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INTERVISTE

Signori e Signore, Igor D’India: da Palermo al mondo intero!

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Per chi non lo sapesse – ma credo siano rimasti in pochi -, Igor D’India, nato a Palermo nel 1984, è videomaker e documentarista specializzato in outdoor e avventura. Orgoglio della nostra città, non manca certo di farsi valere in giro per il mondo. Basti pensare alla serie web/tv The Raftmakers: dal lui girata e prodotta insieme a POPCult, viene pubblicata nel 2019 sul web, e adesso è su AMAZON PRIME VIDEO. Armato di telecamera e a bordo di zattere, costruite insieme alla gente delle comunità che incontra, Igor documenta le sue esplorazioni di corsi d’acqua che scorrono nei luoghi apparentemente più incontaminati del pianeta. Il suo viaggio, se da una parte, rivela il degrado nascosto, dall’altra, riesce ad abbattere barriere culturali e a far vivere a lui e a noi eccezionali avventure. Oggi, però, vogliamo chiedergli del suo rapporto con la propria città natale: se e quanto l’essere Palermitano abbia contato nella sua vita, rispetto alle scelte fatte e alle innumerevoli avventure vissute.

The Raftmakers
The Raftmakers

“I viaggi di Igor”

Dal Sahara Occidentale (2007, reportage per Peacereporter), al Regno Unito, alla Repubblica Ceca, alla Mongolia (2009, Mongol Rally), passando per l’Afghanistan e il Camerun (2010, Africa Rally), all’Alaska e al Canada (2014), al Laos (2015, fiume Mekong), al Belize (2016), non solo barche a vela per Igor!

Autostop
800The Yukon Blues

Nel 2014 ha viaggiato per 16.000 km in autostop da Toronto allo Yukon Territory, per poi rientrare a Toronto da Fairbanks, sempre in autostop. Tra il 2009 e il 2010, affronta insieme al “Team Est”, il Mongol Rally e l’Africa Rally su una Autobianchi Y10 acquistata per 400 euro.

Y10 Diaries
The Y10 Diaries

Il film The Y10 Diaries ne ripercorre le numerose disavventure e l’Episode I viene premiato come Miglior Film 2010 al The Adventurist Film Festival di Londra. Per non parlare dell’attraversamento, a piedi, del Fiume Oreto: dalla foce alla sorgente, persino nei suoi tratti più impervi, per documentarne le disastrose condizioni ambientali in cui decenni di incuria e inquinamento lo avevano ridotto. Da qui il video divenuto virale Oreto – The Urban Adventure.

Oreto
Oreto – The Urban Adventure

Igor D’india “il Palermitano”: fra avventura e impegno

Oltre il gusto dell’avventura c’è sempre stato di più: i suoi viaggi hanno sempre avuto connotazioni marcatamente sociali, culturali e ambientaliste. Basti pensare all’indagine indipendente del giornale Novaja Gazeta sul coinvolgimento del governo russo nella strage di Beslan, che il Nostro Igor ha seguito, restituendoci il documentario “Le finestre di Beslan” – primo documentario indipendente sull’inchiesta e vincitore del Premio Speciale del Bizzarri Film Festival (2006).

Igor D’India ci racconta di sé, in quanto Palermitano

Che significa o è significato per te essere palermitano?

Nascere a Palermo mi ha dato la possibilità di vivere in situazioni a volte difficili da accettare, ma è una città che dà a chiunque la conosca una quantità di stimoli di riflessione e input pazzeschi. Palermo è una città che vive “incastrata male” tra passato e futuro, un luogo unico al mondo, così come la Sicilia del resto. Puoi vivere tutta la vita in questo territorio e non capirlo mai abbastanza a fondo. Un particolare stimolo per me è stato anche il paesaggio naturale in cui è immersa la città, dal mare al fiume ai monti intorno, neanche volendo si potrebbe disegnare un panorama più completo di questo.

Igor ha navigato, investigato, scandagliato luoghi più difficili o inaccessibili – non solo fisicamente, talvolta anche culturalmente e socialmente – dell’intero pianeta, come pure della nostra stessa città; ha anche goduto e affrontato l’immensità degli spazi più aperti e solitari, per terra, per mare e “per fiume”.

Cosa provi quando torni a Palermo, quando la ritrovi?

Sono sempre molto contento di tornare a Palermo. È molto impegnativo perché ogni volta provo a salutare amici e parenti, gestire dei lavori e seguire la questione relativa all’Oreto, ma quando arrivo provo sempre pace e spensieratezza.

Come la ritrovi? In cosa ti ritrovi?

A volte sembra migliorata, altre sembra sempre la stessa. In realtà ho smesso di chiedermi ogni volta se è cambiata o meno. Ci penserò fra 10 anni. Siamo tutti molto legati alla nostra città e alla nostra Isola, probabilmente proprio per via del continuo contrasto bellezza-orrore che le caratterizza. Mi ritrovo sempre nel forte attaccamento al territorio.

E se dovessi descriverla a chi Palermitano non è?

Per me chi fomenta questa “competizione” rema sia contro il Nord che contro il Sud. Non è questo che serve. Queste sono politiche che possono portare solo a ripetere gli errori del passato e a portare odio e violenza. Possiamo fare molto meglio di così. A chi non conosce Palermo direi “è la città tra le più belle e brutte che vedrete nella vostra vita, difficile non innamorarsene e impossibile non soffrire per le sue vicende”.

Quali tratti, luoghi, esperienze vissute qui, porti sempre con te?

I luoghi in cui ho vissuto per anni. Soprattutto quelli in cui ho passato più tempo da bambino. Il mare di Sferracavallo e Scopello, Cefalù, tutto il quartiere Noce e Zisa, i palazzetti dove giocavo a pallamano con il CUS, o a calcetto con gli amici, il Velodromo dove ho giocato a Football americano. Ma anche il fiume Oreto e Monte Pellegrino che tanto ho amato. Tutto mi ricorda qualcosa del mio passato, per quello ogni volta che torno a Palermo provo a camminare quanto più posso in città e a tornare in questi luoghi. Mi ricorda chi sono e da dove vengo.

Igor D’India e La questione Oreto”

Sappiamo che Igor si è a lungo interessato del nostro Fiume, martoriato luogo simbolo della nostra città. Lo ha esplorato in lungo e in largo. È sulla scorta del video virale che ha realizzato, che si è innescata un’imponente mobilitazione cittadina per avviarne la bonifica.

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Oreto – The Urban Adventure

Da lì – cosa che certamente ha contribuito a concretizzarne il valore di simbolo – la candidatura a “I luoghi del cuore 2018” del FAI. Degli eccezionali risultati conseguiti al censimento FAI, la stampa e i media hanno diffusamente dato conto. Così, anche questa testata: “Il legame affettivo tra il fiume Oreto e Palermo”, “Il fiume Oreto dopo «I Luoghi del cuore»”; “Nemmeno la pandemia ha fermato l’amore di Palermo per il Fiume Oreto”. Conoscendolo, però, sappiamo che il suo impegno per l’Oreto non si è concluso lì, con la premiazione del Comitato Salviamo l’Oreto, in rappresentanza delle numerosissime associazioni promotrici dell’iniziativa.

Come procedono le cose per il recupero del sito?

Seguo costantemente da più di due anni tutte le vicissitudini e gli sviluppi relativi al percorso di recupero del fiume Oreto, concorso del FAI incluso. Si sta preparando il terreno per il contratto di fiume e le circa 30 associazioni di ambientalisti e cittadini, che una volta lavoravano indipendentemente le une dalle altre, sono ora riunite in un Forum molto compatto.

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Oreto – The Urban Adventure

Cosa è stato fatto? Quali criticità si sono rilevate?

Ci sono i soliti problemi legati alla burocrazia e alle responsabilità dei vari enti coinvolti in questo percorso. Sicuramente ora abbiamo aperto un dialogo costante sia con i comuni (Palermo, Altofonte e Monreale) che con la Regione e l’Autorità di Bacino. Ma i tempi per raggiungere risultati tangibili sono ancora molto lunghi e si rischia di incorrere in problemi seri come il cambio delle amministrazioni, la scadenza dei bandi, la perdita di fondi etc. Ogni volta che uno di questi fatti si verifica bisogna ripartire quasi da zero con la progettualità. Va bene che recuperare l’Oreto è una maratona, ma non significa che mentre corriamo dobbiamo per forza saltare in tutte le pozzanghere del percorso, se no arriviamo al traguardo che hanno già smontato tutto.

Dicci la tua: che prospettive abbiamo?

Ho grande fiducia nelle tante persone che stanno diventando “la comunità dell’Oreto” sia tra i cittadini che tra le istituzioni. Questo a prescindere è già un successo sociale enorme.

Igor D’india e l’isolamento, ma quello vero!

Igor ha uno spirito tanto avventuroso e non si è mai fatto fermare da quelli che, per molti di noi sarebbero stati limiti invalicabili, è ha anche saputo affrontare l’isolamento vero, assoluto, totale, nelle profondità di una grotta. Nel 2012, infatti, ha trascorso «700 ore nella Grotta del Pidocchio (Palermo, Monte Pellegrino), a trenta metri di profondità, in completa solitudine, senza riferimenti temporali, né luce naturale, dovendo fare conto unicamente sulla capacità del suo organismo di adattarsi allo scorrere del tempo» (cit. www.igordindia.it).

Come e dove hai trascorso la cosiddetta “quarantena”? Come hai vissuto il lockdown planetario?

Sono stato a casa a Milano a riorganizzarmi per quando il lockdown sarà finito. A breve dovrei ricominciare a lavorare anche io. Durante la quarantena sono entrato in “modalità grotta”, trovando la mia routine quotidiana e progettando il futuro senza pensare troppo al passato. È chiaro che anche io come tutti ho accusato il colpo, anche perché in grotta ci sono andato volontariamente, la quarantena in casa invece è stata imposta. Ma sia io che la mia fidanzata (viviamo insieme da alcuni anni), abbiamo gestito bene la convivenza, rispettando gli spazi reciproci.

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Geologia di un Sogno

E cosa pensi della condotta tenuta dai tuoi concittadini?

Dei miei concittadini palermitani non ho idea perché non posso giudicare in base a quello che leggo sui social o sento dagli amici. Non vivo a Palermo e non mi posso esprimere in merito. Qui a Milano ho visto tanta responsabilità dalla gran parte delle persone, ma siamo sempre in Italia e qualcuno che si sente più “furbo” di te ci sarà sempre. Quindi anche qua ora vedi della gente senza mascherina o che fa i party segreti in giardino. L’Italia deve investire nel senso di comunità e del bene comune, perché poi quando ci sono emergenze serie come le pandemie essere indisciplinati causa la morte di innocenti per comportamenti stupidi e superficiali.

Igor D’India: uno sguardo al futuro

Il tuo sguardo verso il futuro cosa vede?

Un mondo in cui anche le persone dei paesi “ricchi” capiscono che non si può vivere potendo fare tutto ciò che si vuole quando si vuole. Abbiamo delle responsabilità importanti nei confronti dell’ambiente, delle nuove generazioni e di noi stessi. Guardo al futuro con la speranza che aumenti il senso di responsabilità da parte di un numero maggiore di persone di quelle attuali. Non dico da parte di tutti, perché è inutile pensarlo al momento.

The Abyss Clean Up
Abyss Cleanup

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Sono partito con le riprese di Abyss Cleanup, una docu-serie in cui vado alla ricerca di discariche sottomarine con sub e scienziati. Proveremo a trovare e a rimuovere dei rifiuti accumulati sui fondali dei nostri mari. Ne vedremo di tutti i colori secondo me. Ovviamente tra le location principali c’è anche la Sicilia.

The Abyss Clean Up 2
Abyss Cleanup

Qui il video di presentazione del suo ultimo progetto.

Signori e Signore, Igor D’India: da Palermo al mondo intero! ultima modifica: 2020-05-18T16:18:42+02:00 da Valentina Bucchieri
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