STORIA

Storia di un Francobollo, quando Crispi ne emanò la soppressione

Francobollo svedese

Un Francobollo, due francobolli, centinaia di francobolli. Classici, colorati, edizioni limitate, strappati o conservati con cura. Minuscole cartucce che si ritrovano ovunque, ancora da utilizzare tra i cassetti oppure già attaccati a lettere spedite chissà in quale anno. Ritraggono personaggi noti e meno noti, su di loro sono trascritte strane incisioni, ma qual è la loro storia? Di mano in mano sono arrivati in ogni angolo del mondo, eppure tanto tempo fa qualcuno ha cercato di interrompere il loro viaggio.

La nascita del Francobollo

Il Francobollo fece la sua prima apparizione in Gran Bretagna, nel 1840, per volontà di Rowland Hill, il quale ebbe l’intuizione di inserire una tariffa postale bassa e uniforme da riscuotere al momento della spedizione. Essa, infatti, sarebbe stata a carico del mittente e non del ricevente, come avveniva in precedenza. L’inedito esemplare di Francobollo passò alla storia come “Penny Black” ed ebbe successo su scala mondiale, anche oltreoceano.

Francobollo

Francobolli (from jacqueline macou on Pixabay)

L’Italia, invece, dovette attendere una decina di anni affinché quel tanto piccolo quanto utile pezzetto di carta facesse mostra di sé sulle corrispondenze. Il Regno Veneto-Lombardo lo emanò prima, con la sua serie denominata “Aquila Bicipite”, poi il Granducato di Toscana e a seguire i territori vicini, insieme allo Stato Pontificio. Ultimo, ma non per importanza, il Regno delle Due Sicilie, che adottò nel 1858 il “Trinacria”, oggi rarissimo. Non v’era più destinatario alcuno che, prima di scartare la posta, non si fermasse ad osservare il suo Francobollo.

Il Francobollo in Sicilia

I primi francobolli emessi in Sicilia nel 1859 raffiguravano il regnante Ferdinando II. Tommaso Aloisio Juvara dipinse tali esemplari, i quali erano talmente regali che al fine di obliterarli fu adottato un singolare bollo a cornice ornata, su disegno del palermitano Carlo La Barbera. La forma inconsueta, detta in maniera impropria a “ferro di cavallo”, consentiva di timbrare ciascun Francobollo senza scalfire l’effigie del sovrano. È facile comprendere la rarità di tali oggetti: la tiratura ammonta a soltanto 2.850.000 esemplari, di cui, poco più di due milioni venduti e forse annullati con timbro, secondo i dati del Magazzino delle Poste. Il pezzo più ricercato è quello da 50 grane (unità di misura monetaria dell’epoca), mentre quello popolare costava mezza grana.

Francobollo Di Sicilia

Francobollo di Sicilia raffigurante Ferdinando II (from Wikimedia Commons)

La soppressione dell’affrancatura di Francesco Crispi

Il Francobollo con il ritratto di Ferdinando II, tuttavia, ebbe vita breve. Nonostante fosse stato mantenuto anche a seguito della morte del sovrano, durante il regno del figlio Francesco II, a soltanto un anno dalla prima emissione il suo utilizzo fu abolito. La soppressione dell’affrancatura in Sicilia avvenne per mano di Francesco Crispi, a seguito dello sbarco nell’isola del generale Giuseppe Garibaldi con le sue Mille Camice Rosse. Il 4 giugno 1860 il patriota del Risorgimento, in quell’anno responsabile del dicastero dei lavori pubblici, emanò la “disposizione superiore della soppressione dell’affrancatura col Franco Bollo”. Il governo dittatoriale diffuse tale provvedimento a tutti gli ufficiali postali dei comuni siciliani. L’antico sistema venne ripristinato, dunque la tassa postale tornò ad essere a carico dei destinatari.

La sostituzione di quelli vecchi

Gli ufficiali postali nei comuni occidentali e sud-orientali della Sicilia, già liberati dalle truppe garibaldine, applicarono fin da subito l’abolizione dei francobolli borbonici. Messina, città ancora in potere dell’amministrazione borbonica, invece, mantenne l’uso del Francobollo di Ferdinando II fino al 27 luglio 1860, quando i garibaldini la occuparono. Nel frattempo, l’incisore Giovanni Ficarotta si stava occupando di creare un nuovo esemplare per l’affrancatura che raffigurasse lo stemma dei Savoia. Il governo tuttavia accantonò presto il progetto di una nuova emissione di francobolli siciliani. A partire dall’anno successivo, infatti, da Torino giunsero a Palermo nuovi esemplari del Regno di Sardegna, ritraenti il profilo in rilievo di Re Vittorio Emanuele II.

Lettera con Francobollo

Lettera con Francobollo dal Regno di Sardegna (from Primiano Panunzio on Pixabay)

Il Francobollo, da tassa postale a oggetto da collezione

I francobolli, un tempo dal valore pratico inestimabile, sono oggi per lo più oggetti da collezione. Gli amanti di filatelia classica e non solo ricercano in particolar modo l’antica emissione di Sicilia del 1859. I pezzi ritraenti Ferdinando II, per eleganza e bellezza cromatica, sono ritenuti tra i più belli dell’antichità. Ma non soltanto gli esemplari d’epoca sono considerati importanti: ogni Francobollo porta con sé una storia. Anche voi, nei vostri cassetti, ne conservate uno con cura?

Storia di un Francobollo, quando Crispi ne emanò la soppressione ultima modifica: 2019-06-06T01:15:36+02:00 da Chiara Ferrara

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