MONUMENTI

Si fa presto a dire cupola

Skyline palermitano: l falso storico delle rosse cupole

Potreste immaginare che dietro la fama e la bellezza di un elemento artistico si nascondano errori, calcoli economici o persino scienza? Potreste credere che ciò che vi è familiare oggi, un tempo sia stato diverso? In questo articolo conoscerete la storia avventurosa di alcune delle cupole che caratterizzano lo skyline palermitano.

Rosse per caso

Nel 1881 non le avremmo viste spiccare di quel rosso tipico contro l’azzurro del cielo di Palermo. E, per questo colore, non le avremmo riconosciute all’istante nell’abbozzo di uno qualsiasi degli Entusiasti del “Gran Tour” italiano. Parliamo delle cupole della chiesa di San Cataldo in piazza Bellini e di San Giovanni degli Eremiti. Rosse, tonde, indimenticabili ed inconfondibili, hanno trovato posto eterno nella lista del patrimonio UNESCO. Rosse: rosse per errore, in realtà. Sembra incredibile, ma è così: prima del 1882, anno del loro restauro, le cupole erano di ben altro colore, in origine probabilmente rosellino e, per l’esposizione nei secoli agli elementi naturali, di un lieve grigio. Quasi anonime, insomma! Cosa accadde, allora, nel 1882? Giuseppe Patricolo, esperto architetto, ebbe l’incarico di restaurare San Giovanni degli Eremiti. In questa funzione, si imbatté nel ritrovamento di un pezzo di intonaco originario, che ai suoi occhi apparve “rosso cupo”.

skyline palermitano: le rosse cupole di San Giovanni degli Eremiti

Le rosse cupole di San Giovanni degli Eremiti ©Patrizia Grotta

Non sappiamo se Patricolo fosse daltonico, ma sappiamo che diede allora disposizione alle maestranze di adoperare per le cupole un bel “rosso vivo”. E i suoi ordini, si narra, furono creativamente eseguiti da un capomastro “generoso”, che calcò sulla tonalità, producendo il rosso che conosciamo. Un rosso letteralmente per caso, insomma, che fu poi adottato per tutte le altre cupole normanne, San Cataldo in primis. In altre parole, il trionfo di un “falso storico” che però nessuno si sognerebbe di cancellare dallo skyline palermitano!

Skyline palermitano: rosso per le cupole di San Cataldo

Le cupole di San Cataldo viste da Palazzo delle Aquile ©Patrizia Grotta

Questione di conti

Svetta sul piano della Cattedrale e domina lo skyline palermitano con la sua peculiare forma neoclassica. È la cupola della Cattedrale, protagonista di un numero incalcolabile di cartoline e fotografie. Ai Palermitani infonde serenità, nella sua linea di prospettiva che la unisce virtualmente alla statua di Santa Rosalia. Eppure, l’occhio esperto si accorge subito di un dettaglio: la sua dissonanza strutturale con il resto dell’architettura. Perché questa dissonanza? Semplice: perché dalla realizzazione della cattedrale (XII secolo) a quella della cupola (XIX) intercorsero secoli, progetti dismessi e calcoli economici!
Correva già il XV secolo quando l’arcivescovo Puxades, per primo, promosse la costruzione di una cupola in legno, sottostante il tetto all’altezza del coro. I costi di quest’opera – argomentazione prioritaria nella storia della cupola – furono davvero contenuti, non comportando alcuna ingente modifica strutturale. Piccola calotta e tamburo ottagonale con iscrizioni in oro: di più non si sarebbe potuto fare!

Cupole: la Cattedrale senza Cupola

Cattedrale senza cupola – dettaglio del quadro “Processione di S. Rosalia” ©Patrizia Grotta

Neanche il Barocco, con la sua strabiliante varietà di materiali e forme, poté regalare una vera Cupola alla Cattedrale. Ancora una volta, il progetto avanzato da De Leòn Càrdenas fu bocciato: troppo pretenzioso, troppo complesso, troppo caro!

Dove non poté il Barocco, poté la potenza della Natura. Infatti, a fine XVIII secolo, le verifiche dei danni alla stabilità della Cattedrale provocati dal terremoto nel Val di Noto (1693) avviarono il piano di consolidamento. Il momento propizio era finalmente giunto. Necessità e calcoli economici si trovarono, infatti, in accordo e consentirono i lavori per una signora Cupola! È l’inizio del XIX secolo: Marvuglia e Attinelli, su progetto di Fuga, danno vita alla cupola neoclassica. Imponente tanto da oscurare quelle sorte prima di lei, ridisegnò la linea della Cattedrale e dello skyline di Palermo. Eppure, come per la Tour Eiffel di Parigi, molti la trovarono fuori contesto. Voi che ne dite?

Skyline palermitano: cupola neoclassica su architettura arabo normanna

Arabo normanno e neoclassicismo si fondono ©Patrizia Grotta

E potemmo guardar le stelle

Il Palazzo dei Normanni, a Palermo, è uno scrigno multiforme di tesori: una specie di cronologia fattasi muratura degli stili architettonici che hanno posseduto la città. Fra le magnificenze di questo inimitabile complesso, spicca la Torre Pisana – voluta nel XII secolo da Guglielmo II di Sicilia – con le tre cupolette brune. Attenzione, però, a non farci trarre in inganno: l’origine medioevale della torre, infatti, non si estende anche alle tre cupole, tutt’altro! La loro presenza, in realtà, sebbene strutturalmente in piena armonia con la Torre, tanto da pensarle inscindibili, è ben più recente. Nel 1790, per volere di Ferdinando I di Borbone, la Torre divenne sede del nascente osservatorio astronomico, sotto la direzione di Giuseppe Piazzi. Ed è a questa funzione che dobbiamo la costruzione delle tre cupolette brune, capaci di calamitare l’attenzione da varie prospettive nello skyline palermitano!

Cupole di rame per l'Osservatorio astronomico

Le cupole in rame dell’Osservatorio astronomico viste dai tetti della Cattedrale ©Patrizia Grotta

La prima cupoletta, costruita nel 1789/90, custodì lo strumento più prestigioso della Specola, ovvero il cerchio di Ramsden fortemente voluto da Piazzi. Una seconda cupola le si affiancò nel 1803 per accogliere un altro strumento astronomico, un equatoriale di Troughton. La terza, infine, più grande e centrale, sorse nel 1860 per alloggiare un innovativo telescopio che la tramutò in finestra palermitana per astri e pianeti. Eppure, nonostante la loro importanza, le cupole destinate ai cieli (da qui Piazzi scoprì Cerere!), hanno visto periodi bui! Originariamente costruite in muratura, infatti, dovettero essere prima sostituite con altre in ferro, negli anni ’50. Poi si procedette persino alla loro smobilitazione, poiché troppo pesanti per la staticità dell’antica torre medioevale che la reggeva. Infine, in epoca molto recente, sono finalmente riapparse, in leggero rame, a restituire ai Palermitani la loro connessione con l’universo stellato.

Patrizia Grotta

Autore: Patrizia Grotta

Psicologa e Psicoterapeuta umanista, nonché personal writer con lo pseudonimo di Ljus av Balarm. Unisce psicologia e scrittura creativa nell’ideazione e facilitazione di laboratori psicocreativi di lettura e scrittura. Si occupa anche di biblioterapia.

Si fa presto a dire cupola ultima modifica: 2019-03-15T14:02:14+02:00 da Patrizia Grotta

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