I PALERMITANI RACCONTANO PALERMO

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LO SAPEVI CHE STORIA

Quando la rivoluzione costa: la tassa su finestre e balconi di Sicilia

Tassa su finestre e balconi, Palermo 1848

Come reagireste se al tg dessero notizia della decisione del Governo – intenzionato a sanare il debito pubblico – di elevare una tassa su finestre e balconi? Sì, leggete bene: un bel balzello regolare sulle prese d’aria e luce delle vostre case per rimpinguare le casse statali. Immaginiamo già gli accesi dibattiti nei salotti più o meno politici della Tv. E ancor di più i feroci anatemi sui social, inneggianti a fantomatici tempi in cui si stava meglio (quando si stava peggio) e contro uno Stato che non tutela gli Italiani. E che tirerebbero in ballo l’annosa questione delle accise sulla benzina, vestigia anacronistiche di guerre africane. Ecco: il binomio tasse più guerra è la porta giusta che ci introduce nel nostro racconto odierno su un pezzo di storia siciliana di qualche tempo fa. La storia, appunto, di quando Palermo e la Sicilia si svegliarono esclamando: una tassa su finestre e balconi?!

Guerra chiama tasse

Lasciateci iniziare questo C’era una volta con una cornice storica. La Palermo è quella del 1848, anno importante per la storia siciliana e – di riflesso – per quella italiana. Durante la dominazione borbonica lunga secoli, la Sicilia e Napoli erano stati considerati sì parti integranti di unico regno ma ognuno con proprie istituzioni. Ciò aveva sicuramente contribuito a mantenere un funzionale equilibrio politico. Fu all’inizio del XIX secolo, esattamente nel 1816, che le cose cambiarono. La promulgazione della Legge fondamentale del Regno delle Due Sicilie diede vita a una nuova entità statuale, nella quale gradualmente la Sicilia rischiò di perdere la propria personalità. I Siciliani non la presero bene, a nessun livello sociale, e i Vespri insegnano come reagiscano gli Isolani quando il dominatore di turno esagera. L’annientamento dell’autonomia secolare a favore del predominio napoletano, un crudo regime poliziesco al limite del crimine, povertà e gravi pestilenze crearono un mix esplosivo.

Sanesi La Rivoluzione Di Palermo 12 Gennaio 1848 Ca. 1850
Sanesi – La rivoluzione di Palermo-12 gennaio 1848 – ca. 1850 (fonte wikipedia)

E fu rivoluzione! Siciliani! Il tempo delle preghiere inutilmente passò, inutili le proteste, le suppliche, le pacifiche dimostrazioni…. Ferdinando tutto ha sprezzato, e noi Popolo nato libero, ridotto nelle catene e nella miseria, tarderemo ancora a riconquistare i nostri legittimi diritti? Su questo orgoglioso proclama, si attivarono in tanti e il governo borbonico dovette comprendere di aver varcato la soglia del tollerabile. I moti del 1848 scoppiarono il 12 gennaio, portando alla creazione di un governo autonomo con un suo Parlamento che durò 16 mesi. In quel periodo storico, le battaglie si allargarono a tutta l’Italia, nel movimento conosciuto come Risorgimento. Restando in Sicilia, il neo Parlamento, esemplare forma liberale in anticipo sui tempi, si trovò ad affrontare compiti importanti. Quelli, cioè, immaginabili all’alba di un nuovo mondo. E si trovò a fare i conti, naturalmente. Perché le guerre costano, principalmente in sangue e vite umane, ma anche in monete.

La tassa su finestre e balconi

Il Parlamento, […] per sopperire alle urgenti spese della guerra dispone il reperimento di 700.000 onze tramite alcune misure economiche e qualche imposizione straordinaria. Il bisogno fa l’ingegno e la situazione voleva che si spremesse dove si potesse. Il 19 maggio del 1848 il giovanissimo Parlamento si decide, cioè, veramente a tassare le fonti di luce ed aria delle abitazioni! Ed ecco quindi che: è imposta una tassa di tt2 a finestra e balcone ovunque sporgenti per una sola volta in tutta l’Isola. La tassa di due tari (circa 10/12 euro) riguardava anche le botteghe, ma risparmiava le abitazioni della povera gente. Il pagamento andava a carico di chi effettivamente abitava gli appartamenti o le case indiziate. Vi starete chiedendo come potesse essere conteggiato l’effettivo ammontare del totale imposto, no? Nulla di più semplice: gli incaricati della verifica avevano facoltà di girare per la città e contare!

Tassa Su Finestre E Balconi del 1848 a Palermo
Estratto da “Collezione di leggi e decreti del general Parlamento di Sicilia nel 1848”

Il conteggio veniva da costoro effettuato dalle vie, dai vicoli, dagli atri e dai cortili. Vietato, però, entrare dentro le abitazioni dei cittadini. Cosa che, da decreto, lasciava alla buonafede dei Siciliani il dichiarare l’esistenza di finestre e balconi interni. È facile immaginare la scena: decine di esattori sparsi per l’Isola con il naso e il dito all’insù per prendere nota di ogni apertura tassabile! Operazione evidentemente non semplice, se il I giugno successivo il ministro delle Finanze Michele Amari emetteva circolare invitante ad una autocertificazione per la tassa su finestre e balconi. Si chiedeva, cioè, ai cittadini di presentarsi spontaneamente ai Ricevitori del Registro con una dichiarazione scritta attestante nome, cognome e il numero di finestre e balconi. E naturalmente colla cifra dovuta. Questo in attesa dell’eventuale conguaglio a seguito delle successive verifiche ufficiali. Insomma, le spese incombevano sul governo autonomo e intanto andava preso subito quanto si poteva!

Fatta la legge…

Come reagirono i Palermitani e i Siciliani? Con spirito patriottico molti misero mano alle borse e pagarono la tassa su finestre e balconi. Altri decisero che tutto sommato si può anche fare a meno di una bella boccata d’aria o di un raggio di sole. Così qua e là per la Sicilia, si assistette ai lavori di muratura delle finestre e dei balconi non prettamente indispensabili. Come anche alla comparsa di trompe-d’oeil rappresentanti gli stessi con fogge e dimensioni varie, a gusto personale. Che almeno l’estetica è salva! Nessuno, forse, aveva immaginato che ribellarsi ai Borboni potesse portare a dover valutare le aperture di casa come un bene di lusso. Eppure, proprio i Borboni – al loro, temporaneo, rientro in Sicilia -apprezzarono la tassa, al punto da decidere di mantenerla per qualche tempo. Fu, infatti, abolita infine il 26 marzo del 1858. E la Sicilia era sulla soglia di nuovi moti.

Quando la rivoluzione costa: la tassa su finestre e balconi di Sicilia ultima modifica: 2020-02-06T18:24:47+01:00 da Patrizia Grotta
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