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Terremoti a Palermo: anatomia di una fragilità

Pur trovandosi in una delle regioni italiane a maggior rischio sismico, Palermo non possiede di per sé un elevato tasso di vulnerabilità. Rispetto alle catastrofi che hanno a più riprese funestato la parte orientale della Sicilia, la storia sismica palermitana è circoscritta a pochi eventi. Alcuni di essi, però, hanno arrecato danni al patrimonio artistico cittadino e a volte persino delle importanti modifiche urbanistiche. Ripercorriamo, allora, la storia dei terremoti a Palermo, per scoprire qual è la fragilità della nostra città.

La storia dei terremoti a Palermo

Nella classificazione delle categorie sismiche, l’area del palermitano è collocata in zona 2. Cosa vuol dire? La zona 2 definisce quelle aree in cui “forti terremoti sono possibili”. Solo Contessa Entellina si colloca in zona 1, ovvero in un’area altamente pericolosa con elevata probabilità di terremoto. Come vengono categorizzate in tal senso le aree del territorio italiano? Il parametro si basa, principalmente, sullo studio degli eventi sismici che nel corso della storia conosciuta hanno colpito le diverse località italiane. Frequenza e potenza di questi terremoti “storici” costituiscono il curriculum che definisce, infine, il livello di rischio di un’area. Quali sono, allora, gli eventi sismici passati che collocano Palermo in zona 2? Prima di svelarvi la risposta, è d’obbligo premettere che spesso un’area risente degli effetti di eventi sismici verificatisi in altre aree, qualora questo siano stati particolarmente potenti!

Grafico Dei Terremoti a Palermo dal 1600 ad oggi
Grafico dei terremoti che hanno interessato Palermo dal 1600 ad oggi
(fonte CPTI15 v2.0)

Quali sono, quindi, gli eventi che, per epicentro o per “riflesso” hanno interessato Palermo? Sui settantaquattro terremoti registrati a Palermo dal Catalogo Parametrico dei Terremoti italiani dal mille d.C. in poi, ne possiamo considerare rilevanti sei. Ovvero, i terremoti di:

  • Val di Noto dell’undici gennaio 1693, magnitudo 7.4 Richter
  • Terrasini del primo settembre 1726, magnitudo 6.0 Richter
  • Pollina del cinque marzo 1823, magnitudo 5.8 Richter
  • Villabate del quindici gennaio 1940, magnitudo 5.3 Richter
  • Valle del Belìce del quindici gennaio 1968, magnitudo 6.2 Richter
  • Ustica del sei settembre 2002, magnitudo 5.6 Richter

L’ultimo in senso cronologico e che tutti ricordiamo risale al ventotto ottobre del 2016, quando non ci furono vittime né danni. Una curiosità interessante deriva, invece, dal Terremoto dell’otto settembre del 1818, che ebbe epicentro nelle Madonie. A Palermo si ebbe solo un sentore dell’evento, ma il sensibile Pendolo dell’Osservatorio astronomico si arrestò, registrando così l’esatto orario del sisma.

I terremoti a Palermo, la vera fragilità

Undici gennaio 1693. Terremoto del Val di Noto

Tra il nove e l’undici gennaio 1693 la Sicilia conosce qualcosa di abbastanza simile all’Apocalisse. Eventi sismici principali e secondari devastano il Val di Noto non solo a livello urbanistico, ma persino naturale. Il sisma, infatti, è talmente potente (XI grado Mercalli) da risultare il peggiore in Italia, per danni e vittime, degli ultimi mille anni. Per rendere l’idea della catastrofe umana, citiamo un solo dato: a Catania, si registrano sedicimila morti su una popolazione di 20.000 abitanti. Al terremoto segue quello che oggi definiamo tsunami su 200 km della costa orientale. La distruzione impera nella Sicilia orientale, ma il sisma allarga i propri effetti su tutta l’Isola. Provoca gravi danni strutturali anche a Palermo, senza vittime. L’Isola si ritrova in ginocchio, ma dalla terrificante distruzione sorge l’immensa bellezza del Barocco siciliano. La ricostruzione, infatti, inizia presto, restituendo alle aree colpite nuovo volto e nuova vita.

Primo settembre 1726. Terremoto di Terrasini

Il primo, nella storia recente, ad avere origine nel palermitano. I suoi effetti, infatti, hanno impatto distruttivo sugli edifici cittadini e causano anche morti e feriti, rispettivamente duecentocinquanta e centocinquantuno – secondo le fonti storiche. I danni più significativi si concentrano in un’area precisa della città, tra la contrada di Lattarini, il Monte di Pietà alla Panneria e la Contrada dei Casseri. Altrove si registrano crepe nei muri e piccoli crolli. Si presenta, quindi, uno schema destinato a ripetersi: danni ingenti nelle aree costruite sull’interramento dei fiumi Kemonia e Papireto, laddove sorgeva il vecchio seno portuale! I danni non risparmiano neanche il Palazzo Reale e non distinguono fra palazzi nobiliari e case popolari. Le cronache immediate descrivono una Palermo fantasma, desolante, e sottolineano il terrore stuporoso degli abitanti.

Terremoti a Palermo: Palazzo Reale ne è stata vittima ricorrente
Palazzo Reale, vittima ricorrente dei Terremoti a Palermo ph © Patrizia Grotta

Cinque marzo 1823, Terremoto di Pollina

La rifondazione urbanistica della Palermo spagnola nel ‘500 aveva modificato l’assetto della città fenicia. L’interramento di Kemonia e Papireto genera il Tallone d’Achille sismico palermitano. Anche in questo evento, a crollare sono edifici costruiti sui due ex alvei fluviali. I morti sono diciannove e i feriti ventitré; il danno architettonico è ingente. Le chiese di San Francesco d’Assisi, di Sant’Anna e di Santa Teresa alla Kalsa sono tra le vittime illustri. La ricostruzione risente della coeva crisi storica. Solo un paio d’anni prima, ricordiamo, i moti del 1820/21 evidenziavano l’insofferenza contro il governo borbonico. Esemplificativa è la creazione di piazza Nuova, dall’abbattimento del quartiere dei Conciatori. Non a caso, il luogo in cui i Moti avevano avuto inizio. Interessante curiosità: la ricostruzione bandisce i corpi aggettanti, ovvero i balconcini pensili destinati a cucina o simile. Tipici dell’urbanistica precedente, ma debolmente sostenuti, erano soggetti a crollo in caso di terremoti!

Quindici gennaio 1940, Terremoto di Villabate

Il terremoto della Guerra, quello che unisce danni a paura e tensione. Tanto che nelle cronache passa quasi sottogamba, ma in realtà le sue conseguenze segnano Palermo. Tra gli edifici danneggiati, la Casa dei Padri Teatini che ospitava le collezioni geologiche del Museo Gemmellaro. Lesioni e crolli, però, interessano a tappeto tutto il centro storico della città, dove gli edifici versano in condizioni precarie da tempo e i terremoti hanno azione distruttiva facilitata. Sul piano umano, si registrano un solo morto – un carabiniere – e cinquanta feriti. Le cronache dell’epoca attribuiscono le ferite alla fuga precipitosa e disordinata dalle case, più che al terremoto in sé.

Terremoti a Palermo: la fragilità strutturale di palazzi come Palazzo Bordonaro li rende vulnerabili ad eventi anche lievi
Palazzo Bordonaro: testimone illustre della persistente fragilità strutturale del Centro storico ph © Patrizia Grotta

Quindici gennaio 1968, Terremoto della Valle del Belìce

I fantasmi di quel disastro ancora adesso si aggirano per la Valle e tra i ruderi dei paesi rasi al suolo dalla furia tellurica. Palermo è coinvolta marginalmente dall’onda dei danni, nelle solite zone a rischio, e non registra vittime. Accoglie, nelle sue strutture ospedaliere, decine fra i feriti. Lo sgomento percuote la Sicilia occidentale, dinanzi l’imprevedibilità di un evento sismico in zona non conosciuta come suscettibile ai terremoti.

Sei settembre 2002, Terremoto di Ustica

Tra i terremoti a Palermo, molti di noi lo ricordano e potrebbero farne cronaca. La paura fa due vittime, colte da infarto. Ancora una volta, nel ventunesimo secolo, i crolli interessano l’area vulnerabile ai terremoti. Qui i danni risultano persino eccessivi rispetto alla reale intensità sismica, riproponendo l’annosa fragilità strutturale. I danni al patrimonio monumentale sono presenti, ma dovuti anche a situazioni preesistenti di instabilità. Ricordiamo il crollo di intonaco nella Sala d’Ercole di Palazzo Reale o la lesione a un tramezzo della Cappella Palatina. Sorte peggiore alla chiesa di Sant’Anna, che viene dichiarata inagibile. Piccoli crolli e minime lesioni, però, interessano praticamente la maggior parte di chiese e palazzi nobiliari, da S.Ninfa a Palazzo Mirto, passando per Palazzo delle Aquile. Il sisma, in altre parole, diviene lente d’ingrandimento sulla necessità di una integrata e consistente riqualificazione del patrimonio monumentale palermitano.

Terremoti a Palermo: anatomia di una fragilità ultima modifica: 2020-01-20T15:47:28+01:00 da Patrizia Grotta
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