo e l’Isola. Non solo opere a se stanti create ex novo – sculture e steli – ma anche elementi che decorano edifici pubblici esistenti (uffici amministrativi, scuole, università). Le tracce di quest’opera commemorativa toccano anche esemplari di edilizia privata d’eccellenza, che si dotano del loro omaggio ai Caduti. In alcuni casi si costruiscono persino interi edifici, soprattutto sedi assistenziali e casamenti per mutilati. Al servizio di entrambe le tipologie di commissione, nomi di spicco dell’arte palermitana. Fra tutti, il progettista Ernesto Basile, cui Palermo deve in maggioranza il suo omaggio ai Caduti, e gli scultori Antonio Ugo e Mario Rutelli.

Omaggio ai Caduti: la Vittoria alata a Palazzo Ajutamicristo

La Vittoria alata a Palazzo Ajutamicristo ph. ©Patrizia Grotta

La mostra si snoda tra monumenti commemorativi e celebrativi, parchi delle rimembranze e Luoghi per la memoria, edilizia assistenziale, opere e targhe per la memoria, testimonianze e cimeli. In questo percorso, segue iconograficamente il cambiamento di simbologia che divide la celebrazione ai Caduti in due momenti storico-artistici. Si parte, infatti, dalla compassione per la morte per arrivare all’esaltazione della vittoria ottenuta tramite queste morti. Dal dolore per il sacrificio e la perdita al trionfalismo – avulso dai fatti – esaltante l’immolazione per la Patria. Dalla drammaticità del Milite Ignoto – ispiratrice di pietà – giungiamo alla gloria della Vittoria alata – esaltatrice di potenza. Fotografie dell’epoca – preziose testimonianze di una Palermo e una Sicilia ante “progresso edilizio” – raccontano di provincia in provincia questa memoria concreta di marmo, ferro, alberi. E sotto esse si susseguono didascalie, narranti di architettura e vita che si fondono forse più che mai altrove.

Itinerario palermitano nell’Omaggio ai Caduti: attorno a via Roma

L’effetto estetico che la mostra provoca è di ispirare un itinerario peculiare per conoscere Palermo: quello che segue il dipanarsi delle opere con cui la città rende omaggio ai caduti. Così, usciti da Palazzo Sclafani, ci dirigiamo alla prima tappa: la Vittoria Alata, bronzo di Antonio Ugo, ospitato a Palazzo Ajutamicristo. La bellissima giovane con posa sinuosa e spada sguainata mostra il trionfo piuttosto che il sacrificio. E ne è ottimo simbolo: realizzata nel 1922, trafugata dal Palazzo delle Finanze nel 2013 e ritrovata pochi mesi dopo (tagliata in 3 parti!), è stata recentemente restaurata. Dalla gloria, al ferimento, alla rinascita! La nostra seconda tappa è un esempio di “decoro” che arricchisce un palazzo esistente: è il monumento ai Ferrovieri caduti in guerra all’interno dell’ex palazzo delle ferrovie di via Roma. Qui, nell’abbraccio muliebre che sostiene il corpo d’uomo privo di vita, protagonista è il dolore.

Omaggio ai Caduti: monumento preso il Palazzo delle Ferrovie, via Roma

Monumento preso il Palazzo delle Ferrovie, via Roma ph.©Patrizia Grotta

Attraversando gran parte di via Roma, in direzione piazza Sturzo, ci fermiamo al cospetto della targa che tanto ci emoziona. Opera di Ernesto Basile (1919), affissa su un angolo del Palazzo delle assicurazioni generali di Venezia, esprime la gratitudine dei profughi friulani che Palermo accolse durante la Grande Guerra. L’aspetto più dolce, diremmo, di una guerra: quello della solidarietà. Le volgiamo malvolentieri le spalle e ci dirigiamo alla facoltà di giurisprudenza, via Maqueda, nel cui atrio centrale troviamo la targa di Basile (1924) e il lungo elenco di nomi degli universitari caduti in guerra. Tappa successiva è quella su cui maggiormente ci interroghiamo, poiché ci appare come un paradosso tra trionfalismo e sconfitta: la casa del Mutilato di via Scarlatti, opera razionalista di Giuseppe Spatrisano. La sua trionfalistica frase “tempio munito fortezza mistica” sembra disperdersi nel tondo di cielo alle sue spalle.

Itinerario palermitano nell’Omaggio ai Caduti: via Libertà

Ci allontaniamo dal centro storico e via Libertà ci porta al Giardino inglese, custode della Stele, opera di Basile, con cui Palermo omaggia i caduti con medaglia d’oro. Elenchi di nomi, che sottraggono alla fumosità del termine “Caduti” uomini in carne ed ossa, con la loro storia, la loro individualità. E, pregni di questo omaggio ai caduti, portiamo con noi la domanda: quali pensieri attraversano la mente di un uomo che si slancia in battaglia, corpo a corpo, contro il nemico?
Basta attraversare un paio di strade, per trovarsi dinanzi ad un cancello su cui campeggia la scritta “Cripta ai Caduti“. È l’accesso al Sacrario dedicato alle vittime della Grande Guerra annesso alla Chiesa di Santa Rosalia in via Marchese Ugo. Anche questo opera di Ernesto Basile. Il cancello serrato è come una barriera, simbolo del tempo che si frappone fra la Memoria e le azioni odierne, che sembrano negarla.

Omaggio ai Caduti: la casa del Mutilato, via Scarlatti

La casa del Mutilato, via Scarlatti ph.©Patrizia Grotta

Camminiamo ancora, finché il bellissimo viale di Platani non sfocia nell’elegante loggiato che circonda la nostra ultima tappa: il monumento di Basile ai Caduti in piazza Vittorio Veneto. Omaggio ai Caduti principale e maggiormente conosciuto dai Palermitani, nasconde un segreto, svelato in realtà dalla sua data di edificazione, 1909-1910: ben prima della Guerra! Esso, infatti, nasce come Monumento Commemorativo del 27 maggio 1860, ma, per nuove esigenze commissionatrici, viene riciclato in Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale. Il geniale progettista palermitano celebrò la nuova simbologia con la costruzione dell’emiciclo di colonne che abbraccia il monumento. La frase incisa sul marmo, però, non perde di significato, poiché essa è monito universale da non dimenticare. «Riecheggi nella coscienza dei popoli il tuo ruggito, o Palermo, sfida magnanima a tutte le perfide signorie, auspicio di liberazione a tutti gli oppressi del mondo».

L’omaggio di Palermo ai caduti della Prima guerra mondiale ultima modifica: 2019-04-02T10:29:46+02:00 da Patrizia Grotta
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