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Fiera del Mediterraneo: passeggiata fra storia e abitudini dei Palermitani

Fiera del Mediterraneo: ingesso alla Campionaria palermitana

Da tempo immemorabile, a Palermo il transito da maggio a giugno è scandito dalla doppia settimana della Fiera del Mediterraneo. Maggiore polo espositivo della Sicilia dalla lunga tradizione, esiste e resiste in un’epoca dove novità – elemento fondante per una Fiera – è un concetto estremamente transitorio. Cosa rimane oggi dei fasti del passato? Come si è adeguata l’offerta ai ritmi 2.0? Scopriamolo insieme!

Un po’ di storia

Sei stato/a in Fiera? Nonostante tutto – e vedremo quanto – questa domanda resta un must per i Palermitani, quando maggio confluisce in giugno. La risposta di solito è un no, figurati, che c’è da vedere ormai?, ma nell’80% dei casi è una bugia o un’affermazione destinata a contraddirsi. Perché c’è chi si vergogna di ammettere di non aver resistito per un nuovo anno alla curiosità. Chi invece ci ripensa perché dal lunedì al giovedì l’ingresso è gratuito fino alle 19, quindi male che vada non ci hai perso niente e ti sei fatto una passeggiata. E c’è chi va per poterne parlare – male – e confrontare la fiera del Mediterraneo di oggi a quella di un tempo. Il perché di tutto questo trova posto nella storia della più grande fiera campionaria della Sicilia, iniziata nel dopo guerra. Lunga, fatta di antiche glorie, giovinezza esaltante e vecchiaia decadente, prima di una faticosa reincarnazione.

Fiera del Mediterraneo: l'estro dei primi padiglioni

Uno degli storici padiglioni della Fiera ph©Patrizia Grotta

Nascita di un sogno

La storia inizia dopo la Seconda grande guerra, il 23 luglio 1946, nel difficile ritorno alla normalità dopo la distruzione bellica. In quel giorno, Gianni Morici – giornalista – Vincenzo Ajovalasit, Antonino Caronia, Gioacchino D’Anna, Emanuele Maiolino – industriali – si riuniscono nel nome di una visione di speranza. Un’idea grandiosa, cui affidare l’arduo compito di ridare ossigeno ad una città impoverita nella materia e nell’anima. Iniziano i lavori di costruzione in una collocazione suggestiva, lontana dal Centro, all’ombra di Monte Pellegrino e sotto lo sguardo di Santa Rosalia. Per dar forma al sogno, vengono chiamati giovani architetti e artisti portatori di idee nuove, dalle cui menti emergono i primi padiglioni. Già nell’ottobre successivo, la I Fiera del Mediterraneo vede la luce, sotto gli auspici nientemeno che di Luigi Einaudi e Alcide De Gasperi. Negli anni successivi, lo spazio espositivo rapidamente cresce e con esso l’importanza della manifestazione campionaria. Il sogno sembra diventato realtà.

Fiera del Mediterraneo: Monte Pellegrino veglia sulla Campionaria

Monte Pellegrino veglia sulla Campionaria palermitana ph©Patrizia Grotta

I fasti della Fiera del Mediterraneo

Dalla prima e per decenni, la Fiera del Mediterraneo è calamita potente per espositori, rappresentanti, pubblico. Non solo Palermitani, ma da tutta Sicilia con punte oltre lo Stretto, i visitatori accorrono in un flusso continuo per due intere settimane. La novità, anzi le novità, sono tante, curiose, attraenti, soprattutto uniche, dall’Italia e dal mondo. Fidanzati che progettano il matrimonio accorrono per visionare e ordinare i mobili della loro nuova casa. Amanti della nautica passeggiano ad occhi sgranati fra motoscafi e cabinati in bella mostra. I bambini (ok, anche qualche adulto!) entrano entusiasti nelle deliziose casette prefabbricate in vendita o nelle pluriaccessoriate roulotte. Prima di correre poi verso l’area giochi, dove sfidare la paura sulle montagne russe e la ballerina oppure sentirsi grandi sugli autoscontri. Mentre le donne manovrano sapientemente la combriccola verso il padiglione degli Stati esteri, ricco di accessori estrosi, mai visti, ingolosenti.

Il declino della Fiera del Mediterraneo

I visitatori veterani lo sanno: c’è un momento preciso, alla fine degli anni ’90, a partire dal quale i fasti si appannano. Passeggiare fra padiglioni assume il gusto amaro di déjà-vu. Il commento che serpeggia è: ormai per le novità non serve più aspettare la fiera, le trovi ovunque a prezzi più convenienti. Cosa sta accadendo? Oltre le sbagliate politiche gestionali dell’Ente autonomo Fiera del Mediterraneo, ricordiamo le lamentele degli espositori sui prezzi degli spazi in aumento. Ricordiamo il proliferare di negozi e bancarelle etniche in città in cui trovare 365 giorni all’anno gli articoli che prima si attendevano tra maggio e giugno. La novità non è più tale, i prezzi non più concorrenziali, il pubblico cala, gli espositori disertano. Arriva così il 2008, l’anno dell’inevitabile chiusura di una realtà che da troppo si trascina, opaca e decadente come i padiglioni che, nati splendidi e innovativi, perdono pezzi e smalto.

Fiera del Mediterraneo: padiglioni in abbandono

L’abbandono a margine ph©Patrizia Grotta

La Reincarnazione

Usiamo questo termine volutamente, e non rinascita, perché sembra più consono ad una vita post mortem. Perché è chiaro ad ogni Palermitano che la Fiera del Mediterraneo come per decenni la si è conosciuta non è affatto rinata. Ciò che, infine, dopo annunci e smentite, nel 2015 risorge sulle ceneri dei fasti è altro e – attualmente – poco. La manciata di padiglioni riesumati con l’apporto economico privato mostra lo sforzo di restituire alla città una tradizione decennale, senza contenerne la gloria. Niente motoscafi, niente novità, niente area giochi, niente padiglione etnico. Dopo solo mezz’ora di giri è più la mole di volantini e dépliant consegnatici da giovanissime, che le cose interessanti intercettate! Troppi materassi (pardon: sistemi di riposo), depuratori d’acqua, aspirapolvere dal nome pazzerello, i soliti divani e box doccia, sprazzi di espositori esteri. È apparsa l’area shopping, che le frequentatrici di mercatini rionali individuano subito come, appunto, replica di questi.

Fiera del Mediterraneo: il villaggio dedicato allo shopping

Per il secondo anno consecutivo villaggio dedicato allo shopping ph©Patrizia Grotta

Interessante l’area dedicata all’artigianato locale, dove effettivamente vediamo qualche articolo nuovo e attraente. Resta, seppur rimpicciolito, il villaggio gastronomico (area food), con la porchetta che continua a farla da padrona. Permangono gli arredamenti per giardini, con quei leoni e quegli accessori bizzarri che ci sembra di vedere da una vita. Tanto da credere che in realtà restino sempre lì a vegliare sui fantasmi di un tempo lontano. Fantasmi che prendono forma nei padiglioni abbandonati e decadenti, attorniati da quella folta vegetazione che da sempre caratterizza e distingue la Fiera del Mediterraneo dalle altre. E nelle aree inutilizzate, sottratte alla bell’e meglio alla vista in quell’arte tutta palermitana di mettere la polvere sotto il tappeto. Eppure, sappiamo che continueremo ad andare, in un rito da consumare in compagnia – fedeli alla tradizione tramandataci dalle generazioni precedenti. In attesa di giorni di nuova gloria, all’ombra del roccioso Pellegrino e della dolce Rosalia.

Patrizia Grotta

Autore: Patrizia Grotta

Psicologa e Psicoterapeuta umanista, nonché personal writer con lo pseudonimo di Ljus av Balarm. Unisce psicologia e scrittura creativa nell’ideazione e facilitazione di laboratori psicocreativi di lettura e scrittura. Si occupa anche di biblioterapia.

Fiera del Mediterraneo: passeggiata fra storia e abitudini dei Palermitani ultima modifica: 2019-06-04T15:54:56+02:00 da Patrizia Grotta

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