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Le Maschere di Carnevale a Palermo, da Peppe Nappa ai Riavulicchi

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È Carnevale, ogni scherzo vale! Anche in Sicilia, come in tutto il mondo, adulti e bambini si preparano a festeggiare con travestimenti di ogni genere la festa più colorata dell’anno. Tra tradizione e fantasia, da fine febbraio è il momento di indossare una maschera e celebrare il tanto atteso evento per le strade. Dal giovedì al martedì grasso e non solo, ecco apparire strambi personaggi attorniati da coriandoli, che sfilano su carri allegorici e danno inizio a danze sfrenate, godendosi il buon cibo tipico della festività. E voi, avete già scelto quali maschere di Carnevale indossare?

Carri e maschere di Carnevale ad Acireale

Carri di Carnevale in Sicilia (Photo by Leandro Neumann Ciuffo)

Le Maschere di Carnevale a Palermo

Donne che si travestono da uomini, bambini che si camuffano da adulti: il Carnevale è una rivoluzione. In ogni dove i costumi invadono le strade, ed anche Palermo sta a guardare lo spettacolo della festa. Le maschere di Carnevale, vecchie e nuove, diventano protagoniste. Impossibile conoscerle tutte, ma proviamo a scoprire quali sono i personaggi più noti che appaiono in questo periodo dell’anno nei pressi del capoluogo siciliano.

Peppe Nappa

Peppe Nappa è la più antica, nonché celebre, tra le maschere di Carnevale siciliane. Come Pulcinella e Arlecchino, il personaggio fa la sua prima comparsa nel XVI Secolo, con la nascita, in Italia, della Commedia dell’arte, meglio nota a Palermo come “vastasata”. Il nome deriva dalla versione dialettale di “Giuseppe”, unita a “nappa”, che ha il significato di toppa dei pantaloni. “Giuseppe toppa dei calzoni”, un uomo da nulla in sostanza. Nel suo costume, seppur povero, però, non ci sono toppe. L’abito, infatti, è composto da una casacca dalle maniche lunghissime e da un paio di pantaloni, entrambi verdi o celesti. Il viso, senza trucco né maschera, è avvolto da un cappello di feltro dalle falde rialzate sopra una stretta calotta piana.

Una figura stereotipata, quella del servo sciocco che viene regolarmente picchiato per i guai combinati e rimproverato per il suo essere pigro. Il luogo in cui preferisce oziare è la cucina, dove goloso e insaziabile annusa deliziosi profumi e ruba vini e prelibatezze, sperando di non essere scoperto. Elemento peculiare della più importante tra le maschere di Carnevale siciliane è la sua goffaggine, che emerge soprattutto quando egli si esibisce in danze acrobatiche: i guizzi agili di Peppe Nappa sapranno stupire chiunque lo osservi.

La maschera di Peppe Nappa fu adottata da Sciacca negli anni ’50 come simbolo del suo antichissimo Carnevale. Sin da quegli anni il personaggio viene rappresentato su un carro allegorico fuori concorso e apre annualmente la sfilata.

Maschera di Carnevale di Peppe Nappa

Carro di Peppe Nappa a Sciacca (Photo from Wikimedia Commons)

U Nannu ca’ Nanna

A portare le maschere di carnevale del Nannu e la Nanna in Sicilia sarebbero state, secondo alcune leggende, alcune famiglie napoletane all’inizio dell’800. Questi due costumi, specialmente a Termini Imerese, divennero la personificazione dei riti carnascialeschi stessi.

U Nannu e a Nanna sono personaggi provenienti dalla piccola borghesia locale. U Nannu è rappresentato come un vecchietto bassino e robusto, vestito con abiti damascati e che porta con sé un bastone da passeggio. L’uomo, acclamato dalla folla, risponde allegro e saluta agitando un fazzoletto. A Nanna, invece, è alta e snella e il suo capo è coperto da un cappello finemente orlato. Tra le mani stringe un mazzolino di rossicci ravanelli, donatole dal marito.

Nel giorno del martedì grasso, l’allegro vecchietto viene bruciato al rogo dopo la lettura del testamento da parte del notaio Manzapinnà. Il gesto rappresenta la fine della festa, ma anche un rito di purificazione. A Nanna, infatti, piange dal dolore, inaugurando l’inizio della Quaresima.

I Riavulicchi

A Corleone allegre e spiritose figure demoniache ricoperte di campanelli e campanacci si fanno spazio tra le maschere di carnevale. Il ciancianeddi anticipano la loro venuta e tutti li attendono con ansia. Ballano, saltellano, fuggono via e poi ritornano. Tra la folla i Riavulicchi si fanno spazio agitando le code. Tutti rossi, come nella tradizione. Si narra che le origini di tale costume siano nordiche, in quanto sarebbe stata portata a Corleone da Oddone di Camerana, capo della colonia di Lombardi che ripopolò il centro nel XIII secolo. Essi sono rimasti una delle poche espressioni di diavoleria all’interno della festa.

Mastro di Campo

La maschera di Carnevale di Mastru di Campu risale alla prima metà dell’Ottocento. A testimoniare l’esistenza a quei tempi di uno dei personaggi più acclamati della festa in Sicilia e, in particolare, nella provincia di Palermo, è l’etnologo Giuseppe Pitrè. Egli, infatti, racconta di come il personaggio apparisse a fine febbraio nel Borgo e nel quartiere dell’Alberghiera, nel centro storico del capoluogo siciliano. L’uomo dagli enormi baffi, vestito da spagnolo e con indosso una maschera rosso intenso, s’affatica per sconfiggere il re e conquistare la regina, così da conquistare il Regno di Sicilia. Il Mastro si erge su una scala agitando la spada qua e là, ma in molti lo ostacolano ed egli appare buffo, mentre si contorce, cade e si rialza. Così, l’ultima domenica di carnevale, a Mezzojuso, località che ha accolto come simbolo la maschera, si mette in scena nella pubblica piazza tale rappresentazione.

Mastro di Campo - Maschere di Carnevale

Mastro di Campo a Mezzojuso (Photo by Ezio Famà)

Zuppiddu e Dominò

La festa di Bisacquino è senza dubbio quella più antica della Sicilia, risalente alla fine dei Seicento. Numerose sono le maschere di Carnevale che sfilano nella località in provincia di Palermo in questi giorni. Le più importanti, però, sono due: Zuppiddu e Dominò.

U Zuppiddu raffigura un contadino con coppola e bastone che tiene in mano un uovo e un grillo. Il suo costume è composto da pantaloni alla zuava, camicia e gilet. Questa maschera, secondo la tradizione, sarebbe il frutto della recente contaminazione tra il personaggio di Piddu, un fantoccio di paglia personificazione del carnevale, e la credenza popolare del “Venniri Zuppiddu”, secondo cui nel giorno seguente giovedì grasso bisogna mangiare un uovo per evitare la caduta del grillo, termine che allude alle virtù virili. “Pu venniri du zuppiddu o ti manci l’ovu o ti cari u griddu”, recita un detto popolare.

Dominò, invece, è un personaggio che indossa una tunica scura e un cappuccio in testa. Le origini di matrice islamica del costume sono evidenti: l’abito, infatti, ricorda il “burka” o “caffettano” utilizzato dalle donne musulmane. La maschera, tuttavia, non è l’unico rimasuglio della dominazione araba a Bisacquino (“Busekuin” in origine), che ha lasciato le sue tracce negli usi e costumi. Nessuno sa, ad ogni modo, chi si celi dietro tale personaggio.

Le Maschere di Carnevale a Palermo, da Peppe Nappa ai Riavulicchi ultima modifica: 2019-03-03T22:15:56+01:00 da Chiara Ferrara
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