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Tutti in mascherina!

Mascherina o mascherine: a ciascuno la sua

Mascherina is the new Tiffany. Questo scherzoso commento di una frizzante amica – sana amante dello shopping – ci è rimasto nelle orecchie per ore e ore. Ci abbiamo prima riso su, poi scosso la testa con bonarietà, per infine soffermarci ed essere folgorati dalla sua verità. Mentre ancora il bollettino quotidiano racconta di contagi e morti – certamente in discesa, ma non per questo accettabili – ormai ci proiettiamo nella sospirata fase 2. Abbiamo già provato ad immaginarla nella nostra Palermo, ma oggi ad ispirarci sono alcuni aspetti psicologici del rientro alla vita post #iorestoacasa. Aspetti rivelatori che già si muovono e continueranno a muoversi attorno ad un nuovo oggetto della nostra quotidianità: la mascherina.

Quale mascherina vuoi?

Ce l’hanno anticipato: le mascherine saranno nostre compagne di vita finché non si troverà il vaccino o perlomeno la cura verso l’influenza da covid-19. Purtroppo, sappiamo anche quanto da subito esse siano diventate una sorta di Eldorado, oggetto del desiderio rintracciabile solo a caro prezzo. Chi scrive ha acquistato mascherine chirurgiche usa e getta a due euro (e già era un furto) e persino a tre (criminale delirio!). Cadauna, eh, non certo a scatola! E ha anche incrociato, nella sua ricerca, mascherine FFP2 a otto euro e spicci. Inutile sperare in un’azione calmierante da parte delle autorità competenti: dopo quasi due mesi, nulla si è mosso. Al di là del costo, però, chi di voi si è reso conto di aver con naturalezza assunto nel proprio vocabolario tecnico quotidiano nuove parole? Mascherina chirurgica è la base, mascherina FFP2 o FFP3, con o senza valvola, sono il livello avanzato.

Mascherina e crochet
Spazio al crochet con il coprimascherina di cotone ph © Patrizia Grotta

In coda al supermercato, sentiamo spacciare questi termini con naturalezza da commenti sul calcio! Delle mascherine si parla come se fossero persone: ci sono quelle altruiste e quelle egoiste. Per intenderci, quelle chirurgiche sono altruiste, poiché proteggono gli altri dai nostri droplet – altro tecnicismo ormai sdoganato. Quelle FFP, invece, sono egoiste, poiché proteggono chi le indossa ma espellono nell’aria le sue scorie. Purtroppo, le prime sono meno costose, quindi abbordabili nei budget mascherina bassi. Non è però una novità: l’altruismo appartiene ai più poveri, da sempre. Grazie all’inventiva umana, inarrestabile dinanzi a qualsiasi catastrofe, sono arrivate anche le mascherine lavabili riutilizzabili – oltre che personalizzabili, ma questa è un’altra storia. Possiamo definirle le mascherine borghesi, poiché come prezzo si collocano fra le chirurgiche e le FFP. E anche ecologiche, poiché il loro ciclo vitale è più ampio. Così, nei prossimi mesi, sapremo chi abbiamo davanti in base alla mascherina che indossa.

La personalità in una mascherina

Sapremo chi avremo davanti, quindi, grazie alla mascherina che indossa. E lo sapremo non solo – come dicevamo – in termini di fascia sociale, ma anche di personalità. Non ci credete? Chi vi scrive è anche psicoterapeuta, quindi con quella tendenza ormai strutturata – al limite fra genuina curiosità e deformazione clinica – ad osservare certi dettagli. Questa osservazione già fornisce dati interessanti: non scegliamo la mascherina a caso! Tra mascherine e occhiali da sole (o protettivi), ci sarà difficile cogliere alcuni segnali psicosociali importanti – come sorriso e sguardo. Avremo un’alternativa, però, poiché con l’abitudine impareremo presto a decodificare, in sostituzione, la fantasia della mascherina del nostro interlocutore. Grazie, infatti, alle possibilità di personalizzazione – soprattutto nella versione in tessuto non tessuto riutilizzabile – le persone hanno e avranno nuovi canali di espressione del .

Chi c'è dietro la mascherina?
Chi c’è dietro la mascherina? ph © Patrizia Grotta

Gli adolescenti inquieti sfoggiano ghigni da teschio. Giovani romantiche esibiscono rossi cuoricini o variopinti fiori. Abbiamo incrociato spiriti ottimisti, di qualsiasi età, con luminosi arcobaleni. Ma anche professionisti con mascherine blu, quasi in linea con le loro cravatte regimental. Abbiamo sorriso per Estroverse fashion con paillettes dai colori brillanti che chiacchieravano – a debita distanza – con Patrioti con il tricolore. E poi, egocentrico ma pratico, ecco che ci appare il ragazzo con il proprio nome impresso sulla mascherina. Chissà cos’altro vedremo, poiché già fioriscono sul web offerte di personalizzazione totale: voi ci date il vostro disegno, noi ve lo mettiamo in mascherina! Chissà se i Narcisi resisteranno alla tentazione di piazzare i loro selfie sul tessuto non tessuto. Facebook, Instagram e… mascherina!

Dimmi che DPI hai e ti dirò quanto ansioso sei

Per una lettura più approfondita della personalità di chi avremo davanti, però, dovremo assumere altri elementi. I suoi sogni? I lapsus? I suoi schemi relazionali? I suoi sintomi? Macché, roba da umanità pre-pandemia! Gli indici diagnostici della nuova era balzeranno molto più facilmente agli occhi e hanno un acronimo a voi ormai – pure lui – familiare: DPI. Dispositivi di protezione individuale, significa, e vanno ben al di là della mascherina. Comprendono, infatti, guanti, occhiali protettivi, visiere e tute. Nell’immaginario sano, ci aspetteremmo di incontrare il kit completo in contesti altamente pericolosi come, ad esempio, reparti ospedalieri. E penseremmo che, in casi di rischio basso, il nostro interlocutore si presenti in mascherina, magari anche guanti, e alla distanza standard. Penseremmo… E saremmo banali! L’osservazione dei dettagli di cui vi dicevamo ha già dato una prima indicazione clinica empirica: in base al livello d’ansia della persona, aumenta l’armamentario DPI.

Tutti, ma proprio tutti in mascherina
Tutti, ma proprio tutti in mascherina ph © Fulvia Bonanno

Il primo segnale lo abbiamo avuto incrociando per strada un uomo in mascherina, guanti e visiera protettiva paraschizzi. Ah, non eravamo nei pressi di un ospedale né in zone ad alto rischio contagio. Altri segnali a conferma dell’ipotesi sono arrivati via via e lo schema del rapporto fra DPI e livelli d’ansia ora è più che abbozzato.

Livello meno zero

A livello di no ansia – me ne strafrego, troviamo le persone senza nulla, o al massimo la mascherina chirurgica – riusata – pendente da un orecchio. Questi li dovete scansare voi, perché altrimenti vi pesteranno i piedi per quanto vi passeranno vicini. E non stupitevi se ridacchieranno sfottenti della vostra preoccupazione: a loro il covid-19 fa un baffo! Infatti, poi, si riuniscono con i loro consimili sulle terrazze condominiali ad arrostire maiale, stigghiola e virus.

Livello base

A livello di ansia base, che è sana cautela, troviamo le persone con mascherina e – se è il caso – guanti, con distanziamento sociale da decreto. Li percepite attenti ma sciolti nella gestualità e nella posizione rispetto agli altri e all’ambiente. Sanno chiacchierare con le altre persone in coda e – se si ritrovano soli per strada – non esitano ad abbassare la mascherina per assaporare l’aria.

E qualcuno sfugge alla mascherina
E qualcuno sfugge alla mascherina… ph © Manuela Di Pisa

Livello consistente

A livello di ansia consistente, quella che già è prossima al disturbo d’ansia, troverete quelli che indossano maschera, guanti e – se reperibili – occhiali protettivi. Se riuscite a passargli vicini – difficile perché attraversano la strada se già vi vedono a dieci metri – potreste sentire il loro battito in accelerazione. Potrete riconoscerli anche perché rischierete di esserne apostrofati come maleducati o criminali, se – per una loro distrazione – vi troverete a sfiorare la loro orbita più estrema. Per loro, altro che mascherine fai da te ritagliate da fantasmini in cotone! Sognano di indossare anche le visiere paraschizzi, ma ancora un po’ si preoccupano di che cosa direbbe la gente. Se fosse consentito dalla legge, girerebbero con lo scafandro da sub, ma intanto si accontentano di sovrapporre mascherine su mascherine. E non disdegnano di aggiungere proteggislip o strati di carta da forno, che non si sa mai.

Livello estremo

A livello di ansia estrema, patologica e paralizzante, troverete gli equilibristi della vita/non-vita. Quelli che possiedono già ogni DPI possibile e immaginabile, ma tanto non lo usano perché se ne restano tappati in casa. E pretendono che a farlo siano anche parenti, amici e conoscenti. Non pensiate che si sentano al sicuro fra le mura domestiche, però, perché ogni minima apertura all’esterno può essere mortale! Che sia la spesa portata a domicilio e sanificata in rituali lunghi ore. O che sia il vicino di casa che – non vedendoli da un mese e mezzo – osa presentarsi alla porta a chiedere se è tutto a posto. Vi conviene bloccarli su WhatsApp, perché non esiteranno a inoltrarvi qualsiasi – QUALSIASI – notizia catastrofica reperiranno. Ve lo consigliamo caldamente, perché l’ansia è infida e sa essere contagiosa. E se proverete ad esercitare il vostro diritto a non esserne pedina, passerete per irresponsabili.

Tutti in mascherina! ultima modifica: 2020-04-25T18:01:48+02:00 da Patrizia Grotta
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