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Palermo post pandemia: e se diventasse il regno delle biciclette?

Palermo e le biciclette

Palermo e le biciclette non è la prima associazione che può venire in mente nel descrivere la nostra città. Condannata senza appello da un film di Benigni ad essere piuttosto sinonimo di traffico, il capoluogo siciliano è decisamente lontano dall’immagine di molte città nordeuropee. Eppure, gli scenari post pandemia promettono di stravolgere – insieme a molti altri elementi psicosociali – persino questo stereotipo. Dopo le bistrattate piste ciclabili e il semisconosciuto bike sharing, arriva infatti la notizia dell’istituzione di una Consulta comunale delle biciclette. Dove? A Palermo, credeteci. E non è una bufala! Conviene, allora, fare il punto sul rapporto fra Palermo e le biciclette, per essere preparati al potenziale mutamento della mobilità urbana post covid-19.

Palermo e le biciclette

La Consulta comunale della bicicletta

La notizia circolava già da qualche settimana, suscitando curiosità e – le solite immancabili – perplessità. Finché, nelle scorse ore, non è arrivato l’avviso ufficiale: il consiglio comunale ha, infatti, approvato la costituzione di una “Consulta comunale della bicicletta”. Notizia a sorpresa, che non aveva ricevuto anticipazioni di sorta, ma che certamente piace. Cosa sia una bicicletta lo sappiamo tutti, anzi di più: in pandemia, pedalare è diventato lo sport ufficiale dei Palermitani – insieme alla corsetta. Che cosa sia, invece, esattamente una consulta richiede dei chiarimenti. Una consulta è un’assemblea di persone costituita con il compito di decidere su tematiche di importanza pubblica. Quindi, ciò che sta per accadere è che il rapporto fra Palermo e le biciclette verrà presto regolato, deciso e organizzato da un’entità specifica. L’esistenza di una entità specificamente deputata alla mobilità sostenibile per eccellenza rappresenta un grande salto in avanti per la nostra città, cenerentola in materia.

Palermo e le biciclette
La bicicletta potrebbe diventare un bene più prezioso ph © Patrizia Grotta

Compito della consulta sarà promuovere, facilitare e ampliare l’utilizzo della bicicletta come mezzo di spostamento quotidiano e non solo ludico e/o sportivo. Alla consulta possono candidarsi Enti, Associazioni e Organizzazioni sociali e culturali. E – dettaglio importante – possono farlo anche cittadine e cittadini residenti a Palermo, che, compiuti sedici anni, studino o lavorino stabilmente in città. Per aderire alla Consulta – in fase di costituzione – occorre presentare istanza nell’area apposita del sito istituzionale del Comune di Palermo. Il termine utile per la presentazione è a trenta giorni dalla pubblicazione dell’avviso ufficiale, ovvero il 6 giugno 2020. Insomma, come un fiore selvaggio sbocciato nel deserto del covid-19, la Consulta promette una boccata d’ossigeno per la mobilità palermitana. L’augurio è che questo fiore venga colto con la dovuta cura e coltivato con competente costanza! Così che quello fra Palermo e le biciclette diventi vero amore e non un rapporto di transitoria convenienza.

L’accidentata storia delle piste ciclabili palermitane

Chi vi scrive ha abbastanza anni sulle spalle per raccontarvi di una Palermo in cui pista ciclabile era un termine sconosciuto. E ha anche una cospicua esperienza d’utilizzo della bicicletta come mezzo quotidiano. Ha cominciato nella fase d’anarchia totale, per accogliere con sollievo la comparsa di fasce ciclabili azzurre nel bel mezzo dei marciapiedi di via Libertà. Oggetto di liti furibonde fra ciclisti e pedoni – determinati a non cedere porzioni del loro sconnesso regno – queste fasce ciclabili erano lontane da essere piste. Rappresentavano, però, un primo regalo ad una categoria – i ciclisti – fino ad allora lasciata ben oltre i margini dell’attenzione amministrativa. Fra alti e bassi, conferme e revoche, quelle fasce sono sopravvissute evolvendosi in piste ciclabili. Oggi, infatti, hanno una dignità che le differenzia dal marciapiede: i mattoncini rossi identificano indubbiamente la porzione ciclabile! Anche se sole e intemperie hanno sbiadito e poi cancellato la segnaletica orizzontale.

Palermo e le biciclette: segnali sbiaditi
Segni sbiaditi su piste ciclabili palermitane ph © Patrizia Grotta

Sono poi arrivate le zone ciclabili nelle isole pedonali del centro, recentemente contestate e spostate a causa del rischio incidente fra biciclette e pedoni. Le ultime arrivate fra le piste ciclabili, destinate a regolare il rapporto fra Palermo e le biciclette, sono scese dal marciapiede. Le troviamo, infatti, sulla strada – in parallelo al marciapiede – e delimitate da un cordolo che le separa dal traffico automobilistico o dai posteggi per auto e/o moto. Per tutte le tipologie, le difficoltà sono quelle che ci si aspetta in una città come la nostra: auto posteggiate selvaggiamente, ostacoli improvvisi come cassoni scarrabili, radici affioranti e scaffe varie. Insomma, quello che agli occhi dei giovani utenti appare come uno scenario di guerra piuttosto che di mobilità dolce è comunque un’evoluzione. Lenta e tipicamente palermitana, ma sicuramente un’evoluzione.

Condivisione e risparmio: il bike sharing fra Palermo e le biciclette

A Palermo le cose ci sono, ma nuddu ‘u sapi e tutti si lamentano. Così, più di un anno fa, un signore in età avanzata ci spiegò che cosa fossero quelle biciclette celesti e bianche ben allineate e assicurate negli stalli. Il bike sharing era arrivato in città e, effettivamente, quasi nessuno se n’era accorto. Biciclette ad uso pubblico, da prelevare in una postazione di partenza e lasciare in un’altra, prossima alla nostra destinazione. Il tutto non liberamente, ma al costo di un abbonamento – più che abbordabile – e di una tariffa a tempo. Prima mezz’ora di utilizzo in omaggio! Lo sapevate? Silenziosi ma utilissimi, gli stalli si sono moltiplicati per la città nell’ultimo anno, servendo a tappeto buona parte della città. Concepito in un’ottica di trasporto urbano intermodale, il bike sharing si integra nel più ampio piano di mobilità pubblica che coinvolge anche i tram.

Palermo e le biciclette: il bike sharing
Uno dei numerosi stalli per il bike sharing ph © Patrizia Grotta

Nel rapporto fra Palermo e le biciclette, la forza del bike sharing sta nella capillarità degli stalli e la sua fruizione in qualsiasi giorno. Come lo è la possibilità di lasciare la bici in uno stallo diverso da quello in cui si è prelevata. L’arco temporale di utilizzo è molto ampio: dalle sette del mattino fino alle 22:30 (in autunno/inverno) o alle 24 (in primavera/estate). La bici condivisa soddisfa, così, la necessità di mobilità dolce laddove non si voglia/possa affrontare l’acquisto di una bicicletta personale. Sospeso per l’emergenza coronavirus, il bike sharing rappresenterà invece una forte alternativa allo spostamento sui mezzi pubblici, in fase di normalizzazione. Andare in bici, infatti, sarà più sicuro che salire su tram e autobus, nella lunga fase di convivenza con il covid-19. Ci auguriamo perciò che la novella Consulta della bicicletta esordisca riattivando il servizio. E che ad usufruirne sia un numero crescente di Palermitani.

Palermo post pandemia: e se diventasse il regno delle biciclette? ultima modifica: 2020-05-14T15:07:28+02:00 da Patrizia Grotta
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