I PALERMITANI RACCONTANO PALERMO

itPalermo

CULTURA STORIA

Colera a Palermo: gli errori e l’ecatombe del 1837

1856 Motepellegrino Palermo Bygeorgelbrown Mfaboston

Palermo conobbe il dramma del colera, malattia che iniziò a mietere vittime dalla prima metà del XIX secolo e che sconvolse mezzo pianeta in ben sei diverse pandemie nel corso del secolo. Le sue ondate, tipiche di diverse epidemie e pandemie, ebbero diverse e più pericolose intensità in base a guerre, dislocamento delle truppe, tratte commerciali per terra e per mare. Si può dire che non si arrestavano quasi mai del tutto.

Colera: cosa, dove, quando

Diffusasi come patologia endemica dell’area indiana, il colera – chiamato anche “morbo asiatico” – è una gravissima infezione batterica che colpisce l’intestino e che ha luogo soprattutto in condizioni di scarsissima igiene e pulizia dell’ambiente. Ancora oggi è diffuso nel mondo e provoca migliaia di vittime ogni anno nei paesi che patiscono ancora condizioni di estrema povertà e un perseverante disagio sociosanitario: in poche parole, il colera uccide ancora in quelle zone del pianeta che sono ancora colpevolmente abbandonate.

L’epidemia di colera che sconvolse l’Europa

Il XIX secolo ha conosciuto più episodi epidemici aggressivi capaci di causare milioni di morti in tutto il continente europeo. Il colera avanzò lentamente, anno dopo anno, attraverso il Medio Oriente, la Russia, l’Europa dell’Est. Arrivò lungo le coste del Mediterraneo e dunque in Italia nel 1836, colpendo per prime le città prossime ai confini francesi. Dalla Francia alla Liguria, e quindi Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, fino in Campania e poi Sicilia, quest’ultima raggiunta nel 1837 dove «nulla era a temere».

Scuola Siciliana Secolo Xix Veduta Del Golfo Di Palermo Con Pescatori Dipinto Ad Olio Su Carta
Paesaggio palermitano con pescatore (XIX sec.)

Palermo ai tempi del colera

A Palermo il cordone sanitario che veniva garantito da diversi anni (dal 1831) e che fu disposto dall’allora pretore Pietro Lanza Principe di Scordia, fu soppresso nel 1835 con l’illusione che il pericolo colera – imperversante però in Europa – fosse scampato. Le speranze furono disattese: il colera aveva raggiunto la Pianura Padana. Il primo di aprile del 1837, con un’ordinanza del Magistero supremo di sanità, furono disimpegnati gli addetti – che erano stati attivati in via precauzionale – alla custodia dei lazzaretti, alla pulizia delle pozze d’acqua e al controllo della quarantena. Non era un pesce d’aprile, era un errore, un peccato di presunzioneche sarebbe stato pagato carissimo.

Dal porto alla città: il male si diffonde

Il 7 giugno due guardie sanitarie – due marinai – morirono di colera, «i loro nomi, Mancini e Tagliavia, sono tramandati alla posterità come i primi fattori di una grande sventura sociale». L’ispezione medica della dissezione dei cadaveri era una pietra tombale pronta a cadere sulla testa di migliaia di palermitani. Solo in quel momento, col sopraggiungere di altre morti nel quartiere della Kalsa, ci si accorse che alcuni soggetti sani con cui avevano avuto contatti i due addetti portuali deceduti, erano ormai sfuggiti all’isolamento. «Il male era penetrato».

Colera 1

Nel testo di Francesco Maggiore Perni Palermo e le sue grandi epidemie (Stabilimento tipografico Virzì, 1894) si racconta che «nella està del 1837 [il colera, ndr.] invadeva la Sicilia, consumandovi stragi inaudite, specialmente in Palermo, ove perivano oltre 24.000 abitanti sopra una popolazione che di poco sorpassava i 150.000». Nell’intera Regione, negli anni della prima epidemia di colera, morirono circa 70 mila persone: è evidente come quella che si consumò nel palermitano fu la situazione più critica nell’Isola.

Dall’ecatombe al crollo dei decessi

Luglio 1837 fu l’apice del disastro, morirono oltre ventimila persone in poche settimane: «Tanto eccidio in soli 10 giorni non erasi mai letto; non vi fu individuo che non fosse colpito del male, non famiglia che non avesse i suoi morti; e le vittime per più di otto dì rasentarono i 2000 per giorno. I cittadini cadevano come fulminati». L’11 ottobre si celebrò una messa che decretava la fine delle “ostilità”: il colera era sconfitto, ma più sconfitta era una comunità, quella palermitana, letteralmente dilaniata da un male che non conosceva distinzioni di sesso, età e costituzione fisica.

L’odio ne uccide sempre di più

Il veleno della paura e dell’odio però miete il maggior numero di vittime. In alcune città siciliane come Catania, Messina e Siracusa si era rafforzata la credenza che il colera fosse «un veleno propinato dal governo». A tal punto era potente quest’idea che i movimenti di protesta, in quegli anni carichi di tensioni sociali – siamo a pochi anni dall’Unità d’Italia –, si tradussero in avvenimenti di aperta rivoluzione. L’occupazione di sedi istituzionali e il controllo militare dei rivoltosi portò a efferati eccidi contro cittadini innocenti, creduti anch’essi avvelenatori. Lo scoppio del colera fu anzi alimentato dalle traversate di soldati ribelli che, rompendo i cordoni sanitari, e sotto il pretesto di ristabilire l’ordine sociale, andavano “in missione” presso altre comunità in giro per l’Isola.

4595003788 95c04477d9 B
“Rivoluzione di Messina in occasione del Colera de 1837”.
Fondo Antiguo de la Biblioteca de la Universidad de Sevilla

I tragici ritorni del colera

Le altre ondate, meno poderose ma altrettanto tragiche, sfiancarono la Sicilia ancora per molti anni. Altre truppe, quelle austriache, diffusero nuovamente il colera nel Nord Italia all’indomani dei moti quarantottini. Nel 1854 la seconda ondata – che stavolta colpì duramente la città di Messina, scampata però all’epidemia del 1837 – uccise 27 mila persone in tutta la Sicilia. Fra il 1867 e il 1868si affrontò una tristemente memorabile mortalità da colera: si calcola che in soli due anni la terza ondata di colera uccise circa 150 mila persone in tutto il Regno “lasciando” la Penisola solamente nel gennaio del 1868, e lasciando sul terreno anche 60 mila morti nella sola Sicilia (di cui circa 8 mila a Palermo). Passarono quasi vent’anni e altre 3 mila persone dovettero perdere la vita a Palermo, a fronte delle 5 mila nazionali dello stesso anno (1885), e di nuovo a causa dell’incuria amministrativa.

Colera a Palermo: gli errori e l’ecatombe del 1837 ultima modifica: 2020-05-02T14:30:07+02:00 da Daniele Monteleone
To Top