I PALERMITANI RACCONTANO PALERMO

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DOVE ALLOGGIARE NATURA

Selvaggiamente Ustica

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Un’isoletta appartenente alla provincia palermitana e che sembra avere una marcia in meno è lei, Ustica. Sì, perché si sente nominare poco, non è la meta principale del turismo nazionale e internazionale diretto in Sicilia e non è famosa come le sorelle mediterranee. Molti preferiscono le mainstream Eolie, le Egadi o le più lontane e “prestigiose” Lampedusa e Pantelleria. Noi qui testimonieremo che questa bellissima isola palermitana ha tutto (ma proprio tutto) per non temere rivali nel mediterraneo. Per storia, per fascino e per importanza culturale.

Non parliamone solo per la tragedia

Ustica, restando ai margini dei grandi flussi turistici, non è famosa solo per la strage aerea del 1980! L’isola è la prima riserva marina d’Italia e sede del Sicily Web Fest, festival e rassegna cinematografica dedicata a giovani e navigati talenti del mondo delle web series. Si tratta di uno dei maggiori eventi internazionali dedicati a questo settore. Si legge sul sito che la manifestazione ha «l’obiettivo di promuovere l’arte cinematografica attraverso il web – e che – non è semplicemente una competizione, ma un vero evento culturale». Quasi scontato aggiungere che i fondali intorno a Ustica sono mete subacquee per turisti sub da tutto il mondo. 

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Come già detto, il nome dell’isola è collegata – nella memoria nazional-popolare – all’abbattimento del DC9 dell’Itavia avvenuto il 27 giugno del 1980. Si trattò di (ed è tutt’ora) uno dei casi più controversi e carichi di inesattezze e misteri che vanno dal mondo militare alla geopolitica internazionale. Eppure il velivolo s’inabisso ad una cinquantina di miglia (80 chilometri circa) a Nord di Ustica; piuttosto lontano, certamente neanche definibile “a largo di” se dobbiamo essere precisi!

Entrando davvero a Ustica

Ma, scrollato di dosso il peso di una tragedia – un po’ come la vicenda dell’isola toscana del Giglio, balzata agli onori della cronaca per il fattaccio della Costa Concordia – andiamo avanti (e indietro). La piccola e preziosa Ustica non ha un vero “centro” da cui raggiungere agevolmente le zone di interesse turistico e naturale. Va bene praticamente ogni zona dove alloggiare, si raggiunge tutto facilmente da qualunque punto. La cittadella è il cuore pulsante dell’Isola ed è anche – purtroppo – destinato al transito degli autoveicoli. E spostandosi in cerca di un “conforto marino” troverà nient’altro che quell’avventura di cui si parlava: rocce, tante rocce. Niente spiaggette con ombrelloni e chioschetti con bibite fresche tutto il giorno. Scogli, selvaggi scogli, senza quella comodità per il turista da salotto.

Antico crocevia nel Mediterraneo

Forse già gli antichi Romani ne avevano colto lo spirito “apro”, ruvido. La chiamavano infatti Ustica (derivante da ustum «bruciato»), chissà forse per l’aridità che la contraddistingueva già allora. I Greci invece la chiamavano Osteodes, ossia «ossario», per i resti di coloro che viaggiatori passeggeri o mercenari vi sarebbero morti per fame e sete. Secondo alcuni studiosi è questa la dimora della maga Circe, la tentatrice di Ulisse che trasformava i visitatori in maiali. È inoltre possibile rintracciare, lungo uno dei sentieri che volge a Ovest dell’isola, insediamenti umani risalenti al Paleolitico. Altri scavi archeologici hanno portato alla luce anche i resti di un antico villaggio cristiano.

Villaggio Faraglioni Da Satellite
Villaggio preistorico a Ustica

Un luogo di costante passaggio per tante popolazioni che vi facevano tappa durante le tratte mercantili mediterranee. Ne sono testimonianza la gran quantità di reperti archeologici ritrovati anche sott’acqua, proprio per i numerosi naufragi avvenuti nel tempo. Si è così rintracciata la presenza di antichi popoli quali i Fenici, i già citati Greci e Romani, e i Cartaginesi. Insomma un crocevia dove molti più secoli più tardi due grandi cisterne per l’acqua piovana e due torri di controllo hanno permesso anche la crescita della popolazione isolana. Un primo vero nucleo stabile (oggi arrivato comunque intorno al migliaio!).

Quella vocazione solitaria di Ustica…

Distante poco meno di 60 chilometri dal litorale di Palermo, Ustica, più che avuto, ha subito la “vocazione solitaria” che sembra ancora avvolgerla. Luogo di confino prima nel periodo Borbone, poi Savoia e infine fascista, ha ospitato l’oppositore politico del Ventennio Antonio Gramsci ed è stata luogo di custodia obbligata per detenuti mafiosi. Un isolamento che è continuato anche per le caratteristiche costiere, per lungo tempo, poco turistiche. Si pensi che lo sbarco, fino ai primi anni Sessanta, avveniva alla cala Santa Maria a bordo di barconi, vista l’assenza di un attracco in sicurezza per i traghetti.

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Ustica negli anni Cinquanta – da ReportageSicilia

…e la sua natura “avventurosa”

La condizione “avventurosa” di Ustica è stata per decenni il motivo principale del suo isolamento. Avventurosa – l’abbiamo definita – per via del suo storico attracco rocambolesco e del suo aspetto selvaggio (dominato dalla steppa mediterranea), rurale, in un’espressione: al naturale. Nei primi decenni del Novecento un poco rassicurante piroscafo trasportava i passeggeri sull’Isola, anzi, a qualche centinaio di metri da Ustica. Delle barchette a remi – ancora più tremolanti e preoccupanti del rumoroso piroscafo – traducevano i viaggiatori nell’Isola. E nei decenni successivi il territorio usticese è rimasto “antituristico”, per evidenti cause di origine politica. Un isolotto di pescatori e contadini che sembrava bloccato dentro una bolla di povertà e chiusura.

Sailing In Sicily , Isola Di Ustica

Oggi aliscafi e sviluppo portuale hanno allontanato nel passato l’isolamento maledetto di Ustica per farne godere le bellezze e la vitalità. Baie nascoste e deserte, incontri spettacolari nei fondali con branchi di castagnole, cernie, ricciole, salpe, orate, dentici oltre alle numerose stelle marine. Il significato di “riserva marina” svelato nel semplice vivere a pieno le possibilità naturalistiche che offre l’Isola. E poi, le sue vie arricchite dai brillanti murales sulle case usticesi. Tanti angoli da apprezzare, per un vero viaggio di scoperta in una terra, come già detto, selvaggia e “come mamma l’ha fatta”, si potrebbe dire.

Selvaggiamente Ustica ultima modifica: 2019-10-01T19:02:05+02:00 da Daniele Monteleone
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