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EDIFICI STORICI LO SAPEVI CHE

Torri costiere di avvistamento: quando il pericolo arrivava dal mare

torri costiere: torre di capo rama

Silenziose, si stagliano sulla linea di orizzonte che unisce mare e cielo. Familiari all’occhio, eppure poco conosciute. Come scrigni possenti, custodiscono il tesoro di storie secolari. Occhi verso l’infinito moto marino, hanno vegliare e protetto la Sicilia e i suoi abitanti. Sono le torri costiere di avvistamento, che da mezzo millennio costellano il perimetro di Trinacria e raccontano storie di incontri e scontri!

Nel ventre della Torre

È una mattina d’estate siciliana, intensa d’azzurro cielo e verde mare. Correnti di brezza attraversano la calura d’agosto. A picco sulla scogliera, la Torre costiera ombreggia squadrata sul terriccio sconnesso. Un’invisibile linea la lega alle sorelle limitrofe, in perfetta rete. L’ingresso è una stretta apertura rettangolare, nera d’ombra. Un asse malmesso l’ha sempre sprangata, ma il vento della notte l’ha scostato; inesorabile invito, che onoriamo varcando la soglia. Un brivido freddo accoglie il passaggio dal sole siciliano all’ombra del ventre della Torre. Qualche secondo per abituarci, prima che dal buio emergano raggi evanescenti attraverso le fessure nelle pareti. Al primo passo, un frullare d’ali riempie l’aria e sfiora le spalle, facendoci sobbalzare. Quattro piccioni risalgono scocciati verso un’angusta finestrella. Con un sorrisetto di sollievo, accendiamo allora le torce dei cellulari sull’ambiente. È vuoto, cieco, intriso di pulviscolo sabbioso, dall’odore pungente che poco sa di natura e molto di fisiologia umana.

Torri costiere: torre Alba e torre Mulinazzo

Corrispondenza a vista fra Torre Alba e Torre Mulinazzo ph © Patrizia Grotta

Nulla si frappone fra noi e il tetto. Una stretta rampa di scale in pietra si eleva a sud, chiamandoci. Gradino dopo gradino, aliti di ragnatele avvolgono corpi e viso. L’eco dei passi richiama antiche voci d’allerta, quando dal mare giungeva il pericolo degli assalti saraceni. Invisibili guardie armate ci attraversano, rapide sui gradini, per segnalare – di fuoco o di fumo – alle torri sorelle l’imminenza del pericolo. L’inquietudine sospende i passi per qualche secondo, poi riprendiamo l’ascesa nel budello di semioscurità. L’aria adesso ci carezza libera, salmastra. Una lama di luce gialla guida gli ultimi passi verso la terrazza, che infine si schiude ai nostri occhi. Ora dominiamo il golfo, scoprendo l’abbraccio di “corrispondenza a vista” delle altre torri costiere. Come antichi guardiani, scrutiamo l’orizzonte, ma yacht e gommoni non sono dopotutto un grave pericolo. E il cuore si allarga nell’eterno panorama fra cielo, mare e terra.

Storia delle Torri costiere di avvistamento

Un’escursione come questa è sufficiente a suscitare la sete di conoscenza sulle torri costiere. La loro origine è essenziale: avvistamento e difesa. La Sicilia è un’isola e, come tale, da sempre luogo di approdo. Oggi qualcuno considera terribile pericolo l’approdo di squinternati barconi carichi di disperazione. Cosa pensavano, allora, i nostri avi quando ad approssimarsi erano colonizzatori armati, nemici assetati di sangue o predoni barbareschi avidi di scorrerie? Eppure, il sistema integrato di protezione delle coste non nasce all’epoca degli approdi fenici, greci, romani, arabi o normanni.

Le Torri di re Federico III

Bisogna attendere il XIV secolo prima che Federico III re di Sicilia ordini l’edificazione di 40 torri costiere. Da quale pericolo doveva difendersi Federico? Dalla bellicosa coalizione voluta dal papa Bonifacio VIII, ostile all’elezione a re di Federico voluta dall’uomo e non da Dio. Gli Angioini di Napoli, i guelfi italiani, il regno di Francia e quello di Aragona furono così il primo pericolo da cui la Sicilia pensò di proteggersi tramite le Torri! Queste quaranta torri originarie, sparse lungo tutto il perimetro costiero di Sicilia, erano di forma cilindrica e non costituivano ancora una rete a tappeto dell’Isola. Furono, però, bastevoli alle esigenze difensive di Federico.

torri costiere: torre di Mondello

Torre di Mondello ph © Patrizia Grotta

I Pirati del Mediterraneo

Un pericolo ben più violento e capillare doveva ancora abbattersi sulla Sicilia, però. Non più mire colonizzatrici o conquistatrici: rapide razzie di cose e persone, incursioni fulminee quanto letali. La Sicilia ha, infatti, attratto la brama dei pirati barbareschi. Dimenticate il fascino malese di Sandokan: questi pirati non sono gentiluomini né si trasformano per amore. Provengono prima dalla costa nord dell’Africa, ma poi giungeranno anche dall’impero ottomano. Il loro obiettivo è il bottino, ricco, rapido e ripetuto, da raggiungere senza mezzi termini, seminando terrore e morte tra la popolazione civile. Un reale pericolo mortale, da cui urge difendersi. Così ritornano in auge le Torri costiere! Siamo ad inizio del XV secolo e re Martino il giovane ordina l’immediato restauro di quelle esistenti, nonché la costruzione di molte altre nuove. L’idea è quella di dotare l’Isola di un capillare efficace sistema di difesa che intercetti e respinga gli approdi corsari.

Il funzionamento delle Torri

Come poteva un compito di tale vitale importanza essere soddisfatto su un’isola vasta come la Sicilia? Non lambiccatevi il cervello alla ricerca di soluzioni futuristiche, poiché il concetto è sorprendentemente semplice ma funzionale. Come abbiamo noi stessi scoperto salendo in cima alla Torre, ogni struttura era immediatamente visibile da quella che la precedeva e da quella che la seguiva. Si veniva così a creare un sistema di avvistamento visivo noto come corrispondenza a vista. Quando da una prima torre si individuava un potenziale pericolo, un segnale partiva immediatamente verso le altre, in un susseguirsi di fumate durante il giorno e di fuochi durante la notte. In questo modo, entro ventiquattro ore tutte le torri costiere dell’Isola erano in grado di allertare le postazioni militari di difesa. Un tempo che oggi a noi sembra eterno, ma che per i nostri avi era un cuscinetto sufficiente ad organizzare la difesa.

torri costiere: torre in terra di Isola delle Femmine

Torre in terra di Isola delle Femmine ph © Patrizia Grotta

Le Torri immediatamente vicine, inoltre, comunicavano anche con il suono delle brogne, grandi conchiglie marine che fungevano da corno. Immaginate, nelle lunghe notte invernali dei nostri avi, il prodigio – ma anche il terrore – di centinaia di falò che a catena si accendono. Come pezzi di domino che, anziché cadere, si innalzano verso il cielo, fino ad incoronare la Sicilia. Le torri di pietra, in maggior parte a pianta quadrata e qualcuna – le più antiche – a pianta circolare, sorgevano su punti strategici, dove la vista sul mare fosse ampia e libera. La terrazza, da cui abbiamo ammirato un panorama mozzafiato, ospitava il fornello per i falò o le fumate. L’ambiente a pianterreno – oggi regno di piccioni, resti fisiologici umani e preservativi – custodiva cavalli, vettovaglie e l’armamento delle vedette. Delle caditoie avevano la funzione di riversare sul nemico, una volta giunto sulla terraferma, grossi massi, oggetti in fiamme e olio bollente.

Le torri costiere oggi

Gli assalti pirateschi perdurarono fin al XIX secolo, interrotti dalla massiccia opera di colonialismo europea in Africa. Le Torri costiere, però, restarono protagoniste in altre guerre, fino alla Seconda guerra mondiale. Lo scorrere dei secoli apportò varie modifiche funzionali rispetto alle linee progettuali di Camillo Camilliani. Il noto ingegnere, nel XVI secolo, ebbe l’incarico della più massiccia e strutturata opera di revisione e edificazione del sistema di avvistamento costiero. Le modifiche successive riguardarono soprattutto i progressi dell’ingegneria bellica, che arricchirono gradualmente la dotazione del presidio militare. Finite le guerre e i reali pericoli dal mare, che cosa ne è stato delle nostre torri? La straordinarietà del sistema siciliano consiste nel fatto che la maggior parte di esse sono ancora esistenti! Ognuno di voi ne avrà vista almeno una, magari non conoscendone storia e funzione. Solo nella provincia palermitana ne restano in piedi più di quaranta, alcune integre altre in rovina.

torri costiere: Torre Pozzillo a Cinisi

Torre Pozzillo, a Cinisi ph ©Patrizia Grotta

Le sorti seguite dalle torri sono svariate. Un buon numero finì inglobato dentro tonnare, come la Tonnara dell’Orsa – a Cinisi. Altre divennero fulcro di nascenti villaggi di pescatori, come a Mondello. Non stupisce, in un’Isola come la nostra, che qualche gloriosa struttura difensiva sia stata trasformata in occupazione abitativa abusiva per qualcuno. Abbiamo il ricordo di una Torre, Torre Battilamano tra Termini e Cefalù, quasi fagocitata da un ristorante! Poi ci sono quelle fortunate, come Torre Alba di Terrasini, ristrutturate per divenire centro culturale. O come la torre circolare di Capo Rama ristrutturata e rivalutata nella riserva naturale. Torre Mulinazzo, all’aeroporto Falcone e Borsellino, mantiene la funzione di segnalazione luminosa agli aerei in atterraggio. Quale Palermitano non conosce le torri di Mondello o di Isola delle Femmine? E che dire di Torre Pozzillo a Cinisi? È notizia di quest’estate che la Regione voglia metterla all’asta! Chi si fa avanti?

Torri costiere di avvistamento: quando il pericolo arrivava dal mare ultima modifica: 2019-09-05T14:35:50+02:00 da Patrizia Grotta
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