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Palermo 1931: come fantasmi tornarono i fiumi in città

Alluvione Palermo

Fu un inverno piovoso e catastrofico quello palermitano, circa novant’’anni fa. Lo scenario che mai penseremmo di vedere oggi nel centro di Palermo, è un’alluvione disastrosa fra i grandi monumenti della città. Come quella che ebbe luogo nel 1931, quando, nel giro di 4 giorni, caddero 618 mm di pioggia – più di mezzo metro d’acqua! – di cui più della metà nelle ore comprese fra il 21 e il 23 febbraio. Sarebbero stati i primi due giorni di un’alluvione rimasta nella storia. Erano 2 metri d’acqua quelli che coprivano di via Roma nei punti più abbondanti, e si arrivava fino ai 6 m di piazza Sant’Onofrio. Un paesaggio coperto d’acqua come quelle località statunitensi che vediamo in tv, vittime di devastanti uragani. Palermo rivide tornare alla vita i suoi fiumi “uccisi” e dimenticati.

Palermo e i suoi fiumi

Allora erano presenti, sopra e sotto la superficie cittadina, quattro corsi d’acqua che oggi sostanzialmente non esistono. Il Canale Passo di Rigano, il Papireto, il Kemonia ed il fiume Oreto – questo è in fase di recupero! La loro deviazione operata artificialmente sotto il livello stradale li aveva resi complici indesiderati dell’abbondante volume di pioggia. I fiumi avevano origine sui rilievi che circondano la città sui suoi tre lati – il quarto è la costa – e percorrevano la città finendo poi sul Tirreno. In particolare, i primi due, partendo dal Vallone di San Martino sfociavano uno sul Piano dell’Ucciardone e uno alla Cala. Il Kemonia, nascendo sotto Monreale e termina anch’esso nei pressi della Cala. L’Oreto, il più grande, invece, nasce nei pressi di Monte Gibilmesi sfociando nei pressi di Sant’Erasmo.

Come uno spettro, l’acqua si riprendeva il suo letto

Sostanzialmente, ripresero vigore quei fiumi che possedevano una portata solitamente molto scarsa e – cosa peggiore – i fiumi prosciugati e soppressi dal manto stradale. Il risultato è che i fiumi che potevano ingrossarsi, crescevano e successivamente alimentavano gli altri fiumi cittadini che per tornare in attività trovavano… le strade della città. Ripresero a “scorrere” fiumi che già ai tempi erano considerati cancellati come il Papireto e il torrente Kemonia.

Non solo pioggia e fiumi: il vento forte

Acqua dal cielo, acqua sotto i piedi, acqua in mezzo. Quell’alluvione causò la morte di 10 persone. Ingenti danni dalle strutture cittadine alle abitazioni rurali. Quello che non venne distrutto dall’acqua fu spazzato via dal vento. Il vento di tramontana che soffiò in quei giorni arrivò a buttar giù gru edili e persino alcuni muri. Le persone si erano rifugiate nei piani più alti delle abitazioni per salvarsi dall’innalzamento del livello dell’acqua. I soccorsi ebbero difficoltà sia a prestare assistenza tramite l’uso di imbarcazioni, sia a costruire ponti galleggianti, dato l’ostacolo del forte vento. La Vucciria totalmente sott’acqua per 24 ore, a ripensarci, è una visione agghiacciante. Soprattutto se pensiamo all’intensità che anima il quartiere e mercato storico palermitano. Furono infatti 9 gli annegati delle dieci vittime: la città era improvvisamente percorsa da 4 fiumi, alcuni praticamente in mezzo alla città.

Il contesto geomorfologico e geologico dell’area palermitana vede la coincidenza del fattore naturale con quello artificiale. L’entità straordinaria del fenomeno atmosferico non poteva essere sostenuta da un adeguato sistema di deflusso idrico, assente negli anni ’30. Un migliore progetto avrebbe permesso lo smaltimento dell’acqua in breve tempo. Palermo non era stata risparmiata nei decenni – e nei secoli – da piogge catastrofiche. Si contano, attraverso le testimonianze storiche, almeno altri dieci eventi da segnalare: le alluvioni del 1557, 1666, 1689, 1769, 1772, 1778, 1851, 1862, 1907, 1925 precedono già quella memorabile del 1931. Da quel momento in poi non si sono riscontrati ulteriori cataclismi di questa portata. Avvicinabile è solo il dato di settembre 2009, data in cui alcune stazioni cittadine registrarono accumuli anche superiori ai 100 mm di pioggia. Ben lontano da quel 1931, oltre sei volte superiore.

Palermo 1931: come fantasmi tornarono i fiumi in città ultima modifica: 2020-02-03T21:53:28+01:00 da Daniele Monteleone
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