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L’Utin del Civico combatte il Coronavirus: i genitori abbracciano i loro neonati su Skype

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Distanti, ma vicini. I baci, ai tempi del Coronavirus, si scoccano da lontano. Le carezze, gli abbracci e i gesti d’affetto si perdono nell’aria. L’imperativo imposto dal Governo, in nome di un bene comune, è di limitare i contatti, proprio oggi che tutti avremmo bisogno di sentirne il calore. E, in queste ore, il nostro unico appiglio rimangono i mezzi di comunicazione digitali, quelli che spesso abbiamo accusato di avere rovinato la nostra vita reale, riducendola a mera finzione. Quei messaggi veloci, quelle espressioni sorprese in video-chiamata e i cuori illustrati, invece, adesso rivelano i nostri più profondi sentimenti. Un’arma bianca anche per chi, come coloro che si trovano tra le quattro mura di un ospedale, si ritrova oggi a combattere una battaglia doppia.

La vita dei piccoli pazienti della terapia intensiva dell’ospedale Civico di Palermo ai tempi del Coronavirus

Hanno pochi giorni, settimane o al massimo mesi e vanno protetti più di ogni altro. In questo momento difficile per l’Italia, i bambini, che continuano a nascere numerosi, sono fonte di speranza. Tuttavia, non tutti i nascituri hanno la fortuna di essere a casa tra le braccia dei loro genitori. Il reparto di terapia intensiva, così, in queste ore concitate, fa da nido ai pargoli più indifesi, nati prematuri o con patologie. Le cullette termiche situate al primo piano del padiglione 2 dell’ospedale, in una situazione di emergenza, divengono un porto sicuro e medici e infermieri accudiscono i loro piccoli pazienti, più di quanto possano farlo mamma e papà. La diffusione del Coronavirus, infatti, ha sconvolto anche la routine già faticosa di queste piccole vite.

neonato terapia intensiva civico palermo

Le limitazioni del reparto

È rischioso per un neonato, soprattutto nel caso in cui le sue difese immunitarie siano deboli, entrare in contatto con adulti che potrebbero aver contratto il Coronavirus. L’ospedale Civico, per questa ragione, ha posto alcune restrizioni alle visite nel reparto di terapia intensiva neonatale. L’ingresso è consentito soltanto a uno dei due genitori per un’ora al giorno. Una barriera difficile da sopportare, ma indispensabile per salvaguardare la salute dei pargoli indifesi. Un dottore, però, ha trovato un modo per donare un sorriso alle famiglie coinvolte, utilizzando proprio quell’arma bianca che è la tecnologia.

Il primario Marcello Vitaliti mostra i bimbi alle famiglie su Skype

Il dottor Marcello Vitaliti, primario dell’Utin (Unità di Terapia Intensiva Neonatale) dell’ospedale Civico, di fronte ai bisogni e alle preoccupazioni dei genitori dei piccoli pazienti, è riuscito a trovare una “cura”. Telefono alla mano, scaricata l’applicazione Skype ed avviate le video-chat, il medico dal cuore d’ore ha dato inizio – rispettando le norme ospedaliere igieniche e relative alla privacy – ad un esperimento digitale per ricongiungere le famiglie. Una soluzione temporanea, ma dallo straordinario successo. Adesso, infatti, dottori e infermieri si impegnano a stilare i turni giornalieri degli incontri a distanza. Mamme e papà, ma anche nonni e fratelli, attraverso uno schermo, possono ora tornare a sorridere, osservando – lontani ma vicini – i loro pargoletti, anche nel giorno di una insolita festa del Papà. Un gesto semplice, ma anche un grande regalo.

Marcello Vitaliti, primari dell'utin ospedale civico palermo

«È una piccola cosa, una carezza virtuale, un bacio a distanza, ma in tempi così difficili credo possa diventare davvero molto utile e lanciare anche l’assist a progetti di continuità, quali ad esempio quelli di mettere una webcam in prossimità di ciascuna culletta o incubatrice, così da avvicinare mamme, papà, nonni e fratellini ai piccini in Tin. L’emotività, il sentimento, gli affetti vanno coltivati in prima battuta per affrontare qualsiasi criticità», ha spiegato il dottor Vitaliti.

L’Utin del Civico combatte il Coronavirus: i genitori abbracciano i loro neonati su Skype ultima modifica: 2020-03-20T20:22:49+01:00 da Chiara Ferrara
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