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La splendida Zisa: piccoli elementi d’intramontabile fascino

La splendida Zisa in un'antica riproduzione

Al-Aziz, la Splendida; il Palazzo immerso nel giardino paradiso voluto da Guglielmo I e rifinito dal suo omonimo figlio. Sollatium nella meraviglia del Genoard, fusione perfetta di due stili architettonici, islamico e normanno. Non mancano certo attributi né argomenti per magnificare la bellezza della splendida Zisa, maestoso nucleo del percorso UNESCO arabo-normanno palermitano. Oggi, però, noi vogliamo introdurvi dentro i dettagli più interni di questa bellezza, alla ricerca di quegli elementi un po’ nascosti che insieme alimentano un fascino senza tempo.

Dettagli di bellezza per la splendida Zisa

Abbiamo concepito questa guida durante l’ultima nostra visita allo splendido palazzo della Zisa. In un venerdì tranquillo, con il giusto equilibrio di affluenza di pubblico che consente di gustare ogni elemento senza però sentirsi in un deserto. In queste condizioni ci siamo accorti di un sorprendente evenienza: visitatori che passavano quasi con indifferenza da una sala all’altra, senza soffermarsi sui dettagli. Chiedevano della celebre sala della Fontana o del suggestivo affresco con i diavoli, ma snobbavano i tesori più intimi eppure ben a vista. Una semplice domanda alle cortesi donne dell’accoglienza e il nostro dubbio aveva conferma: difficilmente i turisti si soffermano sui dettagli! Un crimine verso un luogo proclamato patrimonio dell’umanità! Ed ecco allora questa breve guida agli elementi che meritano ben più di un rapido passaggio tra una sala e l’altra, nella speranza che la vostra prossima visita alla splendida Zisa possa ammaliare voi come è successo a noi.

La spaccatura del tempo

Un primo consiglio generale è di prendervi il tempo per leggere tutte le tavole esplicative esposte a pianterreno: vi prepareranno all’immersione reale nel magnifico Palazzo! Vi spiegheranno, ad esempio, come sia stato possibile che un edificio creato per essere copia umana del paradiso terrestre possa essere diventato – secoli dopo – un condominio popolare. Manomissioni umane, sfregi del tempo, cicatrici di guerra: se oggi possiamo ammirare la splendida Zisa è grazie a lunghi lavori di restauro. L’ala Nord del palazzo crollata è stata ricostruita fedelmente grazie alla sua totale simmetria con quella Sud, rimasta in piedi. Uno degli elementi affascinanti che vogliamo sottoporre alla vostra attenzione è questo: il restauro. O meglio, le tracce del suo passaggio, come del passaggio del tempo e della cura. È evidente in più punti, non per incuria quanto proprio per scelta progettuale.

Splendida Zisa: fusione fra vecchio e nuovo
Confini del tempo, fra ciò che resiste e ciò che si ricrea ph © Patrizia Grotta

Così vedrete aree in cui l’antico è affiancato dal nuovo, in una cicatrizzazione che sa parlare di storia. Volte sul tetto, pareti su corridoi: una fusione interessante fra il materiale edile originale – tufo – e il cemento moderno. O la passione nella riproduzione più verosimile possibile dei muri in mattoni pressati. Spegnete la vostra tendenza alla critica da ingegneri dinanzi a questo e fate vostro un significato fondamentale. Restaurare può non essere riproduzione fedele per forme e materiali; restaurare può invece essere dar conto anche della storia trascorsa. Che se da una parte sa mantenere il bello, inevitabilmente lo segna e lo trasforma.

L’elsa del guerriero

In una delle salette della splendida Zisa dinanzi cui i turisti sfilano senza entrare, giace silenzioso un oggetto che tanto ha vissuto. Accarezzata dalla luce del mezzogiorno che attraversa una stretta alta monofora, un’elsa di spada medioevale riposa su un letto di rosso tessuto. Databile tra la fine del 1200 e l’inizio del 1300, evoca suggestivi clangori di battaglia. E ci ricorda che i Normanni erano guerrieri, determinati e ambiziosi, con un forte senso di giustizia che sapeva mitigare l’innata ferocia. Ci piace pensare che proprio il contatto con la bellezza multiforme della Sicilia abbia alimentato e nutrito la tendenza al bello di questi scandinavi combattenti. L’elsa è arrivata a noi attraverso il tempo, riemersa durante una campagna archeologica nella “Casa Martorana”, resti di un’antica dimora nei pressi di piazza Bellini. Riemersa dopo un lungo sonno, val bene una lunga osservazione della sua fattura e delle sue incisioni!

Splendida Zisa: elsa medievale
L’elsa che ha attraversato il tempo ph © Patrizia Grotta

La splendida Zisa multilingue

Chi non si lascia richiamare dall’elsa, rischia davvero grosso. Non certo la vita, ma un’importante emozione sì! Coinquilina dell’elsa nella piccola sala della Zisa è infatti la cosiddetta Lapide sepolcrale quadrilingue. Un gioiello talmente prezioso e raro, da essere diventato da subito il simbolo perfetto del lungo cammino di riconoscimento del percorso arabo-normanno. Plasmata negli opifici reali in marmo bianco con l’antica tecnica dell’opus sectile, è decorata con porfido rosso, serpentino verde di breccia e tessere vitree. Non è, però, certo questa la ragione più profonda della sua preziosità. La sua eccezionale peculiarità sta nella scritta ripetuta in quattro lingue: giudeo-arabo, latino, greco e arabo. Commemorazione di Anna – madre del chierico di Ruggero II, Crisanto – è simbolo inconfutabile del clima multiculturale che il primo re di Sicilia volle creare e alimentare. Oltre ad essere simbolo commosso di amore filiale, tanto forte da arrivare fino ai nostri occhi.

Lapide quadrilingue nella splendida Zisa
La lapide sepolcrale quadrilingue ph © Patrizia Grotta

Le Muqarnas della splendida Zisa

Di Muqarnas vi abbiamo già parlato nella nostra visita a Palazzo dei Normanni, lignee e minuziosamente affrescate. Nella splendida Zisa, le Muqarnas – nelle sembianze che oggi mantengono – rispecchiano l’essenza del palazzo: semplici, nude, magnifiche. Sono l’elemento per cui vi invitiamo a portare spesso lo sguardo in alto, nel vostro lento giro. Le troverete in vari angoli dell’alto soffitto, con la loro caratteristica forma ad alveare, in quella vertiginosa profondità che sfida la gravità. Nude, dicevamo, ma non sempre. Sarà una sorpresa trovarle nel loro colore originale, il rosso, ad un certo punto. Sorpresa che dovrete guadagnarvi, esplorando ognuna delle salette. Vi diamo un indizio, dicendovi che le troverete appollaiate su una monofora, con l’aria sorniona e pigra di chi vi porge un antico benvenuto. Con la luce del primissimo pomeriggio vi sembreranno morbide come damasco.

Muqarnas nella Splendida Zisa
Intreccio di Muqarnas ph © Patrizia Grotta

Le mashrabiyya, tra ozio e ingegno

A nostro avviso, un punto di forza dei tesori della splendida Zisa è la ricca collezione di Mashrabiyya egiziane, risalenti al periodo ottomano. Stiamo parlando di un oggetto molto particolare ed utile: strutture di legno utilizzate nei paesi islamici per coprire il vano di porte e finestre. La loro funzione – ingegnosa perché naturale – è doppia: riparano dalla luce solare ma – per la loro speciale tramatura – rinfrescano l’aria. Se la prima funzione è intuibile all’osservazione, la seconda merita una spiegazione. Grazie alla tessitura forata dei decori lignei, l’aria esterna viene convogliata e direzionata, quindi rinfrescata tramite panni umidi o bacili d’acqua posti alla base della struttura. Disposte ad arte nelle sale del Palazzo, si lasciano ammirare per la bellezza della loro forma e per la semplicità del loro efficace concetto. E sanno rapire l’immaginazione, portandola in soffici eco verso pigri pomeriggi di estate siciliana, immersi in complici sussurri e sensuali risate.

Mashrabiyya nella splendida Zisa
Mashrabiyya ph © Patrizia Grotta

Dove metto l’anfora?

L’ultima, e più sorprendente, fra le curiosità di questa guida ai dettagli della Zisa riguarda delle anfore. Ne trovate molte esposte in varie vetrine nelle sale e magari il vostro sguardo assuefatto ai reperti potrebbe scivolarci sopra. Probabilmente non vi stupirete di questa presenza, pensando che un’anfora è scontata dentro un palazzo destinato a convivi e riposo: dove conservare, altrimenti, il vino per i banchetti? La sorpresa sta proprio qua, invece: nell’utilizzo di queste anfore! Un utilizzo che potrà sembrare anomalo, ma che scopriamo essere stato frequente dall’epoca romana in poi. Curiosi? State provando a tirare a indovinare? Potremmo dirvi di correre alla splendida Zisa per scoprirlo, quindi – se non amate gli spoiler – saltate la lettura delle prossime righe!

Splendida Zisa: anfore
Dove sta l’anfora? ph © Patrizia Grotta

Le anfore ritrovate durante le campagne di restauro nel palazzo, infatti, avevano uno scopo architettonico piuttosto che godereccio. Servivano, incredibile a dirsi, come rinforzi delle volte. Delle volte, sì, degli elementi architettonici che danno profondità ai soffitti, proprio quelli! Gli esemplari in mostra risalgono proprio al periodo della costruzione, sotto Guglielmo I. Si tratta di scarti, ovvero di anfore con difetti di produzione, che per questo venivano impiegate per quest’altro scopo. E si ha la certezza che esse venissero prodotte proprio localmente, in una fabbrica palermitana. Perché, ricordiamolo, la nostra Palermo non era solo vetrina di bellezza, ma anche alacre e incomparabile fucina di creazioni originali e imperiture.

La splendida Zisa: piccoli elementi d’intramontabile fascino ultima modifica: 2020-03-09T11:33:04+01:00 da Patrizia Grotta
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