MONUMENTI STORIA

Gibellina a oltre mezzo secolo di distanza: la faticosa rinascita

Nuova Gibellina

L’insegnamento machiavelliano (dagli scritti di Cicerone) Historia magistra vitae racconta sostanzialmente che la storia è «maestra di vita» presente e futura. Ed è quello che si percepisce a Gibellina attraverso il suo percorso di “rigenerazione” ricco non solo di storia ma di storie. Quelle delle persone comuni, di uomini e donne che hanno dovuto cedere ad artisti e monumenti l’arduo compito di tramandare la memoria di un evento catastrofico come il terremoto del Belice del 1968.

Gibellina, tentativo di rinascita

Attraverso istallazioni, sculture, immagini e suoni ritornano in noi i momenti più tragici di una comunità ritrovatasi senza la propria culla, ma soprattutto senza la propria identità. La ricostruzione di Gibellina ha ridato nei decenni successivi al sisma un posto dove vivere ai tanti rimasti senza casa. Ha anche alloggiato degli “stranieri” in un luogo nuovo che non gli appartiene. Si tratta di luoghi che testimoniano un cambiamento repentino in preda al bisogno di ridare un ambiente vivibile ai terremotati. Tappezzato di interventi artistici di esponenti contemporanei provenienti da tutto il mondo, un arlecchinesco miscuglio di forme e stili rappresenta, nel bene e nel male, la città nuova.

La Valle del Belice cambiata per sempre

Dal 14 gennaio 1968 la Valle del Belice non sarebbe stata più la stessa. Violentissime scosse sconvolgono i paesi che poggiano sulle colline, distruggendo larga parte delle strutture presenti. Si contano centinaia di vittime, migliaia di feriti e decine di migliaia di sfollati su tutto un territorio che si estende tra le province di Trapani, Palermo e Agrigento. Quasi completamente crollati sono i comuni di SalaparutaSanta Ninfa e Montevago. Un altro tra i comuni maggiormente colpiti è Gibellina, quasi totalmente cancellato dalle diverse scosse – due in particolare, tra le 2 e le 3 di notte – che hanno causato, letteralmente, lo sbriciolarsi delle abitazioni in tufo. A Gibellina c’era la neve. Nonostante le forti scosse già verificatesi nel giorno, per il freddo in molti avevano preferito rintanarsi dentro, ritenendo il peggio ormai passato. Così non fu.

Il cretto – Alberto Burri

Oggi, su questo territorio devastato dall’impeto naturale, poggia una gigantesca opera d’arte, la più vasta opera di land art del mondo: “Il cretto” di Alberto Burri, realizzato tra il 1984 e il 1989. Al posto delle palazzine pericolanti o giacenti in pezzi al suolo della vecchia Gibellina è stata stabilita questa distesa di cemento labirintica.

L’incomprensione con gli abitanti

Non capita a pieno dai gibellinesi, i quali non hanno apprezzato l’opera, l’opera di Burri rappresenta la costruzione di un monumento alla memoria di ciò che è accaduto in quel preciso fazzoletto di terra nel Belice. Un luogo scelto dallo stesso Burri che non intendeva aggiungersi alle numerose maestranze internazionali che arricchivano la ricostruzione del paese a 20 chilometri di distanza. L’artista volle ricompattare tutte le macerie di Gibellina e farne un gigantesco simbolo, ripercorrendo le vie e i vicoli della vecchia città, «così che resti perenne ricordo di quest’avvenimento» come disse all’epoca.

Le nuove strutture museali a Gibellina

Spostandoci al Baglio Di Stefano, nel comune di Nuova Gibellina, si trova il Museo delle Trame Mediterranee, antica casa baronale restaurata e utilizzata per l’esposizione di numerose opere d’arte. La struttura del Museo è inoltre la sede dell’Istituto di Alta Cultura Fondazione Orestiadi, che per la costituzione di questo prestigioso progetto ha ricevuto il premio ICOM Italia “Museo dell’anno” nel 2011, come miglior esempio di mediazione culturale. In questo inedito complesso espositivo troviamo opere di artisti come BoettiPaladinoCagliTurcatoSchifano, Guttuso e molti altri in una collezione che nel tempo ha accresciuto la sua quantità e il suo spessore artistico grazie anche alle donazioni.

Spazi esterni del Museo delle Trame Mediterranee

Il Museo fu istituito nel 1996 da Ludovico Corrao, sindaco di Gibellina che si prodigò per la ricostruzione della città nuova e per l’arricchimento di questa. Proprio questa coesistenza di idee e progetti totalmente diversi ha dato un carattere ambiguo alla Nuova Gibellina che risulta estremamente interessante da visitare ma allo stesso tempo enigmatica.

Montagna di sale – Mimmo Paladino

Dalla Chiesa Madre disegnata da Ludovico Quaroni, sormontata da una gigantesca sfera bianca di cemento, all’edificio denominato Meeting, di Pietro Consagra l’atmosfera resta geometricamente fredda. Non passano inosservati gli elementi scenografici teatrali appartenenti a Edipo Re, sempre del Consagra, posti sulla piazza antistante al Municipio dove sono presenti ceramiche decorative di Carla Accardi. Qui s’innalza anche la Torre Civica, chiamata anche Orologio, ideata da Alessandro Mendini. La torre alta dodici metri irradiava nell’aria i suoni della folla cittadina, opportunamente elaborati al computer in un concerto di voci (urla di bambini, lamenti di ogni tipo, ecc), tramite dei grossi megafoni posti al vertice.

Il laboratorio d’arte “en plein air”

Gibellina rappresenta una rinascita da un evento terribile come un potentissimo sisma, ma anche un laboratorio artistico all’aperto che nonostante ogni tipo di contributo estetico sembra costantemente incompleto. È una grande scuola d’arte che è possibile frequentare camminando semplicemente tra le strade e le piazze. È anche una vasta galleria di arte contemporanea al quale manca la partecipazione del suo miglior pubblico: i gibellinesi. L’assenza di manutenzione per le numerose strutture ha ridato un’immagine di deterioramento a una comunità che non ha mai dimenticato le rovine della città vecchia.

Un percorso che racconta “rigenerazione”

Questo percorso tra decostruzione e ricostruzione nel “Sicilian Museum” è un viaggio istruttivo e carico di emotività, utile non solo a conoscere i maestri che hanno dato il proprio apporto alla grande opera-città. Gibellina educa alla memoria senza tralasciare la volontà di andare avanti, ricorda i morti costruendo realtà per i vivi. Trascina l’ospite in un mondo apparentemente incomprensibile ma di colpo profondamente evidente. Il disastro toglie tutto ma non la creatività, l’unico soffio rigeneratore che contraddistingue l’umano vivere.

Fotografie di Ester Di Bona

Daniele Monteleone

Autore: Daniele Monteleone

Direttore di itPalermo – Classe 1992. Scrivo di tutto, quasi da sempre. Molti mi dicono che parlo tantissimo, troppo. Quando sto zitto? Quando c’è lei, la musica: passione irrinunciabile che mi segue ovunque vado, mentre lavoro, mentre vivo. Quando urlo? Sempre, ma soprattutto quando si parla di politica.
Gibellina a oltre mezzo secolo di distanza: la faticosa rinascita ultima modifica: 2020-01-14T15:59:08+01:00 da Daniele Monteleone

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