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Federico II, verità e leggende sullo “Stupor Mundi” che amava Palermo

Federico II

Statua di Federico II a Napoli (Photo by enzoabramo from Pixabay)

In molti, camminando per le vie baciate dal sole, si innamorarono di Palermo. Abitanti o stranieri, ricchi o poveri, vecchi o giovani, nessuno poteva sfuggire alla sua bellezza. Tra questi, un uomo portava sul capo una corona. Proprio tra le mura del Duomo del capoluogo siciliano, quando era ancora bambino, venne incoronato. E chiunque, nei secoli successivi, udì il suo nome e lo celebrò. Il suo nome era Federico II, noto anche come “Stupor Mundi”.

Federico II, il re di Sicilia

Nobiltà ereditaria e nobiltà d’animo, un connubio che si sposa del tutto nella personalità di Federico II. Una figura che spicca, da protagonista, nel basso Medioevo, periodo ricco di contrasti e conflitti. Un uomo che donò alla Sicilia, e all’Italia intera, un contributo inestimabile. Doni immensurabili, gesta irraccontabili che delineano i tratti di un personaggio che ancora oggi, a quasi un millennio dalla sua nascita, si spezza tra leggende e realtà. Ma quell’uomo tanto politico quanto di cultura, che a quei tempi vantava forse troppi nemici, è oggi inevitabilmente ammirato da chiunque. In ogni angolo della penisola si trova un suo ricordo, un prezioso regalo.

Castel del Monte ad opera di Federico II

Castel del Monte ad Andria, una delle fortezze costruite da Federico II (Photo by Paolo Macorig on Flickr)

Il legame dello “Stupor Mundi” con Palermo

Era il 26 dicembre 1194 quando Federico II venne alla luce a Jesi. Il bambino era l’erede tanto atteso degli Hohestaufen e degli Altavilla. Egli trascorse i suoi primissimi anni di vita in giro per l’Italia, prima di trasferirsi a Palermo. Poche ore prima della sua nascita il padre, Enrico IV, era infatti divenuto re di Sicilia, un titolo che egli stesso avrebbe avuto caro. Quando aveva soltanto quattro anni, infatti, Federico rimase orfano di padre e di madre. Nella Cattedrale di Palermo, il fanciullo fu incoronato re di Sicilia. Costanza d’Altavilla lo aveva posto sotto la tutela del nuovo papa Innocenzo III, ma il suo vero tutore fu il cancelliere Gualtiero di Palearia.

Il giovane sovrano crebbe tra il Palazzo Reale e il Castello Maredolce sotto la tutela dei suoi maestri. Alcuni dicerie narrano che Federico II, da bambino, amasse sfuggire ai suoi tutori per scorrazzare tra le vie di Palermo. Lì, vicoli vicoli, assaporava le diverse culture che abitavano la città, decisive per la sua formazione multietnica. Proprio tra quelle strade, dove ascoltò lingue diverse, poté apprezzare probabilmente il volgare siculo, che egli stesso volle valorizzare insieme ad altri esponenti della scuola poetica siciliana.

Quando Federico II morì in Puglia, il 13 dicembre 1250, per cause non del tutto conosciute, i funzionari imbalsamarono la sua salma. Nei giorni seguenti il corpo fu trasferito a Palermo per essere sepolto tra le mura della Cattedrale, proprio dove era stato incoronato re di Sicilia a quattro anni. In questo luogo giace, entro il sepolcro di porfido rosso antico, come voleva la tradizione normanno-sveva, accanto alla madre Costanza, al padre Enrico VI e al nonno Ruggero II.

Incisione sulla tomba di Federico II

Un fiore fresco sulla tomba di Federico II nella Cattedrale di Palermo (Photo by Gabriella Alu’)

Le leggende intorno a Federico II

Tante sono le leggende che costellano la vita di Federico II, tanto ricca e sonora da poter generare miliardi e miliardi di storie. I racconti narrano di come il re di Sicilia parlasse ben nove lingue. Egli, inoltre, era talmente colto da saper trattare con perizia dei temi più disparati: dall’astrologia alla matematica fino alla filosofia, insieme all’economia e alla scienza. La caccia, invece, era il suo passatempo preferito, che lo condusse anche a scrivere un trattato sulla falconeria dal titolo “De arte venandi cum avibus. A Palermo il sovrano impiantò anche uno zoo, che accoglieva un gran numero di animali esotici.

Federico II nel De Arte Venandi Cum Avibus

Illustrazione di Federico II nel “De Arte Venandi Cum Avibus”, Città del Vaticano, Bibblioteca Apostolica Vaticana (da www.stupormundi.it)

La nascita

Fin dai primi attimi, vi fu grande scetticismo sulla nascita di Federico II. La madre Costanza d’Altavilla aveva quarant’anni al momento del parto, un’età di certo non consueta. Per questa ragione, una leggenda narra che ella, al fine di scongiurare ogni dubbio riguardo alla sua maternità, partorì in un baldacchino allestito nella pubblica piazza di Jesi, località di passaggio in cui si trovava prima di raggiungere Enrico IV a Palermo. Tuttavia, ciò non bastò a evitare alla sovrana le maldicenze. Alcuni, infatti, sostengono che in realtà il neonato fosse figlio di un umile beccaio, che lo diede loro in adozione.
Federico II fu perfino definito l’Anticristo, poiché sarebbe stato generato dall’unione di un monaco e una suora. Il padre, infatti, aveva pensato da giovane di intraprendere la vita monastica e la madre, prima di contrarre matrimonio, pare avesse vissuto in convento. Per tale nomina, secondo alcuni, egli sarebbe risorto a cinquant’anni dalla sua morte.

La morte

Una leggenda narra che l’astrologo di corte avesse rivelato a Federico II che sarebbe morto “sub fiore”, dunque in un paese il cui nome contenesse tale etimologia, vicino a un portone di ferro. Proprio per tale ragione, il re di Sicilia aveva evitato di recarsi a Firenze, dal latino Florentia. A tale destino, tuttavia, il sovrano non poté scampare. Infatti, secondo quanto riporta la tradizione, egli si trovava a caccia a Foggia, nei pressi di un borgo chiamato Castel Fiorentino, quando accusò un malore. Il suo corpo privo di sensi fu trasportato nel palazzo nobiliare. Nel momento in cui riprese conoscenza, Federico II si trovò in un letto di fronte a una porta in ferro battuto murata. Fu allora che egli scrisse il suo testamento. “Ecco che è giunta dunque la mia ora”, ammise alle guardie prima di morire.

Federico II, verità e leggende sullo “Stupor Mundi” che amava Palermo ultima modifica: 2019-03-25T01:26:23+01:00 da Chiara Ferrara
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