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Il Teatro Massimo e la misteriosa epigrafe: chi è l’autore?

Teatro Massimo (palermo) Msu 0462

Il teatro Vittorio Emanuele di Palermo, meglio conosciuto come Teatro Massimo, è eterno. Negli anni, milioni e milioni di persone sono rimaste incantate di fronte alla spettacolarità di questa struttura. Al centro del capoluogo siciliano, il Teatro di Piazza Verdi attrae ogni giorno visitatori, provenienti da ogni dove. Turisti, ma non soltanto. A Palermo, anche coloro che lo conoscono fin da bambini, si innamorano ripetutamente del maestoso tempio della lirica.

La storia del Teatro Massimo

A Palermo, già da prima dell’Unità d’Italia, era nata la necessità di regalare alla città un ampio e moderno teatro. Tuttavia, soltanto dopo l’incoronazione di Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia, il progetto divenne concreto. A settembre del 1864, infatti, il sindaco Antonio Starabba bandì un concorso per “provvedere alla mancanza di un teatro che stesse in rapporto alla cresciuta civiltà ed a’ bisogni della popolazione”, aperto ad architetti italiani e stranieri. A vincere fu il siciliano Giovan Battista Filippo Basile.

Teatro Massimo Palermo
Teatro Massimo (1900) by Di Benedetto Enrico from Biblioteca comunale di Palermo

I lavori per la realizzazione della struttura iniziarono il 12 gennaio 1875 e si protrassero a lungo, con alcune interruzioni. Dopo sedici anni dall’apposizione della prima pietra su Piazza Verdi, l’abile architetto morì. Fu il figlio Ernesto, erede nel padre anche nell’arte, a completare il lavoro. L’inaugurazione avvenne il 16 maggio 1897, con Falstaff di Giuseppe Verdi. L’opera incantò Palermo, che da quel giorno vanta di avere il terzo teatro più grande d’Europa, secondo solo alle Opere di Parigi e Vienna.

La struttura

Ampio, armonioso e rigorosamente composto. La struttura del Teatro Massimo, d’ispirazione greca e romana, non lascia nulla al caso. Gli architetti, al fine di creare il tempio della lirica, gettarono lo sguardo a riferimenti di ogni genere, rendendoli attuali: dalle costruzioni religiose alle basiliche civili, persino fino alle terme. Lo spazio davanti alle colonne, ai lati della lunga scalinata, presenta inoltre due leoni bronzei con le allegorie della Tragedia dello scultore Benedetto Civiletti e della Lirica dello scultore Mario Rutelli. Opera di Antonio Ugo, invece, il busto di Giuseppe Verdi e quello di Giovanni Battista Filippo Basile. In alto, infine, una cupola si innalza a sovrastare la sala del teatro. All’interno e all’esterno, sono tanti i dettagli da scoprire, pronti ad incantare tutti i visitatori.

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“File:Teatro Massimo (Palermo) – Interior-msu-0488.jpg” by Matthias Süßen is licensed under CC BY-SA 4.0 

La misteriosa epigrafe sulla facciata del Teatro Massimo

“L’Arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire”. A distanza di ben centoventitré anni dall’inaugurazione del Teatro Massimo, è a noi ancora sconosciuto l’autore dell’epigrafe sulla facciata della struttura. Tante, in questo secolo, le ipotesi, attinenti o fantasiose. Eppure, il dubbio resta e, probabilmente, resterà in eterno. Lo storico e urbanista palermitano Rosario La Duca stilò una lista di possibili autori. Tra quelli esclusi agli albori ci sono esponenti della cultura classica, come Plauto e Metastasio, per i quali non c’era alcuna prova concreta.

In sostanza, analizzando via via le ipotesi, rimasero soltanto due possibili padri: Il filosofo e politico Vincenzo Gioberti e il letterato, nonché sindaco di Palermo dal 1876 al 1878 e senatore del Regno d’ Italia, Francesco Paolo Perez. A favore del primo, ci sarebbe una citazione riportata nel discorso di un assessore comunale in occasione dei funerali dell’architetto Giovan Battista Filippo Basile. Per il secondo, invece, a testimonianza ci sarebbe un opuscolo. Il ministro, tuttavia, avrebbe smentito egli stesso, tra le pagine del Giornale di Sicilia del giugno 1884, la paternità della frase. Per entrambe le ipotesi, purtroppo, non abbiamo prove certe. È impossibile, dunque, trovare una soluzione all’enigma.

Lo sapevi che…

Durante la Seconda Guerra Mondiale una bomba centrò il Teatro Massimo. In alcuni punti delle mura è ancora possibile vederne i segni. Nonostante ciò, oltre a circa 400 metri di vetri andati in frantumo, la struttura non subì gravi danni. Questa non è l’unica nota storica sconosciuta ai più giovani in merito al teatro. Andando ulteriormente indietro nel tempo, in pochi sanno che i due leoni collocati all’ingresso, originariamente, non piacquero a Basile. La Giunta Municipale dovette stanziare 10mila Lire affinché i due autori correggessero le loro sculture per soddisfare le volontà dell’architetto. Una delle modifiche riguardò la posizione delle code, che vennero abbassate. Inoltre, in merito agli interni, la struttura gode di un particolare impianto di climatizzazione interna che permette di non usufruire di areazione forzata. Ciò è possibile grazie ad un soffitto mobile, composto dai cosiddetti petali, che ha un meccanismo di gestione dell’apertura modulabile verso l’alto.

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Photo by Mario Messina on flickr

E tu, sai tutto sul Teatro Vittorio Emanuele di Palermo? Queste erano solo alcune delle curiosità che riguardano il Teatro Massimo. I nostri lettori, senza dubbio, ne conosceranno tante altre. Non esitate, dunque, a scrivercele!

Teatro Massimo, la web tv che ti porta l’opera a casa

Gli spettacoli del Massimo continuano grazie allo streaming. La Traviata di Verdi, I Pagliacci di Leoncavallo, la Cavalleria Rusticana di Mascagni. La cultura come servizio essenziale: non si ferma neanche in questi giorni.

Il Teatro Massimo e la misteriosa epigrafe: chi è l’autore? ultima modifica: 2020-03-13T21:04:28+01:00 da Chiara Ferrara
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