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Palermo e Pride: storia di un amore viscerale

Palermo e il Pride: manifesto dell'edizione 2019

PalermoPride 2019

Ogni Palermitano – come ogni Siciliano – lo sa: per decenni, e spesso ancora oggi, lo stereotipato senso comune italiano ha visto nella terra di Trinacria l’apice dell’omofobia. Noi oggi vi raccontiamo un’altra realtà: quella che si intreccia saldamente al lungo legame fra Palermo e il Pride. E a raccontarcela è proprio una delle protagoniste per eccellenza del PalermoPride, nonché fondatrice dell’Arcigay: Massimo Milani.

Palermo e il Pride, un po’ di storia

Il primo Pride italiano ha luogo a Roma nel 1994, ma la prima volta che l’espressione orgoglio omosessuale si palesa è a Palermo. Il 28 giugno 1981, infatti, Villa Giulia è cornice per la prima festa dell’orgoglio omosessuale. Palermo e Pride fanno, così, conoscenza in un’intensa giornata estiva. Già qualche mese prima, però, sempre a Palermo vedeva la luce il nucleo originario dell’Arcigay, ad opera di Marco Bisceglia, Massimo Milani e Gino Campanella. Ed è la neonata Arcigay palermitana a volere fortemente la festa dell’orgoglio omosessuale. A tributo dei trent’anni di fondazione dell’Arcigay, nel 2010, il SiciliaPride lascia Catania per approdare a Palermo. È la prima volta ed è un inizio folgorante. La scenografica e coinvolgente parata– quel 19 giugno – è supporto alle questioni imprescindibili del rispetto dei diritti umani, della libertà di espressione del proprio sentimento e del proprio stato d’essere.

Palermo e il Pride Festanazionalegay 1981 Arcigay Palermo Ingresso di villa Giulia

Striscione di benvenuto alla festa dell’Orgoglio omosessuale del 1981, a Palermo (fonte: wikipedia)

Un carico di fermento, impegno, colore arriva in città, con una richiesta chiara e forte: stop all’omofobia! Dal 2010, si susseguono altri tasselli nel rapporto fra Palermo e Pride e sono pietre miliari. Nel 2013, il Pride palermitano è scelto come Pride nazionale e diviene fulcro italiano del movimento. Inoltre, riceve il patrocinio non solo dell’Amministrazione comunale ma anche, per la prima volta, della Regione Sicilia: doppio riconoscimento di una realtà sempre più autoconsapevole. In quell’anno, per la prima volta dacché il Pride ha conquistato l’Italia, lo Stato è presente in modo deciso alla manifestazione, con Laura Boldrini, allora Presidente della Camera, e Josefa Idem, Ministra delle Pari Opportunità. E Palermo, quell’anno, ospita anche il Gay Village più grande di tutta Europa, con i suoi 50.000m² dentro i Cantieri Culturali alla Zisa. Cantieri che, ancora oggi, mantengono attiva e ricca la connessione tra Palermo e il Pride.

PalermoPride 2019

28 giugno 1969: allo Stonewall Inn di Manahattan, nel cuore del Greenwich Village, noto pub gay, la polizia compie una retata. Niente di nuovo: è già accaduto altre volte, in una sorta di aberrata prassi riconosciuta. Questa volta, però, qualcosa cambia: gli avventori decidono di non subire l’ennesimo sopruso e iniziano la rivolta contro l’oppressione politica e di polizia. Parte così il moto che porterà alla nascita del Movimento LGBT+ e alla sua graduale espansione nel mondo. Già dall’anno successivo, il 28 giugno viene scelto come giornata mondiale in cui celebrare l’orgoglio LGBT+ con la prima Pride Parade. E non è quindi un caso se, nella ricorrenza del 50esimo anniversario dei fatti di Stonewall, il PalermoPride 2019 si celebra in questo giorno, lasciando eccezionalmente la collocazione del fine settimana. Anniversario importante, col focus sulle attuali acquisizioni e le prossime conquiste, affinché quello fra Palermo e il Pride divenga legame totale. E di questo legame importante abbiamo parlato proprio con Massimo Milani!

Palermo, Pride e Massimo: amore inscalfibile

Pride: edizione del palermopride 2019 in omaggio a Stonewall

Omaggio a Stonewall nel PalermoPride 2019 ph ©Patrizia Grotta

«Il pride non è una festa, è un modo festoso di manifestare, è una seria rivendicazione in forma allegra e vitale». Massimo Milani ci tiene a precisarlo e a ribadirlo e comprendiamo il perché: i detrattori si fermano alla superficie da parata e non vedono la Sostanza. Incontriamo Massimo nello storico negozio laboratorio a Ballarò, il Quir fatto a mano, che gestisce da tre decadi con il suo compagno Gino Campanella. Romana trapiantata a Palermo, ha investito nella città d’adozione le sue energie: il PalermoPride è anche una sua creatura. Lo dicono i suoi occhi, intensi nella riflessione e brillanti nei sorrisi. L’accoglienza per me è delle più rilassanti e mi regala la sensazione di trovarmi con amici pacati e intelligenti per due chiacchiere. Anche se le chiacchiere riguardano quello che Gino non esita a definire come il secondo evento annuale più grande a Palermo dopo il festino.

Com’è iniziata questa storia del Pride a Palermo?

Il primo Pride, nel giugno 2010, è stata quasi una scommessa, un tentativo che funzionò grandemente. Qualcosa di inaspettato, una sorpresa, per partecipazione e coinvolgimento. Le persone presenti si guardavano attorno e si stupivano di essere in tanti, si chiedevano da dove apparisse tutta quella gente, stupiti che a Palermo potesse esserci un numero così alto di gay.
Nel novembre precedente – interviene Gino – a seguito di ripetuti episodi violenti omofobi, avevamo organizzato a Palermo una manifestazione antiomofobia. Attrasse moltissime persone, facendoci chiedere: perché allora non organizzare un Pride?
È vero – riprende Massimo – provammo e riuscì. Quel Pride resterà sempre nel mio cuore come il più bello. Il patto iniziale, lo statuto del Pride che unì diverse realtà associative, fu importante perché alle rivendicazioni LGBT+ unì altre vertenze sociali. Non siamo partiti da soli, poiché la mia felicità non può fondarsi sull’infelicità dell’altro: occorre agire gli uni per gli altri, insieme.

Su cosa si fonda lo Statuto?

Lo Statuto del Pride è antifascista – quest’anno “favolosamente antifascista” – in termini di antiviolenza, antirazzismo, antiomofobia, di rivendicazione di diritti fondamentali. Nasce così e si mantiene a questo modo, senza perdere attualità. La situazione che viviamo da due anni a questa parte, con il ritorno di atteggiamenti di intolleranza, ha questo effetto: di creare – in reazione ad una politica antiumanitaria – una rete di connessioni di solidarietà, di comprensione reciproca. Unione. Il successo del Pride è sicuramente a vantaggio delle rivendicazioni LGBT+, ma anche di altre istanze sociali altrettanto importanti. È una rivendicazione coreografica, non violenta, che nasce dalla creatività e che coinvolge tutta la città.

Pride: Massimo Milani

Massimo Milani

Se Palermo e il Pride fossero amanti, in che relazione starebbero?

Sono amanti, lo sono davvero, lo sono già, ed è un amore viscerale, che nasce dal Pride nazionale che si tenne a Palermo nel 2013. Quel Pride sollecitò l’orgoglio dei Palermitani – sotto i riflettori oltre i confini regionali – e scatenò presenza, partecipazione, ancor prima attesa e aspettativa. Quell’anno il bilancio fu sconvolgente persino per noi: la città era cambiata in modo radicale e riconosciuto. Non solo in termini di partecipazione popolare, ma anche di unione più salda fra Associazioni che – per forza di cose – avevano avuto delle divergenze precedenti. Il coinvolgimento toccò molto anche gli etero e la loro voglia di rompere le gabbie, gli schemi, di sentirsi liberi.

Eppure, Palermo è vista dagli occhi nazionali – alla stregua di tutta la Sicilia – come città profondamente omofoba.

Questo stereotipo è connesso alla tendenza umana di amplificare le cose negative e non vedere la parte positiva. Nei fatti, Palermo ha dato sin dall’inizio una forte e partecipata adesione al Pride. Anno dopo anno, sempre più soggetti istituzionali hanno voluto offrire il loro contributo. A Palermo, il Pride ha il tocco magico, ha raggiunto una forte credibilità, che si rinnova ogni anno. È ormai considerato largamente un evento immancabile, atteso, capace di cambiare la mentalità, la cultura dei Palermitani. Tante persone mi chiedono: quest’anno quando sarà, come sarà? Perché il Pride coinvolge ogni tipo di persona, ogni ceto sociale, ogni livello culturale, offrendo a ciascuno libertà d’espressione. Sempre, lo ribadisco, in maniera non violenta: un Pride non è mai odio! È una rivendicazione di diritti, ma è aperto, includente, accogliente.

E il Pride 2019? Quale senso e quali aspettative?

Nel momento che stiamo attraversando, questo Pride risponde perfettamente alla classica domanda: “c’è ancora bisogno di un Pride?”. Sì, ce n’è e tanto, perché stiamo scoprendo che ciò che crediamo acquisito può invece esserci strappato via da un momento all’altro. Il PalermoPride, tra l’altro, è l’unico al mondo che cade nel giorno esatto dei fatti di Stonewall, in omaggio al cinquantennale, proprio perché il messaggio deve ancora oggi essere forte e diretto. Le aspettative? Alla luce dei Pride delle altre città nei giorni scorsi, ci aspettiamo una partecipazione ancora più grande degli altri anni, allargata e forte.

Pride: Quir fatto a mano

La cornice delle 4 chiacchiere con Massimo e Gino ph © Patrizia Grotta

Per finire, se dovesse spiegare il Pride ad un bambino, cosa gli direbbe?

Non è facile, ma credo che il Pride possa essere un concetto comprensibile a tutti. A un bambino direi che lui è un essere unico a questo mondo, che non c’è nessun altro identico a lui, perché ognuno ha le sue caratteristiche differenti. Il Pride ti aiuta a trovare la tua unicità e a svilupparla; a trovare e sviluppare la tua preziosità. Il Pride è ciò che ti dice: devi essere solo te stesso.

Patrizia Grotta

Autore: Patrizia Grotta

Psicologa e Psicoterapeuta umanista, nonché personal writer con lo pseudonimo di Ljus av Balarm. Unisce psicologia e scrittura creativa nell’ideazione e facilitazione di laboratori psicocreativi di lettura e scrittura. Si occupa anche di biblioterapia.

Palermo e Pride: storia di un amore viscerale ultima modifica: 2019-06-27T01:54:28+02:00 da Patrizia Grotta

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