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STORIA

Peste 1348: la più tremenda delle pandemie storiche

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Una delle pandemie più terrificanti della storia globale è senza dubbio quella di peste nera (chiamata anche bubbonica ) avvenuta nel XIV secolo. Si calcola che questa epidemia di peste uccise quasi un sesto della popolazione mondiale (75 milioni su un totale di circa mezzo miliardo).

Macchie scure!

La peste nera non risparmiò la Sicilia e una delle sue città più popolose, Palermo. Si sa che nel 1347 ci furono i primi morti sull’Isola. Allora veniva chiamata morte nera, definita tale per la comparsa di macchie scure sulla pelle dei malati. Nel Medioevo il termine “peste” era utilizzato generalmente per quelle malattie caratterizzate da un’alta mortalità e che si diffondevano velocemente.

Peste bubbonica (illustrazione del 1411 dalla Bibbia di Toggenburg)

Il ritorno della peste in Europa

Non era la prima volta che la «morte nera» si diffondeva in Europa. Nel VI secolo, conosciuta come “peste giustinianea”, uccise – secondo alcune stime – oltre il 25 per cento della popolazione dell’Impero Romano d’Oriente e in tutto, nel corso di un secolo, forse oltre 100 milioni di persone. A Costantinopoli dovettero gettare i corpi ai limiti esterni della città, fino a formare montagne di cadaveri sugli scogli.

Si trattò della stessa peste?

Alcuni recenti studi hanno provato che le due pandemie sono state contraddistinte dallo stesso agente patogeno. Lo stesso batterio, il temibile Yersinia pestis, trovò il modo dopo diversi secoli di tornare in forma evoluta e, ovviamente, più forte di prima. Anche se appartenente a un ceppo diverso, per secoli il batterio ha accumulato sufficienti mutazioni prima di ricomparire.

Il lungo viaggio della peste dall’Oriente

Attraverso la Via della SetaOriente e Occidente conobbero interminabili anni di morte. Dal 1334 – nata la pandemia nel Nord della Cina – al 1404, la morte nera, trasmessa dai roditori all’uomo, viaggiò per mezzo mondo. Dalla Mongolia alla Cina, dal Medio Oriente all’Europa, guerrieri e mercanti portarono addosso e con le merci un’amara pestilenza che uccideva in pochi giorni. 

La peste come arma potentissima in guerra

In Crimea, nel 1346, un assedio dell’Orda D’Oro sulla colonia genovese di Caffa fu vincente grazie all’ausilio dei cadaveri degli appestati. Come? Lanciandoli al di là delle mura della città con le catapulte. È un cronista dell’epoca, Gabriele de Mussis, a raccontarci quel che fu una sorta di “guerra batteriologica”: «legarono i cadaveri su catapulte e li lanciarono all’interno della città, perché tutti morissero di quella peste insopportabile. I cadaveri lanciati si spargevano ovunque e i cristiani non avevano modo né di liberarsene né di fuggire». La catena commerciale genovese però, continuando a funzionare, riuscì a trasportare a destinazione spezie e stoffe, e di certo anche il morbo invisibile e letale.

Saranno delle navi infette appartenenti a una flotta genovese che giunge a Messina, dal Mar Nero, passando per Costantinopoli, a completare l’opera di diffusione della morte nera nel Vecchio Continente. Erano proprio i porti aperti a permettere la propagazione della peste nera sulle coste del Mediterraneo: Ragusa, Pisa, Genova, Venezia, Marsiglia furono altri focolai incontrollabili. Nel mese di ottobre del 1347 a Messina sbarcò la peste che, con un tasso di letalità (percentuale di mortalità degli ammalati) di circa il 60 per cento, avrebbe svuotato di lì a poco tutta l’Europa e il Medio Oriente. All’indomani delle Guerre del Vespro una nuova è più spaventosa guerra era dunque giunta alle porte d’Europa.

Incisione ottocentesca di Luigi Sabatelli

«Accadde che, nell’ottobre dell’anno dell’Incarnazione del Signore 1347, dei genovesi, su dodici galere, fuggendo la collera divina che si era abbattuta su di loro a causa della loro iniquità, accostarono al porto della città di Messina». A parlare è Michele di Piazza, un cronista dell’epoca che narra così l’arrivo della peste in Sicilia nella sua Historia Secula ab anno 1337 ad annum 1361. I genovesi avevano già visto quella malattia in Oriente e forse scappavano da essa. Gli stessi messinesi che tentano di scampare alla morte – ma già contagiati – contaminano le città vicine. «La gente di Messina dunque si disperse per l’intera isola di Sicilia» racconta Michele di Piazza. Fu un’ecatombe, il trionfo della morte.

In tanti morirono a Palermo?

Solo indirettamente possiamo intuire l’andamento del morbo a Palermo. In una raccolta di documenti presente nel Tabulario del monastero di San Martino delle Scale è presente una serie di sei testamenti redatti fra il febbraio e l’aprile del 1348, di cui due (a distanza di tempo) riferiti al decesso di due membri di una stessa famiglia: un elemento sospetto che può testimoniare come l’epidemia avesse raggiunto la massima virulenza in città.

Numeri e interrogativi

Altro fatto significativo è la restituzione – documentata – di mutui forniti all’università di Palermo a vedove ed eredi vari: un’insolita mortalità nel corso dei primi mesi del 1348. Inoltre, ne Il Magnum Capibrevium dei feudi maggiori si è potuto rilevare che il 33% dei feudatari risulta in vita dopo il 1348, per il 32% mancano ulteriori notizie concernenti loro o i loro eredi aventi lo stesso cognome, e per il 25% non è neanche possibile stabilire la data di morte. Che fine hanno fatto così tanti “scomparsi nel nulla”? Tanti numeri, tanti dati che avvalorano la tragica portata della morte nera fra i palermitani.

Peste 1348: la più tremenda delle pandemie storiche ultima modifica: 2020-03-27T14:36:23+01:00 da Daniele Monteleone
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