I PALERMITANI RACCONTANO PALERMO

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FESTE E SAGRE INTERVISTE

Palermo e l’altra faccia del Carnevale

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Fino a quale profondità è presente il carnevale per i Palermitani? Decisi a trovare risposta al nostro interrogativo, ci siamo armati di faccia tosta e siamo andati in giro per la città. Dal centro storico fino ai quartieri fra via Libertà e viale Strasburgo, abbiamo chiesto ai Palermitani risposta a tre domande. E poiché siamo in periodo di travestimenti, abbiamo chiesto non nomi ma “maschere”: da chi vi travestireste per dire qualcosa di voi? E sono state proprio le maschere ad aprire un flusso inimmaginabile di risposte, tra sfoghi, scherzi, frustrazioni e filippiche sociali! Le risposte sono state virtualmente mescolate e vi assicuriamo che otto volte su dieci sbagliereste a dare attribuzione di provenienza a qualcuno in base alla risposta. Perché Carnevale per i Palermitani è davvero tutto un effetto sorpresa!

Carnevale per i Palermitani: su la maschera!

Quale maschera? ph©Patrizia Grotta

Che cosa è carnevale?

Una madre avanza sbuffando, tiene per mano due bambini sotto i dieci anni. Sfidiamo la sua aria nervosa e la fermiamo. Dice che non ha tempo, ma poi il tempo se lo prende per spiegarci che carnevale è un motivo in più per “fare bili” appresso ai figli, che vogliono costumi diversi ogni anno. Intanto i mariti, aggiunge, se ne stanno “belli freschi” a guardarsi la Coppa Italia. E alla domanda sulla maschera risponde: Cenerentola vale?

Per Leila, Carnevale è occasione per vestirsi in modo “assurdo” senza sentirsi “tascia”. Un’amica chiede di interpellare il suo fidanzato, convinto che lei a carnevale debba sfoderare tacchi vertiginosi e vestito da gattina. “Leonessa, piuttosto!” – aggiunge – perché ci vogliono artigli grossi per tenere a bada i maschietti. Insomma, scopriamo come la parola carnevale per i Palermitani possa anche elicitare riflessioni sulla vita relazionale. Andrebbe verificato se, dopo carnevale, si registri un aumento di separazioni!

Carnevale per i Palermitani: travestimenti per ogni gusto

Mamma, voglio il vestito nuovo! ph©Patrizia Grotta

Per Zubergedifesbuk (sic!), carnevale ha un significato pragmatico: aumentare gli incassi del negozio con la vendita di costumi e accessori. Gli fa indignata eco una cliente: il vero scherzo a carnevale sono i costi dei costumi per bambini. Per lei sarebbe un salasso: ne ha tre in età da feste! Allora li compra al mercato e pazienza se sono antiquati. Si maschererebbe da Principessa, perché nella vita mai lo sarà. E ci fa riflettere su quanto spesso anche “divertirsi” abbia un costo.

Nella coppia che fermiamo, la maschera non se la trova lui, gliela appioppa la moglie: Brontolo, come il “settenano”. E quando il settantenne ci dice che ormai è sempre carnevale per via delle “picciotte che si tingono i capelli coi colori cchiu strambi”, la moglie ribadisce ridendo: Brontolo, appunto! Lei invece pensa che Carnevale sia per i bambini, che almeno si staccano da cellulari e computer!

Perché si festeggia carnevale?

Carnevale si festeggia perché “accussì facemu finta ca tutta ‘sta munnizza è uno scherzo”, esclama Pulcinella – uomo sessantenne – mentre sbuccia un mandarino e ne getta i resti per terra. Perciò il suo vicino di bancone gli suggerisce di cambiare la maschera in Pinocchio, cogliendo la vacuità del suo tentativo di fare del carnevale denuncia sociale. Lui si maschererebbe da Zorro, perché era il suo preferito da bambino. E quando era bambino, quasi settant’anni fa, suo nonno gli diceva che Carnevale è stato inventato per, diciamo così, dar libero e promiscuo sfogo agli appetti sessuali. Bastava una maschera, ci dice, per annullare convenzioni sociali e legami familiari per qualche ora. Un nonno da carnevale in chiave baccanale, che conferisce un tono mitico-antropologico alla nostra ricerca sul campo! Malizioso il commento a corollario di Zorro: vista così, oggi come oggi è carnevale tutto l’anno. E senza bisogno di maschere!

Carnevale per i Palermitani: basta una maschera per far festa

Basta una maschera per “insanire” ph. ©Patrizia Grotta

Il Pensatore ci spiega che è insito nell’essere umano cercare un giorno per fingere di essere altro. Così da tornare poi alla vita di ogni giorno col sollievo di poterlo rifare “quest’altr’anno”. E poi se ne va spingendo il suo carrello mezzo pieno di roba da vendere.

Sailor Moon ritiene che il carnevale per i Palermitani sia un modo per esorcizzare la morte, poiché nel travestimento c’è modo di spiazzarla. “Non ti trova negli abiti che ti conosce”, dice – rammentandoci le sfumature più cupe dei carnevali sud americani. E dandoci un tocco di atmosfera internazionale!

Arlecchino si mette questa maschera perché è quella che gli viene in mente, non perché gli somigli. Lui il carnevale non lo festeggia, perché le suore gli hanno insegnato che se fai festa a carnevale poi devi fare il digiuno della quaresima. E, a guardarlo, si comprende che la dieta non sia nelle sue corde!

La differenza fra carnevale e Halloween

Di Halloween si chiacchiera tanto, a Carnevale invece le chiacchiere me le mangio e di gusto. Ce lo dice un nonno che gioca con la nipotina – deliziosa ballerina di flamenco! È lei a spiegarci che carnevale è fatto per travestirsi da cose belle mentre ad Halloween ti devi travestire per fare paura alle persone. Per qualcuno, in realtà, non c’è differenza: la voglia di babbiare dei ragazzini è comunque una gran seccatura. Questo tuona l’uomo senza maschera, che abolirebbe Carnevale perché è una scusa per disturbare i passanti e per litigi fra ubriachi. Un moderno tentativo di repressione del carnevale, dopo quello storico della Chiesa?
Una differenza “esistenziale” la prospettano tre adolescenti, due ragazze e un ragazzo, che si maschererebbero da Influencer: Carnevale è per gli sfigati, Halloween è per quelli giusti. Perché, se devi mascherarti, devi farlo per esprimere il dark che hai dentro, se no è out!

Carnevale per i Palermitani: demoni o angeli?

Demoni o angeli? ph.©Patrizia Grotta

Che dire: si vede che l’horror fa figo e la spensieratezza fa bacchettoni. Meglio far sparire vestiti da paggetti e principesse, quindi. Non manca nel nostro taccuino la risposta nazionalista: Halloween lo festeggia chi ha la mania delle cose americane e snobba invece le belle tradizioni italiane. Che abbiamo noi Italiani di meno? Chiede arcigna una donna che mostra almeno ottanta anni, pur se trascina per la strada una borsa della spesa che sembra pesi più di lei. Poi, però, le brillano gli occhi quando sorridendo dice che, se insistiamo, lei sa come si travestirebbe: da Marylin Monroe! Viva la coerenza!

Carnevale per i Palermitani è un inno alla felicità – ci dice infine una studentessa ventenne – mentre Halloween è per i depressi. Il suo ribaltamento di prospettiva verso la positività è un bel segnale: la speranza può mascherarsi, ma non morire. In fondo, si sa: la vida es un carnaval!

Palermo e l’altra faccia del Carnevale ultima modifica: 2019-03-04T22:44:54+01:00 da Patrizia Grotta
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