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Povertà educativa, alla Noce una rete per rigenerare gli spazi

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Un progetto nazionale contro la povertà educativa arriva anche a Palermo, al Centro diaconale La Noce. Sono in tutto cinque gli istituti coinvolti sul territorio. Oltre a quello palermitano ci sono l’I.C. Lucatelli –Tolentino, l’ I.C. Gamerra –Pisa, l’I.C. Cornelia 73-Roma,  I.C. Rocco Cav. Cinquegrana -Sant’Arpino. Coinvolti in tutto 3900 minori, di età compresa tra i 9 e i 14 anni.

Povertà educativa, il progetto

La povertà educativa non è un fenomeno nuovo ma è un problema legato ad alcuni ambiti del territorio e del tessuto sociale da molto tempo. Questo quadro preesistente è peggiorato nel corso dell’ultimo anno a causa dalla pandemia di Covid-19. Nel Paese il dibattito è aperto per capire come venire incontro alle esigenze dei giovani e in particolare dei più piccoli. Lavori in Corso-adottiamo la città è un progetto selezionato da Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorilePunta a mitigare il problema attraverso una rigenerazione sociale, culturale e ambientale.

I dati sui minori e povertà educativa

I dati raccolti sui minori e le loro famiglie dagli istituti scolastici partner rispetto alle difficili situazioni sociali e di isolamento familiare e culturale in cui si trovano costretti a vivere i minori, mettono in rilievo alcune fragilità. Si evince che su 3.900 minori considerati, quasi il 13% ha problemi di disabilità e disturbi specifici dell’apprendimento, circa il 9% dei destinatari vivono in povertà, in carico ai servizi sociali e con almeno un genitore con problemi penali. Il 6% sono minori immigrati di prima generazione, il 3% quelli di seconda generazione. Bisogni che possono trasformarsi in svantaggi in assenza di risposte educative e sociali adeguate.

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Coinvolti i minori e le loro famiglie

Tra i destinatari indiretti del progetto a livello nazionale vi sono poi circa 4.000 persone tra genitori, familiari, insegnanti, educatori, volontari e società civile interessata per circa 1.700 nuclei familiari che necessitano di servizi e opportunità per un adeguato svolgimento del proprio ruolo in un contesto dove il 51% ha almeno un genitore disoccupato, il 10% sono le famiglie segnalate o seguite dai servizi sociali o con un genitore in esecuzione penale e sono poco più del 12% le famiglie monoparentali.

Gli interventi nel quartiere Noce-Zisa

«Siamo in una fase embrionale del programma di interventi che partiranno a tutti gli effetti con l’anno nuovo – spiega Claudia Rubino, coordinatrice del progetto – oltre alle attività al Centro Diaconale è previsto anche uno sportello di supporto alla genitorialità che verrà aperto ai Cantieri culturali, nella sede di Legambiente Sicilia». Legambiente è infatti tra i partner del progetto oltre a Anpas Lazio, Università La sapienza, EuroUsc s.r.l., Disamis s.r.l. e 4 comuni partner: Palermo, Pisa, Sant’Arpino e Tolentino.

La fase uno e la fase due

Questo progetto mira a ottenere, nell’arco di 40 mesi, la rigenerazione di alcuni spazi, non soltanto a beneficio dei minori e le loro famiglie ma per l’intero contesto sociale. Ad oggi sono state avviate le attività di formazione della comunità educante a distanza. «In una prima fase – aggiunge Rubino –  chiederemo ai ragazzi di raccontare il territorio in base alla loro esperienza, e realizzeremo anche un video. In una seconda fase, grazie al supporto degli altri partner e basandoci sull’uso di tecnologie come i droni, realizzeremo una mappa di comunità condivisa».

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Verranno individuate, spiega la coordinatrice del progetto palermitano, le risorse e i bisogni del quartiere. Negli spazi che hanno necessità di essere rigenerati verranno poi realizzati dei cantieri fisici.  Quanto allo sportello di supporto alla genitorialità le modalità di apertura “immaginiamo che si baseranno su attività di consulenza su appuntamento”, precisa.

Gli obiettivi finali

«Riteniamo che l’implementazione di questi percorsi di rigenerazione sociale – conclude Rubino – possano avere un impatto che coinvolgerà a diversi livelli il territorio. A partire da quello locale dove contribuirà alla costruzione delle reti sociali e soprattutto consoliderà il senso di appartenenza da parte delle comunità. A livello regionale speriamo che abbia ricadute sullo sviluppo di nuove politiche contro la dispersione scolastica e l’isolamento sociale. E infine a livello nazionale questo progetto potrà sperimentare modelli sui cinque territori differenti e riteniamo che in seguito possa essere replicato anche in altri contesti».

Povertà educativa, alla Noce una rete per rigenerare gli spazi ultima modifica: 2020-11-03T13:01:32+01:00 da Stefania Brusca
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