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Grotte Addaura e Niscemi, le due bellezze preistoriche da salvare

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Le testimonianze degli uomini primitivi, a partire dalla comparsa dell’Homo Sapiens, costituiscono l’eredità più affascinante delle origini della “narrativa” umana. A Palermo, due grotte in particolare, nel cuore di Monte Pellegrino, hanno custodito resti e raffigurazioni rupestri risalenti a circa 20 mila anni fa. La Grotta Niscemi e la Grotta dell’Addaura rappresentano un patrimonio inestimabile da salvaguardare dall’incuria.

Le grotte Addaura e Niscemi nel contest FAI

Per evitare che questi luoghi, messi in pericolo dall’abbandono e dal dissesto geologico di alcuni costoni della montagna, possano restare ancora nascosti e non pienamente visitabili, il comitato cittadino “Salviamo le grotte Addaura e Niscemi” ha iscritto le due grotte all’edizione 2020 de “I luoghi del cuore” promosso dal FAI (Fondo Ambiente Italiano). Il contest promuove tantissime location italiane affinché queste possano ottenere, a votazione conclusa, un finanziamento più o meno cospicuo per il recupero o la riqualificazione del luogo. La votazione si chiuderà il 15 dicembre, ed è possibile votare più di un candidato. Basta un click – qui il link per le grotte – per aiutare la propria città in questa “gara di cuore”.

Grotte Addaura Niscemi

Grotta all’Addaura, il lato costiero

Partendo dall’Addaura (il versante costiero di Monte Pellegrino) è doveroso citare l’interesse per le cavità della montagna risalente già a metà dell’Ottocento. La grande apertura che si affaccia sul mare palermitano contiene differenti cavità di cui le principali sono l’Addaura Grande, la Grotta dei Bovidi (o dell’Antro Nero) e la Grotta delle Incisioni. I primi ritrovamenti paleontologici documentati (Gaetano Giorgio Gemmellaro citato in Monografia degli elefanti fossili di Sicilia, 1867) risalgono al 1866. Si tratta perlopiù di ossa di animali – alcuni anche molto grandi come cervi ed elefanti – e armi in selce o in pietra. Tutti elementi che, dopo la scoperta dei graffiti avvenuta nel 1952, portarono a considerare la zona un piccolo insediamento di cacciatori paleolitici.

Una breve ma completa introduzione alla grotta dell’Addaura l’ha realizzata il comitato cittadino in collaborazione con altre realtà cittadine, in primis il Museo Archeologico Regionale “Antonio Salinas” (di cui fa parte l’intervistata Costanza Polizzi), la Delegazione Fai Palermo,FAI Giovani – Palermo e Valorizziamo l’Addaura che, approfittando delle Giornate europee dell’archeologia, hanno promosso in questo weekend una campagna di informazione sui siti candidati al concorso FAI.

Come giunte a noi le incisioni dell’Addaura?

Frutto del caso, questo è certo. L’ingresso delle profondità della grotta era coperto da un ammasso di pietrame fino agli anni Quaranta. Il passaggio celato dalle rocce disvelò il suo contenuto solo a causa dell’esplosione di un arsenale posizionato all’interno della grotta. Si staccarono porzioni di roccia che misero a nudo le raffigurazioni preistoriche sottostanti. Una volta liberato il passaggio dai detriti, nel 1952, l’allora soprintendente archeologica per la Sicilia occidentale, Jole Bovio Marconi – colei che coordinò la ricostruzione postbellica del Museo Salinas – attivò una squadra di ricerca e studio per le immagini tornate alla luce dopo millenni e millenni di oscurità.

Bellezze non visitabili

Le pareti della Grotta Addaura ospitano incisioni perfettamente leggibili poiché ottimamente esposte alla luce naturale. Le incisioni palermitane sono una delle prime importanti “raccolte” in Europa. Durante gli anni Sessanta si eseguì un faticoso lavoro di pulizia e lucidatura, oltre che la costruzione di una primordiale struttura sospesa per l’osservazione. I graffiti si trovano infatti fra 1,50 e 3,90 metri di altezza dal piano di calpestio.

Grotta Niscemi, il versante interno

L’altra grotta, la Grotta Niscemi (chiamata anche “del Ferraro”), che si affaccia sul parco della Favorita, giunge a noi nel 1932, esplorata nelle sue profondità l’anno successivo da “esploratori”, Mac Donnell e Kirner. Riuscendo ad accedere alla camera più profonda attraverso passaggi davvero angusti e impervi, scoprirono un teschio preistorico e delle ossa di animali, vasi ed altri reperti, oggetti negli anni successivi di studi approfonditi, nonostante parte del materiale sia andato perduto.

I reperti ossei animali, risalenti a circa 15 mila anni fa, appartengono tutti alla estinta fauna quaternaria. Sono ben 268 le conchiglie di molluschi marini. I risultati delle analisi sulle stagioni di raccolta dimostrano che le conchiglie furono raccolte in periodi dell’anno in cui le temperature dell’acqua del mare hanno valori medi e bassi. Quindi parliamo di stagioni come autunno, inverno e primavera. È ipotizzabile quindi che i cacciatori della Grotta Niscemi si dirigessero verso siti collinari dell’entroterra palermitano in estate, e che emigrassero verso ripari vicini al mare durante le stagioni più fredde.

Salvare le grotte per salvare la Preistoria

Anche questa grotta non è visitabile da molto tempo, così come i suoi graffiti raffiguranti cavalli e buoi in “movimento”. È dunque necessario che questi luoghi tornino davvero fra i “luoghi del cuore” di Palermo. Per la loro importanza archeologica e per la loro unicità, sono un’attrattiva da sfruttare. Serve riconsegnare spazi di cultura alla città ma anche accendere i riflettori sulla cura dei fronti rocciosi, bisognosi di decisi interventi di messa in sicurezza. Non resta che votare per ridare speranza alle grotte.

Grotte Addaura e Niscemi, le due bellezze preistoriche da salvare ultima modifica: 2020-06-30T11:53:19+02:00 da Daniele Monteleone
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