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Imperativo «resilienza». Càlati juncu ca passa la china

Giuncopianta

In un momento complicato, come quello che stiamo vivendo, scoprire in noi stessi la forza di cambiare e di cogliere occasioni inattese, condividere le nostre esperienze e, magari, farcisi una risata su, può essere un modo di rafforzare la nostra resilienza, prendendo esempio dal giunco che, come recita il detto siciliano, si piega (ma non si spezza) in attesa che la piena passi.

Un proverbio siciliano metafora di resilienza

“Càlati juncu ca passa la china!” è un proverbio siciliano che credo rappresenti perfettamente quella, che con una parola ultimamente assai in voga, viene definita come resilienza, ovvero la capacità, che certamente ognuno di noi ha, di resistere e reagire alle avversità della vita, ricavandone perfino un qualche vantaggio, se non altro quello di ritrovare nelle difficoltà lo stimolo a crescere, a sviluppare abilità che, magari, non sapevamo di avere. Lo potremmo parafrasare così: “Piegati in attesa che la piena passi”. Mai come in questo momento, mi è sembrato utile richiamare questo motto (che per altro la mia mamma citava spesso … alla nostra famiglia le avversità non sono mai mancate!): in tempi di pandemia, di isolamento, di reclusione, di attività e negozi in lockdown , chi di noi non sta affrontando mille difficoltà? Da quelle, forse, più banali (uscire di casa, fare la spesa, rifarsi degli amici …), a quelle decisamente più serie legate alla malattia, alla paura, all’incertezza …

“Aspettando la piena passi”

Richiamo il ritornello di una nota canzone: tutti noi, in attesa che la piena passi, teniamo duro e troviamo soluzioni, talvolta anche improbabili, a problemi inverosimili che mai avremmo pensato di avere. E chi pensava di dover affrontare una pandemia? Neppure la parola in sé, qualche mese fa, ci sarebbe venuta in mente! Be’, ne abbiamo appresa un’altra (dopo resilienza, intendo!). Eppure siamo ancora qui, capaci di far fronte, spesso comune, alla difficile lotta contro la diffusione del virus: in attesa che la piena passi, ci affacciamo ai balconi e cantiamo (così ci facciamo forza e compagnia, ci supportiamo l’un l’altro, esorcizziamo il male), ci troviamo in coda al supermercato o in farmacia e, se da una parte manteniamo le distanze (almeno 1 metro), dall’altra superiamo l’iniziale diffidenza verso il nostro mascherato “non-troppo-vicino” e scambiamo quattro chiacchiere, scherziamo un po’ e ci scappa una risata. Al di là delle lamentele e della tristezza che, naturalmente, ognuno di noi sente di voler veicolare, mi piacerebbe, con l’aiuto di quanti mi leggessero, evidenziare la forza e i modi in cui ciascuno di noi, resilienti come un giunco, sta affrontando questo momento complicato, in attesa che la piena passi.

Resiliente come un giunco

Un po’ di fatti miei, ma mi piacerebbe leggerne dei vostri! Era l’anti-vigilia dello scorso Natale quando decisi di dare una repentina svolta alla mia vita: via da Palermo, mi trasferisco in quel di Milano! Comincia, allora, proprio nel clou del periodo festivo, la ricerca di un lavoro, di una casa in cui andare a stare (la mia è già venduta!). E sì, nonostante qualche difficoltà (agenzie per l’impiego e immobiliari chiuse per ferie, chiamate senza risposta), ce l’ho fatta: resiliente come un giunco, ho trovato un lavoretto e anche una casa. Certo le tempistiche non erano immediate, né io avevo scelto le migliori! Dovevo aspettare perché la casa a me destinata venisse liberata dagli inquilini, svuotare la casa in cui sono cresciuta e organizzare il trasloco delle mie cose da Palermo a Milano etc. etc.

Trasloco
Il traslocole mie cose. – Ph. Valentina Bucchieri

Ma siccome anch’io, come voi, sono “resiliente come un giunco”, riesco a fare tutto in un paio di mesi: a Febbraio la mia casa è praticamente vuota, il camion con le mie cose è pieno, come pur la mia macchinetta da città, il biglietto della nave per Genova è staccato. Si parte il 13 di Marzo! E vai, via verso una nuova avventura, una vita nuova! Ma che tempistica? Non fosse che, apprendo il 12 Marzo, un DPCM mi vieta perfino di uscire da casa, figuriamoci se posso traslocare in Lombardia! Il comune che avevo scelto per cominciare il mio nuovo cammino, diventa prestissimo “zona rossa” e gli amici che mi sarebbero stati vicini come fratelli e sorelle vengono affetti dal Covid-19 (per fortuna in forma lieve. A proposito, in bocca al lupo, ragazzi! In bocca al lupo a tutti quelli che stanno combattendo questa dura lotta!). 

Ancora resiliente come un giunco

In attesa che la piena passi, “Ma che c…, ehm, fortuna!”, verrebbe da dire. Ma siccome anch’io, come voi, sono resiliente come un giunco, non mi perdo d’animo: a tutto c’è rimedio. Dobbiamo #restareacasa? E restiamo a casa! Per quanto venduta e vuota, la mia c’è ancora, e se io non posso uscirne, nessun altro ci può entrare. Quindi #iorestoacasa, in attesa che la piena passi! Allora riorganizzo con atteggiamento positivo la mia casa: un letto ancora ce l’ho, ho anche la TV e, per fortuna, un hotspot per internet; non ho né frigo, né lavatrice, ma nel bagno, oltre al necessario per l’igiene personale e non (sempre più ossessive), attrezzo (Grazie, Lucia! a questa amica devo davvero tanto) una dispensa e un angolo cottura: quindi lì mi lavo, cucino, faccio i piatti e il bucato (rigorosamente a mano e con abbondanza di disinfettanti vari!), e tengo stoccati alimenti e detersivi – non vi preoccupate, è tutto ossessivamente ordinato e distinto, nonché rigovernato e pulito quotidianamente! Così passo un po’ di tempo e attendo che la piena passi.

La cucina in bagno
La cucina in bagno. – Ph. Valentina Bucchieri

Sempre più resiliente come un giunco

Anch’io, come voi, devo trovare anche il modo di ricostruirmi una vita, di mantenermi propositiva e di cogliere le opportunità che mi si offrono. Allora – anche per non uscir di senno – mi metto a scrivere (d’altra parte questo mi consentono gli studi fatti). Dapprima solo per me, per dar sfogo ai pensieri. Poi per sostenere una raccolta fondi per proteggere chi ci protegge a cui tengo molto.

Facebook mi suggerisce un “concorso di poesie”. E chi ne ha mai scritte? Ma bisogna cogliere le opportunità in attesa che la piena passi. E giù di poesia! (Non so ancora con quali esiti, ma vi terrò aggiornati). E nel frattempo, rifletto sulle mie passioni: tradurre, tradurre, tradurre! Senza perdere altro tempo, riprendo il lavoro che, nel cercare casa lontano da casa, gestire un trasloco, staccare biglietti di viaggio, avevo messo da parte e ricomincio a tradurre, con entusiasmo ed energia – certo, quando la mia ossessione per l’igiene e la disinfezione di oggetti e locali non mi distoglie dal resto e sempre nell’attesa che la piena passi! Così trascorre la mia personale “giornata pandemica”. Non mancano certo le chiamate agli amici, i gruppi WhatsApp, i commenti alle news su Facebook e le sporadiche uscite per l’approvvigionamento.

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tradurre, tradurre, tradurre! …e scrivere. La mia postazione. – Ph. Valentina Bucchieri

E voi, “giunchi resilienti”?

Comu li junchi, vi calati pi’ fari passari la china? (come i giunchi vi piegate in attesa che la piena passi?). Avete riscoperto le vostre passioni? Quali? Che cosa ne fate? Avete scoperto lo smart working – era ora che arrivasse anche da noi – o siete fra i tanti che ci aiutano a sopravvivere, e che, in attesa che la piena passi, sono costretti a indossare mascherine e guanti per andare al lavoro e affrontare utenza o clientela con richieste, se non assurde, quanto meno improbabili? Che succede là fuori nelle vostre “giornate pandemiche”, condividiamo le nostre esperienze. Anche così si supera il momento, si attende che la piena passi.

Imperativo «resilienza». Càlati juncu ca passa la china ultima modifica: 2020-04-13T16:39:19+02:00 da Valentina Bucchieri
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