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Murale ‘Giovanni Falcone’ premiato, “L’arte è una luce accesa”

Porta dei giganti, il murale Giovanni Falcone

Il murale “Giovanni Falcone”, realizzato da Andrea Buglisi, ha già ricevuto un riconoscimento importante. È stato scelto come migliore realizzazione artistica del mese di maggio dall’autorevole rivista Street Art Cities. In tutto 100 le opere inizialmente selezionate, 25 finalisti, un solo vincitore votato da un pubblico internazionale.

Il murale “Giovanni Falcone” segno di amore per la legalità

La “Porta dei Giganti” sarà presto una realtà. Ai lati opposti dell’ingresso in via Duca della Verdura a guardarci dall’alto saranno i volti dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. In vista del 19 luglio prossimo, giorno in cui si ricorda la strage di via D’Amelio, sarà realizzato sempre da Buglisi il secondo murale con il volto del giudice Borsellino. Affiancherà così quello già esistente.

L’opera di arte urbana rientra nel progetto “Spazi Capaci/Comunità Capaci” curato da Alessandro de Lisi e voluto dalla Fondazione Falcone in collaborazione con il Miur e alcuni partner privati. “Per me l’arte è dittatura – spiega de Lisi – deve sollecitare costantemente la comunità civile, per elaborare una nuova attenzione contro le mafie in questo caso. Perché se le opere sono indipendenti, un progetto nazionale di arte contemporanea è un impegno collettivo che deve prima di tutto parlare ai giovani e dare molto fastidio ai boss”.

Murale Giovanni Falcone
“L’attesa” di Demetz davanti all’albero Falcone. Foto Antonella Di Bartolo

La preside dell’Ics “Sperone-Pertini” Antonella Di Bartolo, da sempre in prima linea, sostiene con forza l’iniziativa. “In Spazi Capaci/Comunità Capaci l’etica civile, l’amore per la giustizia e per la libertà si fanno arte, si fanno segno; propongono interpretazioni e al tempo stesso pongono ulteriori domande, promuovono i territori, rilanciano l’impegno“.

C’è un filo conduttore “nelle opere in cui convergono valori di etica civile e principi di legalità – afferma la Di Bartolo – che attraversa il 29esimo anniversario delle stragi e arriva fino al 2023 anno del trentennale degli attentati di Milano, Roma e Firenze, fino a ricordare l’omicidio di padre Pino Puglisi con il polittico del Roveto Ardente, realizzato da Igor Scalisi Palminteri nella piazza che oggi porta il suo nome”. L’attenzione all’arte è fondamentale per la preside “è una luce accesa e non è un caso se nel progetto vengono incluse opere pittoriche, scultoree oltre che di arte urbana”, precisa Di Bartolo. C’è la scultura di Peter Demetz “L’attesa” che fino a settembre sarà davanti all’albero Falcone. C’è anche “’Branco’ – aggiunge la preside – che sta un po’ di guardia all’aula bunker – afferma -. Uno dei 54 cani si trova all’interno del caveau dove sono conservati gli atti del maxiprocesso”.

Il messaggio affidato ai lenzuoli viaggia da Palermo a Roma

Poi c’è il messaggio affidato ai lenzuoli realizzati nelle officine del Teatro Massimo a Brancaccio. Delle tele che stavolta hanno percorso il viaggio opposto delle navi della legalità che ogni anno approdano a Palermo. Dal capoluogo regionale sono approdate a Roma, al Colosseo. “Mi sono ritrovata a spiegare a dei turisti cinesi e svedesi la storia dei due giudici – aggiunge – . Fotografando il Colosseo con questo innesto si è innescata la loro curiosità, la voglia di sapere di cosa si tratta”.

Murale Giovanni Falcone
Turisti guardano i lenzuoli esposti al Colosseo. Foto Antonella Di Bartolo

Poi il pensiero della Di Bartolo torna al polittico di piazza Beato Pino Puglisi. “C’è un’immagine di padre Puglisi giovane. Sorride mentre guarda l’orizzonte, il mare. Accanto campeggia l’immagine di un fiammifero ormai spento. Sulla sua sommità la scritta ‘I.N.R.I. a testimoniare il suo sacrificio. Infine una cabina dell’Enel, che era piuttosto malconcia, dipinta nei quattro lati come un fuoco perennemente acceso. Padre Puglisi è stato spento ma ha acceso un fuoco che in molte persone continua ad ardere. E idealmente è come se fossero tutti qui, gli uomini e le donne che hanno pagato con la vita l’impegno contro cosa nostra”.  

Ma “questi murales non sono mera arte urbana – conclude la Di Bartolo – il senso è riportare l’attenzione nei territori affinché si inneschino tanti alti cambiamenti. Un murale non può rimanere tale, e non bisogna cadere nella tentazione di sfuggire e ingannare così anche gli stessi abitanti di questi luoghi. La rigenerazione urbana si fa con la street art ma soprattutto con interventi strutturali da parte delle istituzioni e degli altri presidi sul territorio”.

Murale ‘Giovanni Falcone’ premiato, “L’arte è una luce accesa” ultima modifica: 2021-06-17T09:00:00+02:00 da Stefania Brusca

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