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Torri d’acqua a Palermo: quando il genio si fa tecnica

Torri d'acqua in via Dossuna

Il legame fra Palermo e l’acqua è antico quanto profondo. Ricordiamo che proprio due fiumi, Kemonia e Papireto, contribuirono alla sua denominazione originale fenicia, Zyz ovvero fiore. Sconosciuto ai più, la città possiede infatti da sempre un ricco patrimonio idrico. Sorgenti sotterranee, fiumi interrati, fontane, qanāt: l’acqua a Palermo c’è, e tanta. E un tempo a fornirla erano le Torri d’acqua, un’opera ingegneristica che merita di essere raccontata!

I castelletti

In una vasta area urbana che travalica il centro storico, loro appaiono improvvise e a volte decontestualizzate. Costruzioni di mattoni strette ed alte, spesso sono inglobate da tutto il resto; oppure svettano da sole, apparentemente senza un senso. Sono le torri piezometriche, note come Torri d’acqua o Castelletti, elementi del sistema idrico palermitano in funzione fino all’inizio del XX secolo. Opera geniale fondata sul principio dei vasi counicanti, riproponeva una tecnica risalente agli Arabi se non addirittura ai Romani. L’acqua proveniva da sorgenti poste ad una certa quota e da qui condotta sotterraneamente fino in cima alle torri di raccolta. Queste Torri dovevano avere sempre un’altezza pari a quella della sorgente, così da garantire un costante flusso d’acqua!

Torri d'acqua: esemplare isolato

Torri d’acqua: esemplare isolato in via Serradifalco ©Patrizia Grotta

Catusi e incatusati

Dicevamo delle sorgenti. Da queste, l’acqua scendeva attraverso gli incatusati, condutture scavate nella roccia. I canali sotterranei portavano l’acqua fino al ricettacolo magistrale, tappa intermedia da cui il prezioso liquido veniva smistato in varie direzioni. Erano, quindi, i catusi – tubi di argilla – a portare da qui l’acqua in città, ovvero in cima alle nostre Torri d’acqua. Quassù, l’acqua era raccolta in urne, dalle quali tracimava in nuove tubature per raggiungere i castelletti secondari, addossati agli edifici da servire. Ogni castelletto poteva reggere in cima più urne, servite da sorgenti diverse. Siamo prossimi all’ultimo passo di questo viaggio: altri catusi, infatti, erano in grado di portare l’acqua nelle singole abitazioni da rifornire. Qui arrivava con un flusso ancora forte, tanto da poter essere definita vera e propria acqua corrente!

Torri d'acqua: Catusi ancora visibili a piazza Porta Montalto

Catusi ancora visibili nei castelletti di piazza Porta Montalto ©Patrizia Grotta

La distribuzione dell’acqua

L’acqua non era gratuita, neanche allora, e ad un costo pagato corrispondeva una quantità precisa da erogare. Come era possibile regolare il flusso? Genialità nella genialità! L’acqua, infatti, defluiva in un sistema di tubi d’argilla conici e divergenti, che permettevano il calcolo del volume di acqua da consegnare. Era il calibro del tubo, in buona sostanza, a determinare la giusta quantità d’acqua da erogare. Penna, darbo e zappa erano le unità di misura deputate a questa delicata opera.

Esempio di torri d'acqua raggruppate a piazza Porta Montalto

Esempio di castelletti raggruppati a piazza Porta Montalto ©Patrizia Grotta

In questa perfetta opera ingegneristica, due erano le falle: il fattore umano e la scarsa igiene.

Le sanguisughe

Partiamo dal fattore umano. La vendita dell’acqua si sviluppava tramite un meccanismo piramidale complesso. In cima stava il proprietario delle torri d’acqua, che stipulava un contratto di fornitura primaria con i gabbellotti. Costoro vendevano quindi l’acqua ai fontanieri, che poi si servivano dei garzoni per distribuire l’acqua ai cittadini. Se l’inghippo, ovvero la truffa, poteva avvenire a qualsiasi livello della piramide, l’anello notoriamente debole erano i garzoni. Infatti, i garzoni – povera gente – presero presto l’abitudine di sottrarre quantitativi d’acqua nel percorso verso l’utente finale, ovvero il singolo cittadino. Cosa che suscitò infine il malcontento della gente, stanca di essere derubata. Non per niente il modo popolare di definire i garzoni fu quello di sanguisughe! Il che la dice lunga su quanto preziosa fosse l’acqua per la cittadinanza.

Torri d'acqua: un esemplare a porta Sant'Agata

Esempio di Torre d’acqua inglobata in porta di città – porta di Sant’Agata ©Patrizia Grotta

La fine delle Torri

Dicevamo che i frequenti furti d’acqua suscitarono in modo sempre più vivace il malcontento di venditori e clienti. Ciò che, però, determinò l’abbandono del sistema secolare delle Torri d’acqua a Palermo furono le problematiche di igiene. Le condutture e il sistema di catusi non impedivano, infatti, la contaminazione con eventuali pozzi neri. I tubi di argilla e le loro fragili giunture, inoltre, non erano buono scudo da infiltrazioni vegetali che inquinavano l’acqua. Così, non era difficile ritrovarsi con acqua insalubre, che veniva però ugualmente utilizzata per qualsiasi tipo di necessità. Per questo, nel 1914, il sistema di Castelletti, che aveva garantito per secoli l’acqua in modo ingegnoso e continuo, venne abolito per cedere al progresso.

Torri d'acqua: tubature corrose dal tempo

Torri d’acqua: tubature corrose dal tempo ©Patrizia Grotta

Le torri d’acqua oggi: caccia al tesoro

Ad oggi, Palermo custodisce le testimonianze di diciannove Torri d’acqua, un’inezia rispetto alla complessa rete dei secoli scorsi. Dai mercati storici fino al parco della Favorita, interrogano ancora i passanti con la loro presenza – misteriosa ai più. Alcune Torri resistono nella loro originaria struttura di mattoni, altre vennero valorizzate e, quindi, modificate durante il periodo liberty. Ce ne sono di isolate, svettanti lì all’improvviso come a chiedersi il perché della loro permanenza in tempi moderni. E ce ne sono di raggruppate, compatte fra loro per resistere al tempo che passa. Poi ce ne sono altre, quasi invisibili, perché mimetizzate nelle costruzioni che le hanno circondate ma non annullate. Potete trovarne al Capo, alla Vucciria, in via Dante, persino a pochi passi dal teatro Massimo o di San Giovanni degli Eremiti. Tutte le superstiti sono state unite virtualmente nell’itinerario “Torri d’acqua. Trait d’union fra architettura ed arte”.

Torri d'acqua a Palermo: mappa

Mappa delle Torri d’acqua ancora esistenti ©Patrizia Grotta

A partire da una Torre qualsiasi, divertitevi nel cercare e trovare (cosa non sempre semplice) le altre della mappa: sarà un’originale caccia al tesoro! La nostra è iniziata seguendo il volo di un gabbiano. Lasciamo a voi la scelta di quale sarà la vostra ispirazione per entrare nel mondo esclusivo dei Castelletti.

Patrizia Grotta

Autore: Patrizia Grotta

Psicologa e Psicoterapeuta umanista, nonché personal writer con lo pseudonimo di Ljus av Balarm. Unisce psicologia e scrittura creativa nell’ideazione e facilitazione di laboratori psicocreativi di lettura e scrittura. Si occupa anche di biblioterapia.

Torri d’acqua a Palermo: quando il genio si fa tecnica ultima modifica: 2019-02-22T13:04:14+01:00 da Patrizia Grotta

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