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STORIA

I Florio, storia di una epopea durata quasi un secolo e mezzo

Famiglia Florio

La famiglia Florio e la Sicilia, due elementi indissolubili che nel tempo si sono incontrati, per caso o per fortuna, e rincorsi, senza mai lasciarsi. Nella gioia e nel dolore un amore eterno legò i due protagonisti. Le terre sicule donarono tanto, infatti, alla stirpe di imprenditori, e tanto tolsero, ma viceversa accadde. Il segno del loro passaggio tra le strade dell’isola, ancora oggi, è ben visibile agli occhi di chiunque e nessuno può scampare allo sbalordimento che ne deriva. È una storia di prosperità ma non solo, quella che sto per raccontarvi.

Le origini dei Florio

I Florio erano originari di Bagnara Calabra, ma dopo il terremoto che colpì la loro terra nel 1783 furono costretti a trasferirsi. A quel tempo la famiglia calabrese si procurava da vivere attraverso un negozio di prodotti coloniali e di chinino, che serviva a curare la malaria. Il cataclisma sembrava avere spento le loro speranze, ma l’animo imprenditoriale li portò via da quella terra disastrata e li condusse verso una nuova prosperità. I fratelli Paolo ed Ignazio Florio scelsero di approdare in Sicilia, per la pace e la ricchezza che erano garantite nel regno di Ferdinando di Borbone. Nell’isola i due, con duecentomila lire tra le mani, riaprirono l’attività che per anni aveva dato loro sostentamento.

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Tonno Florio

Tonno sott’olio prodotto dai Florio. Nella latta si nota il simbolo della dinastia: un leone che beve lungo un fiume vicino ad un albero di chinino. (Photo by Rino Porrovecchio from wikimedia commons)

I figli di Vincenzo Florio, speranzosi di trovare fortuna a Palermo, non sapevano che avrebbero fatto divenire ricchezza qualsiasi cosa avrebbero toccato con mano. Il negozio in via Materazzai, nel centro storico del capoluogo siciliano, fu soltanto la sede iniziale di un immenso impero. La piccola impresa di famiglia, infatti, col tempo divenne una vera e propria holding che avrebbe dato vita a una lunga serie di fruttuose attività commerciali. Di generazione in generazione, da Paolo e Ignazio fino ai loro ultimi eredi, tra le braccia di cui si spense la dinastia dei Florio.

Un’epopea durata un secolo e mezzo

Quando Paolo morì nel 1807, il figlioletto Vincenzo – che aveva ereditato il nome del nonno – fu affidato allo zio Ignazio, che lo avviò all’attività di famiglia. Proprio Ignazio aveva compreso la necessità di espandere i loro ambiti di interesse oltre la semplice drogheria e, tale intuizione, avrebbe condotto a infinite ricchezze i Florio. In particolare, egli si avvicinò alle tonnare e prese in affitto quella di San Nicola e quella di Vergine Maria. Vincenzo, nella prima metà dell’Ottocento, acquisirà tra le altre anche quella dell’Arenella. Il giovane dimostrerà di avere un gran senso per gli affari e conquisterà, per sé e per la sua famiglia, una fama ben nota in tutta Europa.

Tonnara Florio dell'Arenella

Tonnara Florio all’Arenella (Photo by Mario Messina on flickr)

Vincenzo Florio, dopo la morte dello zio, continuò ad ampliare e diversificare l’impero. Dalle tonnare alle banche, dallo zolfo ai battelli fino al buon vino. Egli, infatti, intraprese la produzione del Marsala e del cognac, che ebbe e tutt’ora ha un inaudito successo. L’industriale produsse tabacco e coltivò cotone, ma non solo. Infatti, un settore a cui si accostò, finora rimasto inedito a Palermo, fu quello della navigazione. Il giovane fondò nel 1840 la “Società dei battelli a vapore siciliani”, che avrebbero coperto numerosi collegamenti fino ad arrivare perfino in America. I contatti dei Florio con le terre lontane e gli stranieri sono ben noti, tanto che proprio Vincenzo fondò con alcuni imprenditori inglesi la “Anglo-Sicilian Sulphur Company”.

Proprio 145 anni fa, Ignazio Florio Senior acquistò le isole Egadi

Nel 1868 Vincenzo Florio morì lasciando un enorme patrimonio al figlio Ignazio, che si dimostrerà un uomo all’altezza del padre. Egli, in particolare, recuperò le tonnare che il suo precessore aveva messo da parte, intuendone le potenzialità. Il 7 marzo  1874 l’imprenditore acquistò, infatti le isole Egadi ancor prima che scadesse il contratto d’affitto di Giulio Drago, insieme ai diritti di terra e di mare, al prezzo di lire 2.700.000. Ignazio, detto “Senior”, promosse qui la tonnara di Favignana, dando lavoro a molti e divenendo famoso in tutto il mondo per il suo tonno sott’olio nelle latte.

Quando Ignazio Florio Senior morì, tra i figli soltanto Ignazio Junior – il più grande – seguì le sue orme. Anche lui, come i suoi precedessori, riuscì a intraprendere nuove attività, che esistono tutt’oggi: Villa Igiea, luogo inizialmente dedito ai malati di tubercolosi ed oggi hotel prestigioso che porta il nome della figlia, e i cantieri navali. Inoltre, egli diede vita al quotidiano “L’Ora“, il cui primo numero uscì il 22 aprile 1900. A fianco di Ignazio si innalzava la moglie, Donna Franca, che seppur non fosse una Florio di nascita dimostrò nel tempo di averne tutte le caratteristiche. Il fratello Vincenzo, invece, si dedicò al mercato automobilistico, fondando la gara automobilistica cosiddetta “Targa Florio”. A lui si devono anche il “Giro Aereo di Sicilia” e il “Corso dei Fiori”.

Vincenzo Florio durante la "Targa Florio" del 1951

Vincenzo Florio si congratula con il pilota Franco Cortese durante la “Targa Florio” (1951)

La fine della dinastia Florio

Il Novecento, tuttavia, non fu prospero per i Florio. La prima guerra mondiale causò ingenti danni a molte delle attività, in particolare industriali e bancarie, della famiglia. Inoltre, né Ignazio né Vincenzo ebbero eredi maschi che potessero occuparsi direttamente del patrimonio. La prestigiosa famiglia fu costretta, dunque, a iniziare a vendere i propri averi e si ridusse in miseria, seppur mantenendo fama e orgoglio. È nel 1989 che si è spenta Giulia Florio, figlia di don Ignazio e della mitica donna Franca, nonché ultima erede della nota stirpe. Con la sua morte, abbiamo detto addio a quella dinastia che per quasi un secolo e mezzo ha regalato a Palermo e a tutta la Sicilia grandi fortune.

Un impero creato non attraverso un titolo nobiliare, ma grazie al lavoro. Ricchezze accavallatesi con la fruttuosa e intelligenze propensione al commercio e all’industria, realtà nuove per la Sicilia. Palermo, così, grazie ai Florio divenne una terra inedita e, ancora oggi, la città ricorda tale famiglia con onore e orgoglio. Nostalgia c’è per le bellezze adesso perdute, ma anche ammirazione per ciò che è rimasto.

I Florio, storia di una epopea durata quasi un secolo e mezzo ultima modifica: 2019-03-07T10:34:43+01:00 da Chiara Ferrara
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