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Quando i bambini non conoscevano la noia: i giochi di una volta

giochi di una volta: U Piriddu

Se un Palermitano adulto della metà del XX secolo fosse catapultato, viaggiando attraverso il tempo, nella Palermo odierna, da cosa capirebbe di trovarsi nel futuro? Non dalle auto, che vanno ancora su quattro ruote e non si sollevano in volo per evitare il traffico. Non dalle strade, che in alcuni punti della città sembrano ancora reduci dai bombardamenti. E nemmeno dalle abitudini civiche, che in molti concittadini non si sono modificate di molto. Da cosa, allora, il nostro viaggiatore del tempo capirebbe di essere in un millennio futuristico? La risposta forse potrà stupirvi, ma – quando ve l’avremo data – non potrà che sembrarvi ovvia. Perché il turista del tempo sicuramente sarebbe spiazzato da giochi e giocattoli moderni, profondamente diversi dai giochi di una volta!

Un mondo senza noia

«Di bambini ne ho visti e cresciuti tanti: la differenza non è quella che dicono, che i bambini di oggi sono più intelligenti. Anche i bambini di prima lo erano e di più, perché non avevano gli aiuti di oggi. La vera differenza la sai qual è? Che i bambini di una volta non sapevano nemmeno che esistesse questa cosa: la noia!» A pronunciare questa sentenza è nonna Lia, energica e acuta donna di 91 anni che incontriamo per caso e che ci strega. Nonna, in senso stretto, non lo è, non essendosi mai sposata – cosa che ritiene il segreto della sua lunga e sana vita. Attraverso i decenni, però, per ben 60 anni, nonna Lia si è presa cura di un numero immenso di bambini e ragazzini. Ha iniziato a quindici anni, durante la Seconda Guerra Mondiale, e, in modo saltuario e a titolo di amicizia, lo fa ancora adesso.

Giochi di una volta: modellino di alfa romeo 159

Modellino d’epoca di Alfa Romeo 159 (collezione privata) ph©Patrizia Grotta

«Ho letto i cambiamenti del mondo nei giochi e nei comportamenti di questi bambini, che oggi niente hanno a che spartire con i picciriddi che cercavano di non piangere mentre le bombe cadevano sopra i rifugi!» Nonna Lia si dice certa che la noia nei bambini sia arrivata con il progresso, con il benessere, con questi giochi moderni che spengono la fantasia e alimentano la solitudine. Ed è guida perfetta nell’universo dei giochi di una volta, in cui qualsiasi oggetto e parola erano buoni per inventarsi qualcosa e farla durare ore. Rametti per fabbricare fionde, tappi di bottiglia per imbastire gare, monconi di gessetto per creare percorsi, corde per saltare. E parole sciocche per sfidarsi, come quando bastava una tiritera per eliminare gli avversari: peri unu, peri rui, peri tri, tippiti tappiti e un biscuottu. E gli eliminati tornavano comunque in gioco al nuovo inizio – senza traumi e senza arroganza.

I giochi di una volta

«Qualcuno dice che i bambini del secolo scorso erano più stupidi perché, a guardarli ora, quei giochi di una volta sembravano stupidi. Invece è stupido scambiare per stupidità la bellezza della semplicità! Cosa c’è di stupido nella fantasia, nella pazienza di aspettare, nell’ingegno del tutto dal niente?» Si accalora nonna Lia! E noi cogliamo tutta la verità delle sue parole. Che giochi erano, quindi, questi che non conoscevano noia? Nonna Lia distingue, giustamente, i giochi dai giocattoli. I primi sono rituali più o meno strutturati, con regole; i secondi sono oggetti di divertimento con i quali fare dei giochi. Ma non tutti i giochi richiedono giocattoli! Partiamo quindi da questi ultimi, che sono la categoria più semplice.

I giocattoli senza noia

Regina dei ricordi di nonna Lia è a strummula, ovvero la trottola! Da quella di legno con un laccetto per caricarla a quella di plastica robusta e colorata con lo stantuffo a molla. Se non potevi comprarla, e spesso capitava, nessun isterismo: ognuno andava in cerca di un ingrediente necessario tra ferro, legno e corda, e il tutto si assemblava seduta stante! Lo stesso si faceva con le macchinine: un pezzo di legno piano, 4 rotelline sgangherate e via per la strada tra grida di giubilo e altre di dolore. Nonna Lia si illumina nominando le biglie, piccole sfere di vetro da guidare a forza di zicchettoni attraverso percorsi disegnati sulla strada o sulla sabbia. Lo stesso tipo di gioco poteva essere fatto con i tappi metallici di bottiglia, che diventavano anche oggetto di collezionismo e scambio, soprattutto quelli rari.

Trottola

‘A strummula, ovvero la trottola ph©Patrizia Grotta

I bambini più peperini si dedicavano a fionda e cerbottana, non sempre limitandosi a mirare su bersagli inanimati! Quelli più giocolieri si esercitavano con la corda (le femminucce, soprattutto), facendola roteare in due, tenendola all’estremità, mentre in centro una terza saltellava a ritmo per evitare di inciampare. Oppure con ‘u circhiuni, un cerchione di bici senza raggi e perno, da far rotolare per strada con una bacchetta. Le bambole, ricorda nonna Lia, erano prima di pezza, col faccino disegnato a mano, preziose perché spesso uniche. Per alcune bambine non erano solo un gioco, ma anche fedeli compagne nelle lunghe chiacchierate sui gradini di casa o il bordo dei marciapiedi. E assistevano anche loro agli scambi infervorati fra bambini di quei rettangolini adesivi, con sopra la faccia di un calciatore, che per loro erano oro! L’avvento delle figurine, infatti, segnò una svolta epocale negli interessi dei bambini!

I giochi senza noia

Nonna Lia fa notare che i giochi di una volta erano per lo più di movimento: «forse dovevano anche servire come ginnastica e riscaldamento». Strega comanda colore, ad esempio, dove un giocatore, la strega, declamava “strega comanda colore…” aggiungendo un colore. Gli altri dovevano allora schizzare via a cercare un oggetto di quel colore, da toccare prima di essere acchiappati dalla strega. Fuga strategica era anche protagonista di Ammucciareddu, nascondino, dove un giocatore contava fino ad un tot, dando le spalle agli altri. Costoro correvano a nascondersi, per evitare di farsi catturare. Il cercatore, a sua volta, doveva evitare che qualcuno dei giocatori ancora libero raggiungesse di soppiatto i catturati e toccandoli esclamasse liberi tutti!. Poi c’erano I quattro canti. Si giocava in cinque, quattro disposti a quattro angoli, i canti appunto, e uno in centro a tentare di occupare un canto mentre gli altri correvano da un angolo all’altro.

'U spagnu

‘U spagnu: chi centra il cerchio vince tutto ph ©Patrizia Grotta

Si saltellava nel gioco ‘u piruzzu. Tracciata col gessetto una griglia di dieci caselle sulla strada, si saltava con un piede o con due di casella in casella per raccogliere una pietra, evitando le righe. Movimentato era Acchiana u Patri cu tutti i so figghi, un gioco tra il buffo e il virile – ricorda nonna Lia! Scopo di una squadra era montare in gruppo sui componenti dell’altra e restarvi in equilibrio, all’urlo che dà il nome al gioco. ‘U spagnu, invece, dava il brivido dell’azzardo. Si giocava, infatti, con monetine da lanciare contro un muro così che, di rimbalzo, esse cadessero dentro il cerchio delimitato ad una esatta posizione. Chi centrava il bersaglio vinceva le monetine di chi non riusciva! Per essere giochi di movimento, è chiaro che il luogo fosse la strada. «Strade sicure – dice nonna Lia – dove i genitori lasciavano i figli per ore senza paranoie».

Cosa resta di quei giochi?

«E che resta? Niente» – dice nonna Lia, con un mezzo sospiro. Quel senso di condivisione, di sfida complice, di rivalità pronta a concludersi con un sonoro non c’è niente, ava’ è stato divorato dai videogiochi. Violenza fine a se stessa, «giochi di cui i bambini si stufano dopo mezz’ora come se fossero roba usa e getta. Per non parlare – continua – di questi social che ai ragazzini sembrano un gioco ma che possono diventare tragica realtà». È certa, la nostra guida nei giochi di una volta, che se gli adulti si armassero di pazienza e trovassero il tempo di insegnare ai figli quei giochi, ma anche quelle atmosfere, ne gioverebbero tutti. E gli adolescenti non sarebbero più quelle creature difficili da capire e da gestire che sembrano essere diventati. Sì, sappiamo che la visione di nonna Lia è forse semplicistica, ma potrebbe essere una buona base per restituire freschezza e genuinità ai nostri ragazzi.

Patrizia Grotta

Autore: Patrizia Grotta

Psicologa e Psicoterapeuta umanista, nonché personal writer con lo pseudonimo di Ljus av Balarm. Unisce psicologia e scrittura creativa nell’ideazione e facilitazione di laboratori psicocreativi di lettura e scrittura. Si occupa anche di biblioterapia.

Quando i bambini non conoscevano la noia: i giochi di una volta ultima modifica: 2019-09-18T13:10:13+02:00 da Patrizia Grotta

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